L’Esquilino raccontato da Le Petit Journal

Esqui

Che il rione Esquilino abbia una serie di problemi, è innegabili: alcuni sono storici, legati alla sua natura eccentrica rispetto al resto del Centro Storico, che lo ha reso una sorta di cenerentola nella distribuzione degli investimenti da parte del Campidoglio, che restano comunque superiori a quelli mediamente destinati alle periferie.

Altri dipendono da processi storici, come lo spopolamento, il mutamento della distribuzione del commercio romano, la ridefinizione della propria base economica.

Altri ancora sono più recenti, legati al collasso del welfare in Italia e l’inadeguatezza della sua politica a gestire i grandi mutamenti di questi anni… A questo si è sovrapposta una gentrificazione più o meno spinta, a seconda delle zone del rione, che da una parte ha cancellato la memoria storica, sostituendola con una versione mitica e idilliaca, dall’altra ha cambiato le aspettative degli abitanti.

Si è creato qund uno iato, comprensibile e giustificato, tra il desiderio di vivere una zona fighetta e la realtà di un’area popolare e caotica.

Iato che, in parecchi abitanti, crea la falsa percezione, amplificata da media, per la vecchia legge che il degrado fa più audience della bellezza, di vivere in una sorta di dipartimento Senna-Saint-Denis italiano…

Il che è abbastanza campato in aria, sia per differenze sociologiche ed economiche, l’origine dei problemi di quelle banlieu è nella povertà e nella disoccupazione, non nell’immigrazione e nella religione, sia perchè ignora la vera ricchezza dell’Esquilino, il tessuto di reti sociali che pervadono il suo spazio urbano e che sotto tanti aspetti, lo rendono un laboratorio artistico e culturale.

Peculiarità che è stata raccontata dalla giornalista Emma Granier, per Le Petit Journal… Insomma, come spesso capita, sono gli altri a indicarci la strada per capire ciò che siamo

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