Decorismo e lavoratori di ACI Informatica

ACI

Molti mi accusano di esagerare, quando parlo dell’ideologia del decoro, che è qualcosa di ben diverso, dal desiderare le strade pulite, servizi efficienti e l’impegno contro la microcriminalità: è il volere consapevolmente ridurre la crisi economica e sociale alla banale pulizia delle strade, equiparano i poveri ai rifiuti.

Un’azione semantica, analoga a quella compiuta dal Fascismo negli anni Trenta, per giustificare gli scempi urbanistici e la deportazione delle classi popolari del Centro Storico nelle new town delle periferie, dove il regime poteva controllarle e ghettizzarle meglio, che trasforma un problema concreto, legato al fallimento del nostro welfare, in una discussione astratta, che muta le priorità delle persone.

Ideologia che si sta radicando nel Centro Storico e sui cui si sono costruite delle carriere politiche, che è effetto della gentrificazione e del desiderio dei radical chic di desertificare lo spazio urbano in cui vivono, perché, per citare un mio conoscente, questi

hanno una visione di città ostile ai suoi stessi abitanti e più interessata alla mobilità delle merci (inclusa la “merce umana”, intesa come forza lavoro). Qualsiasi cosa pur di allontanare i poveri e impedirgli di ricordarci, con la loro sola esistenza, le diseguaglianze sociali che l’economia porta e rovinare l’aspettativa estetica della città totalitaria, tenuta come una bomboniera perché sia “valorizzata” e produttiva.

L’ultimo esempio di questa inversione di valori è nella vicenda dei lavoratori di ACI Informatica, complessa e contorta, su cui, ammetto, sono poco documentato e ho le idee poco chiare…  L’unico punto fermo è che seicento persone rischiano di finire in mezzo alla strada.

Ora dato che nella società dello spettacolo, se non finisci sui media, non esisti,  e il gap tra i padroni del vapore, che condizionano le notizie o con il possesso o con le commesse pubblicitarie, e i proletari è sempre più ampio, i lavoratori di Aci Informatica, per cercare di avere non dico la visibilità di Alitalia, ma un minimo di attenzione, sono ricorsi a un metodo alquanto antiquato e ormai fuori dal comune, nel mondo del virtuale…

Hanno infatti riempito Piazza Vittorio di manifesti, in cui evidenziano la paura di essere licenziati, conseguenza della nuova riforma del PRA.

Tentativo che però ha avuto un effetto imprevisto: su Facebook, nei vari gruppi dedicati all’Esquilino, il commento predominante non è stato la solidarietà ai lavoratori e l’attenzione al loro dramma umano, ma

“Brutti zozzoni che imbrattate tutto”

La cosa che più mi ha sorpreso è come un’ex politicante di Sinistra, che dovrebbe essere dalla parte degli ultimi, sia stata una delle più feroci, nel criticare l’azione di rischiava il posto di lavoro…

E continuo a dire che una società che antepone agli uomini i muri, è una società malata, le cui storture, invece che assecondate, devono essere combattute.

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