Studio sul rapporto tra Street Art ed Esquilino

dante

Quand’è che un’opera di Street Art è un successo e quando è invece un fallimento ? E’ una domanda a prima vista banale, ma che apre un mondo di discussioni: perché, come sempre avviene in questi casi, bisogna prima mettersi d’accordo sul concetto di successo e sulla metrica per valutarlo.

Armando è un laureando, che sta scrivendo una tesi proprio su questo tema, in relazione alla Street Art romana: il suo metodo di lavoro è assai banale, propone di questionario, con cui raccoglie le reazioni di un campione della popolazione ai murales o agli altri interventi di urban art realizzati nel loro territorio.

Dato che nella sua tesi ha considerato anche l’Esquilino e sono uno dei diretti interessati al tema, visto anche l’avvicinarsi di Street Attack 2.0 abbiamo fatto una chiacchierata assieme, per saperne di più

Ciao, per curiosità, quali interventi di Street Art del Rione hai considerato nella tua analisi ? Non è che abbondino, nel caso non si considerino i graffiti dei writers nella zona di Termini e Piazza  Manfredo Fanti..

Ciao Alessio, l’oggetto della mia analisi sono stati i murales di via Giolitti, il murale del Nuovo Mercato Esquilino e il Cantiere dei Poeti. Il campione statistico di riferimento, basato sulla distribuzione di età, di titolo di studio e di reddito dell’Esquilino, è stato di 240 persone. Il questionario era articolato su 15 domande, 5 chiuse, 5 aperte e 5 di confronto.

Le principali, a mio avviso sono

a) Quale intervento identifichi come più rappresentativo del Rione ?

b) Quale intervento si avvicina più alla tua concezione di Arte ?

c) Che valori positivi e negativi associ all’opera ?

Quali i risultati di questo sondaggio ritieni più interessanti ?

Il dato principale che salta all’occhio è come il Cantiere dei Poeti sia sentito, nonostante l’investimento dei soldi pubblici, la pubblicità sui media e il coinvolgimento delle scuole, come un corpo estraneo al Rione.

Alla domanda a) relativa al simbolo civico dell’area urbana, abbiamo come il 55% degli intervistati abbia citato il murale del Nuovo Mercato Esquilino, il 37% i murales di via Giolitti, che risultano essere assai controversi, visto che gli intervistati gli attribuiscono in ugual misura valori positivi e negativi, e solo 8% ha citato il Cantiere dei Poeti.

E nella domanda b) per identificare quale intervento sia considerabile come Arte, la percentuale del Cantiere dei Poeti scende a un 3%.

Beh, probabilmente influisce anche il fatto che Piazza Dante sia un luogo assai meno di passaggio rispetto al Mercato e a Via Giolitti 225

Data la presenza dell’Ufficio Postale, credo come questa giustificazione sia poco valida.

E quale potrebbe essere quindi il motivo di tale disamore da parte dell’Esquilino nei confronto del Cantiere dei Poeti ?

Esaminando i questionari, appaiono tre grossi limiti: alla domanda cosa su cosa comunicasse, un buon 60% hanno risposto Nulla o suoi sinonimi, alcuni particolarmente volgari e un 25% Freddezza o termini con la stessa connotazione semantica.

Per cui, se dovessi dire la mia, chi ha promosso l’opera o non aveva chiaro cosa intendesse comunicare, oppure il suo messaggio era diretto solo a una minoranza di cittadini, non a l’intera comunità

Facendo un confronto, Via Giolitti ha portato a una spaccatura nel campione: un 54% lo ha connotato positivamente, con