Chi s’ è arrubbata ‘a monnezza de Roma ?

Malagrotta

Mettiamola così: qualche giorno fa, tornando da lavoro, scherzavo senza ritegno con il buon Massimo Bruno, romanziere e grande esperto di fumetti.. A un certo punto, mi ha lanciato l’idea di buttar giù un raccontino, di urban fantasy, o come diavolo si chiama, il cui punto di partenza era la scomparsa dell’immondizia da Roma.

Da sciroccato quale sono, ho accettato la sfida: ne è venuto fuori uno schizzo, non mi azzardo a chiamarlo racconto, di cui oggi pubblicherò la prima puntata.

Schizzo, ambientato all’Esquilino, in cui mi sono divertito a fare un poco di satira e a riprendere a raccontare i mazzamurelli, qui la colpa è di Alessandro Forlani, che me li ha fatti ritornare in mente, ma essendo io un giullare, invece che uno scrittore, io miei si limitano a fare i buffoni e un personaggio di Lithica, di cui vorrei, in futuro riprendere le vicissitudini…

Insomma spero che oggi e nei prossimi giorni vi divertiate a leggere queste righe, per lo meno quanto io mi sono divertito a scriverle

Parte I

Non avevo dormito bene.  A un certo punto della notte, avevo avuto anche l’impressione di sentire rumori e cigolii provenire dalla cucina.  Pensando a una paracusia, ogni tanto ne soffro nel dormiveglia, mi rimisi sotto le coperte. D’altra parte, non che ci fosse tanto da rubare, nel mio bilocale.

Mentre mi tagliavo la barba, ebbi un’illuminazione. La sera prima, avevo avuto a cena Giacomo:  per fare bella figura, avevo cucinato scorfano con i pomodorini e cannolicchi gratinati, e come mio solito, mi ero scordato di buttare la capatura del pesce.

Turandomi il naso, immaginando il fetore che avrei trovato, mi recai un cucina, per tentare di mangiare qualcosa per colazione. Rimasi sorpreso: non c’era alcuna puzza.  Non ero raffreddato e grazie al cielo, tra i tanti disturbi di salute di cui soffro, non vi è l’asnomia.

Guardai la pattumiera: era vuota. Rimasi perplesso…   Avevo bevuto solo un paio di birre e un bicchiere di vinsanto…  Insomma, non potevo essere così ubriaco, da non ricordarmi di aver buttato l’immondizia nel secchione.

Alla fine, decisi di non rimuginare troppo: era successo e basta…  Solo che il mistero mi aveva fatto passare l’appetito.

Così mi vestii in fretta e furia, per correre al lavoro: l’ufficio del personale da un paio di settimane ci stava facendo stalking con mail minatorie, per ricordarci che, nonostante la flessibilità d’orario, prevista da contratto, dovevamo timbrare l’ingresso entro le otto e mezza. Avevamo provato ad accennare una minima protesta, ma i sindacati, in altre faccende affaccendati, avevano fatto i vaghi. Come era cambiato il mondo, negli ultimi anni… Nessuno aveva più la voglia di scioperare o manifestare per i diritti dei lavoratori e se qualcuno osava provarci, veniva accusato di disturbo della quiete pubblica.

Quando scesi in strada, a Viale Manzoni, rimasi però perplesso da un capannello di persone accanto ai secchioni.  Incuriosito, immaginando chissà quale misfatto compiuto dall’AMA, mi avvicinai; come tutti i presenti, rimasi a bocca aperta dinanzi all’unica cosa che non mi sarei mai aspettato. I cassonetti erano vuoti e tirati a lucido:  avevano un profumo antico,  di muschio bianco, come l’arbre magique che mio nonno metteva nella sua Giulia.

A quanto pare, le proteste dei vari comitati, per un Esquilino più pulito, stavano avendo effetto. Andai alla macchina, incrociando altri due secchioni, conciati allo stesso modo.  Durante il viaggio, percorrendo la Cristoforo Colombo a trenta all’ora,  accesi l’autoradio, per vincere la noia ed evitare di addormentarmi di nuovo.

Così scoprii come il tema di discussione principale delle varie trasmissioni delle radio locali non fosse il degrado della città o la campagna acquisti della Roma e della Lazio, ma l’improvvisa e inaspettata scomparsa della monnezza. Un ex Presidente del Consiglio, intervistato, aveva detto come fosse tutto merito delle sue magliette gialle.

La sindaca di Roma aveva ribattuto con una conferenza stampa, in un orario antelucano, evidenziando come tale scomparsa fosse il primo risultato della strategia del Movimento di  Zero Wast; ai giornalisti che chiedevano maggiori delucidazioni, rispose ammiccando e facendo l’occhiolino.

All’improvviso, il dibattito che stavo ascoltando, tra un colto sociologo che sosteneva il reddito universale di cittadinanza e un non ben identificato intellettuale, il cui principale merito era stato di scrivere a quattro mani un mattone, spacciandolo per romanzo storico d’avanguardia,  fu interrotto da un’edizione straordinaria del telegiornale.

La discarica di Malagrotta era scomparsa nel nulla e al suo posto, era comparso un lago azzurro, come quelli delle fiabe.

Continua 

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2 thoughts on “Chi s’ è arrubbata ‘a monnezza de Roma ?

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