Il Papa Re e i vaccini

monaldo

Una battuta che mi piace sempre fare è:

“La Storia certo non si ripete, ma chi non la studia è condannato a replicare sempre gli stessi errori”

Frase che, sembra strano, può essere applicata anche alla polemica relativa alla legge sui vaccini: proviamo a tornare indietro di due secoli, ai tempi del Papa Re…

Il racconto comincia un personaggio alquanto originale: Monaldo Leopardi. Chi si appisolava alle lezioni di letteratura italiana alle Superiori, forse si ricorda del papà di Giacomo, descritto come biblofilo codino, incapace di gestire le finanze famigliari.

Ritratto corretto, ma parziale; i professori d’italiano spesso dimenticano di raccontare l’altro lato della sua personalità: un esaltato , quasi futurista, sostenitore della tecnologia e delle sue applicazioni concrete.

Voleva riempire lo Stato Pontificio di ferrovie e macchine a vapore, costrinse a nerbate sul sedere i suoi contadini a coltivare le patate e la canapa e fu un’innovatore nel campo della sanità pubblica

Saputo nel 1802 della scoperta di Jenner, dopo uno scambio epistolare con lo scienziato, si fece mandare da Milano un campione del vaccino contro il vaiolo, lo inoculò ai suoi tre
piccoli, Giacomo di quattro anni, Carlo di tre e Paolina di due, usati   in pratica come cavie, tenendo traccia nei suoi appunti dei risultati dell’esperimento.

Visto l’esito positivo, costrinse a vaccinarsi l’intera Recanati e fece opera di lobbiyng presso il Papa Re, affinchè tale profilassi fosse resa obbligatoria. Tanto ruppe le scatole, che il 20 giugno 1822 Pio VII emise un decretale che accoglieva le richieste di Monaldo.

Per fare un esempio, il Regno di Sardegna prese un provvedimento analogo solo nel 1859. Però, per motivi diversi, l’obbligatorietà della vaccinazione non fu gradita a un variegato schieramento politico, che andava dal Cardinal Rivarola ai carbonari.

E per abolirla, il popolino fu sobillato con una serie di voci infondate, basati su presunti studi di scienziati prussiani e inglesi: che il vaccino favorisse la diffusione del colera, che rendesse tardi di mente e impotenti.

Tanto fu la campagna stampa e le relative proteste, che Leone XII, il 15 settembre 1824, tolse tale obbligo, specificando però

Rimane obbligo a Medici e Chirurgi condotti di eseguirla gratuitamente [la vaccinazione antivaiolosa], a quanti vogliano prevalersene, essendo questa la cura ed il preservativo di una malattia alla quale, come a tutte le altre, essi hanno l’obbligo di riparare

Essendo gli italiani quelli che sono, nonostante fosse gratis, per le chiacchiere sulla pericolosità della vaccinazione, i popolani se ne tennero ben lontani: così caddero come mosche nelle epidemie del 1828 e del 1835…

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