Chi s’ è arrubbata ‘a monnezza de Roma ? (Parte III)

 

La potenza dei miti è nella capacità di veicolare messaggi differenti e opposti, a secondo di chi li narra e li ascolta, percéè parlano all’eterno bambino nascosto nel cuore di ognuno, alle sue paure, ai suoi sogni e ai suoi stupori.

Per questo i cari mazzamurelli, trascrizione cristiana dei Lari, che nell’Urbe divennero una paradoia di una chiesa troppo invadente, per scrittori più dotati e famosi del sottoscritto sono uno strumento per mostrare il terrore e il mistero nascosti dietro un’apparente normalità

Il sottoscritto, nella sua aurea mediocrità, si limita a pensarla come Cecchi

il mazzamurello con i suoi capricci e le sue monellerie, non è che un travestimento comico dello spirito cosmico

Parte III

Me ne ero quasi scordato, dei deliri di zia Olga, quando una sera, dopo la solita cena con Giacomo, mi scordai una bottiglia aperta e smezzata di susumaniello sul tavolo…   Così, in piena notte, fui svegliato da una vocina acuta e stonata, che, inframmezzando tutto con colossali rutti, cantava

Passava ‘n giorno un frate, e ‘na regazza

J’annette a domannà si che ora era;

Ma er frate dritto, che capì la guazza,

De botto j’arispose a ‘sta magnera:

“Si ‘sta tunica de pezza

Fusse bronzo, che bellezza:

A bella mora,

Adesso sentiressi sbatte l’ora!

A bella mora,

Adesso sentiressi sbatte l’ora!

Rischiai un coccolone per la paura. Volevo nascondermi sotto le coperte, però, dopo un poco, mi venne un dubbio. Per quanto potessi essere vigliacco, di certo non dovevo avere timore di un ladruncolo, che era evidente fosse ubriaco come una zucca.

Per cui mio presi coraggio, mi infilai le ciabatte e la vestaglia e in silenzio, quatto quatto, andai in corridoio; mi avvicinai alla libreria, a tentoni,  trovai e presi il tomo più voluminoso: era una copia de Il Capitale di Karl Marx. L’avevo comprato ai tempi dell’Università, per fare colpo su una tipa che distribuiva il giornale Lotta Comunista. Tentativo vano, dopo pochi mesi si fidanzò con un pariolino, il cui papà era deputato per il partito delle finte liberalizzazioni.

Rassicurato dall’avere questo librone tra le mani, mi recai in cucina, per tirarlo in capo al ladro disturbatore del mio sonno; in caso di danni gravi, mi sarei appellato al fatto che la colluttazione, senza ombra di dubbio, fosse avvenuta dopo il tramonto.

Così, mi fui prossimo al secondo infarto della nottata: dinanzi a me, seduto sopra il sacco dell’immondizia e abbracciato alla bottiglia di vino, vi era un fraticello, bassino, mi arrivava al ginocchio, con il viso tanto raggrinzito da somigliare a una prugna secca e con in capo un tricorno di un rosso cardinalizio. Per accertarmi che non fosse un’illusione, attirare la sua attenzione e farlo smette di cantare, gli lanciai Il Capitale, prendendolo in pieno e facendogli cadere il cappello.

Il tipino tacque di colpo e cominciò a piangere con dei lacrimoni che avrebbero riempito il sottovaso dei miei peperoncini.

Mi venne istintivo porgergli un fazzoletto di carta

“Su, su coso, dai non fare così… Scusami, non volevo”.

L’esseruccio prese il fazzoletto, si soffiò il naso in maniera alquanto rumorosa, rischiando di svegliare l’intera Viale Manzoni, e assunse un’espressione offesa, puntandomi con il suo indice.

“Screanzato ! Ma che modi sono questi ! Non si tratta così un onesto lavoratore !”.

Mi grattai la fronte.

“Ehm, lavoratore…”.

“Sì, addetto 123213 alla sostenibilità ambientale, per servirla…”.

“Fammi capire, sei al servizio dell’AMA ? Ti passa lo stipendio la sindaca ?”.

Il suo sguardo mi fece sentire un idiota…  D’altra parte, non che sino a quel momenti mi stessi comportando in maniera intelligente, ma alle tre di mattina, non è che potessi fare di meglio.

“AMA? No, di messere Ballardo, Arcibasileus della magia, Iipparca delle truppe vaporose e Gran Catapano a ingranaggi  !!! Che poi,  di eventuali accordi con i vostri governanti, non sono mica tenuto a saperlo”.

Provai a fare mente locale…  A cena avevo solo mangiato, bevuto il giusto e non fumato sostanze strane…  Mi diedi un paio di pizzichi. Ero sveglio… Possibile che Giacomo mi avesse fatto qualche scherzo cretino, infilandomi nel piatto una di quelle nuove droghe sintetiche ? O se invece avessi esagerato con la noce moscata ?

“Tu non esisti !” –  gridai a squarciagola, attirandomi così il perenne odio dei vicini.

Per tutta risposta, il piccoletto mi tirò un nocciolo di pesca,  forse per vendicarsi della mia precedente iniziativa e prendendomi in piena fronte, commentò

“Non esisterai tu e tutti quelli della tribù tua… Ma come ti permetti ! Io non esisto ! Sei proprio uno screanzato. A proposito, potrei riavere il mio cappello ? Mi sento nudo, senza… Oppure vuoi dell’oro, in cambio ? Oro buono, mica quella fregatura che appioppano i nostri cugini irlandesi”.

Raccolsi il tricorno a terra e glielo porsi.  Il coso si sbrigò a rimetterselo in testa con fare altezzoso, si gonfiò il petto e guardò con curiosità la mia arma impropria. Con fatica, sollevò Il Capitale e con tanta, tanta cautela, cominciò  a sfogliarlo, per leggere ad alta voce

La ricchezza delle società, nelle quali predomina il modo di produzione capitalistico, si presenta come una «immensa raccolta di merci» e la singola merce appare come sua forma elementare. Quindi iniziamo la nostra indagine con l’analisi della merce.

“Cos’è ? Un giallo ? E’ interessante?”.

All’improvviso, feci due più due ed ebbi un’illuminazione.

“Saresti un mazzamurello, vero ?”.

“No, una giraffa… Ma certo che sei proprio scemo ! Che altro potrei essere ?”.

“Un addetto alla sostenibilità ambientale ?”.

“Ma ti si è incantato il cervello ? Prendo la tua immondizia, perché Baillardo, da grande alchimista  che è, la deve utilizzare per il suo Magnum Opus, seguendo i dettami scritti nella Porta Alchemica da Massimiliano Savelli Palombara … A proposito, sai che ore sono ?”.

Guardai l’orologio.

“Le tre e ventisette…”.

Il mazzamurello cominciò a saltare come un canguro, sbraitando

“Poffare poffarissimo! È tardi! È tardi!”.

Cercai di calmarlo.

“Abbassa la voce, sveglierai tutto il vicinato… E al piano di sopra abita una vedova acida e isterica…  Non voglio una sua scenata, domani mattina”.

Il folletto cominciò a girare su se stesso, come una trottola.

“Sono in ritardo! In arciritardissimo!”.

E sulla parete della mia cucina, tra il lavello e i fornelli, si aprì un portale luminoso. Il mazzamurello vi si tuffò e io, da imbecille quale sono, gli corsi dietro.

Continua

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2 thoughts on “Chi s’ è arrubbata ‘a monnezza de Roma ? (Parte III)

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