Chi s’ è arrubbata ‘a monnezza de Roma ? (Parte IV)

Devo confessare che un rapporto conflittuale con i personaggi dei miei romanzi: appena scritta l’ultima riga, me ne vorrei liberare, buttarli in una discarica e non averne più a nulla a che fare…

Poi spesso tornano nei miei sogni e sono costretto a ripensarci: così mi accorgo che hanno ancora molto da dire: così, come un povero schiavo in balia delle paturnie di un padrone esigente, sono costretto a dare loro di nuovo voce…

Stavolta è il turno di un personaggio di Lithica, la cui ispirazione mi è nata da un paio di canzoni: l’Uomo nell’Alto Castello dei Modena City Ramblers e Bisanzio di Guccini…

 

Beh, bando alle ciance ed ecco a voi la quarta parte del racconto…

Parte IV

All’improvviso, mi ritrovai sui bastioni di un alto castello, con accanto il folletto vestito da prete, che mi fece un ghigno

“Devo andare, devo andare”.

E si buttò giù dai merli, con Il Capitale stretto sul petto, a fargli da zavorra.  Rimasi con un palmo di naso.  Non sapendo cosa fare,  mi affacciai.  Lo spettacolo era inquietante: un valle piena piena di mondezza, di ogni genere e risma, con migliaia di mazzamurelli che saltavano, scavavano, trituravano, trascinando strani macchinari a vapore. Il tutto cantando  a pieni polmoni l’intera discografia der Califfo, e questo non mi dispiaceva, e ahimè dei Ricchi e Poveri.

Come risultato, una cacofonia quantistica di urla, stridii, di tutto il resto è noia e di mamma mamma mamma Maria mamma…   All’improvviso, il silenzio: si alzarono dai cumuli di mondezza delle colonne di fuoco bianco, rosso e nero, senza che si vedesse del fumo.

Così come erano arrivate, le colonne di fuoco scomparvero; ricominciò così la tortura per le mie povere orecchie.

Mi allontanai dagli spalti e senza preavviso mi trovai davanti un vecchio, dai capelli bianchi e con rughe accentuate rughe d’espressione: indossava un completo blu elettrico, che sembrava essere uscito da qualche romanzo vittoriano, comprensivo di cilindro, monocolo e un paio di baffetti arricciati. Anche se non mi sembrava ne avesse bisogno, era dritto come un fuso, si appoggiava a un bastone da passeggio di canna di bambù, con l’impugnatura decorata con una testa d’aquila a scacchi.

Sì inchinò con eleganza e con vigore, mi fece segno di seguirlo. Sia per l’aspetto rassicurante, uno psicopatico non credo vestirebbe mai come un dandy, sia perché volevo tornare quanto prima nella mia cucina, lo assecondai senza problemi.

Entrammo in salone, che non sarebbe sfigurato in una poesia di Gozzano: la carta da parati a fiori, i mobili stile impero,  un Loreto impagliato ed il busto d’Alfieri e di Napoleone I e fiori secchi  in cornice.  In una teca, vi era una maschera, che dava l’aria di essere un qualche reperto archeologico, tutta ricoperta di conchiglie. Un grammofono continuava a suonare

Maramao perché sei morto

 Il vecchio si sedette e mi scrutò.

“Mi scuso per i mazzamurelli…  Purtroppo sono convinti di essere alquanto intonati, nonostante l’evidenza dei fatti. Ma che fa in piedi ? Si sieda”.

Benché il tono fosse gentile, ebbi come la sensazione che due mani invisibili mi prendessero e mi trascinassero a forza sulla poltrona.

“Chi è lei ?”.

“Qui mi faccio chiamare Baillardo, ma ho cambiato talmente tanti di quei nomi, da non dargli più peso… Stat Roma pristina nomine, nomina nuda tenemus”.

“Il grande mago!”.

Il vecchietto schioccò le dita: davanti a me apparve un vassoio pieno di bon bon e con un calice dotato di coppa di misura ridotta, piena di un liquido paglierino.

“Sì, senza falsa modestia, anche se preferisco il titolo di Ierofante…  Per servirla…  Su, su favorisca pure, non  voglio certo avvelenarla… I sampietrini li ho presi da Fassi e il bicchiere è pieno di Zibibbo, quello buono, non la mondezza che vendono al supermercato”.

“ A proposito di mondezza,  Opus  Magnum ? Ma che vuole utilizzare il contenuto dei cassonetti di Roma per conquistare il Mondo ?”.

Lo, so a raccontarlo sembra un’idiozia, ma temevo di trovarmi di fronte a qualche cattivone da fumetto, pronto a spiattellarmi qualche elaboratissimo e strampalato piano di dominio, per poi farmi torturare a morte dai mazzamurelli. Il vecchietto, intuendo forse i miei pensieri…

“ A quanto pare i mazzamurelli non sanno tenersi il cecio in bocca ! Vede… A proposito, quale è il vostro nome ? Sono stato così screanzato da non chiedere…”.

“Andrea”.

L’anziano fece una cosa che non mi sarei mai aspettato: cominciò a ridere senza ritegno, quasi a soffocarsi.

“Mi scusi, Andrea, ma ha volte sospetto che il Fato abbia uno strano senso dell’umorismo…  In un altro mondo e in un altro tempo conobbi un uomo del vostro nome…  A dire il vero, con lui e con i suoi amici non mi comportai nel migliore dei modi, ma ero più giovane e privo di buonsenso”.

“Quindi non ha strani sogni di dominio ?”.

Baillardo sospirò; per un attimo ebbi l’impressione di trovarmi davanti a una di quelli mummie, che riempivano i corridoi del museo egizio di Torino.

“Temo che abbia frainteso le mie intenzione. Persino i mazzamurelli, non sono schiavi, ma onesti impiegati, tutelati dalle vostre leggi sul lavoro. Anzi, mi devo ricordare di mandare le fatture al Campidoglio, per liquidare i loro servizi.

Sono troppo vecchio e ho visto troppi universi, per non considerare come futili le cose al cui il volgo da soverchio valore…  Come le raccontavo, in un mondo simile al vostro, dove però dominava la forza del vapore, commisi un torto, ai danni del suo omonimo. Da quel momento in poi, come Ahasuerus, sono condannato a vagare di terra in terra. Voglio solo tornare a casa, per morire nei luoghi che mi hanno visto nascere.”

“Sì, ma la monnezza ?”.

“Serve per alimentare il Rubedo, l’opera in rosso, la chiave per aprire la porta per il prossimo Universo, sperando sia quello giusto… Ahimè, lo so che suona strano, ma da voi funziona così ! In altre dimensioni, il procedimento è assai meno disgustoso e me lo conceda, puzzolente…”.

“Capisco ? Quindi mi rimanderà a casa ? Avrò cancellata la memoria ?”.

Il vecchietto alzò gli occhi verso il soffitto; temetti di avere messo alla prova la sua pazienza, con le mie richieste.

“A casa, anche subito… Poi, non capisco la storia della memoria… Non ho nulla da nascondere, io. Ho persino reso pubbliche le mie intenzioni, come si usa da voi, pubblicandole su Facebook, Twitter, Linkedin e Instagram . Se non fossi prossimo al raggiungimento del risultato, le chiederei l’amicizia…  ”.

“Ehm…”.

“Ho ottenuto una sessantina di like, qualche commento con scritto Cosmico, Cì e uno ha scritto Sempre i soliti buonisti… Certo di mondi strani li ho visti, ma voi li battete tutti”.

Annui con vigore.

“Ha confermato una mia opinione”.

La pendola batté quattro colpi: il vecchietto si alzò, sorridendomi.

“Temo si sia fatto tardi per lei e che domani, come le persone normali, debba andare al lavoro…”.

“Effettivamente”.

Il vecchio mi indicò una porta.

“Mi segua”.

“Volentieri”.

Entrammo in un magazzino, che pareva quello della scena finale di Indiana Jones e l’Ultima Crociata. Gli scaffali erano stracarichi delle cose più strane, specchi etruschi simili a quelli che stanno a Villa Giulia, lame di ossidiana, elmi piumanti, strani esseri impagliati. Mi cadde l’occhio su una soglia di marmo,  sui cui era stata incisa, con la punta di un pugnale, la scritta

                Non fidarti di Serpenti e Volpi

Baillardo scosse il capo.

“Sa, ogni tanto penso di dovere fare un poco di pulizia, buttando parecchie di queste cianfrusaglie. Ma è difficile liberarsi dalla schiavitù dei ricordi”.

Ci trovammo davanti a un cerchio, tracciato in gesso azzurro. Il vecchio mi fece segno di entrarci.  Stavo per eseguire i suoi ordini, quando esitai un istante e mi girai a scrutarlo.

“In bocca al lupo, gran Mago”.

“Ierofante, lo preferisco… Crepi il lupo”.

Traversai la circonferenza, per ritrovarmi tra le mie coperte. Guardai l’orologio. Erano le tre di notte… Forse mi ero sognato tutto.

Continua

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2 thoughts on “Chi s’ è arrubbata ‘a monnezza de Roma ? (Parte IV)

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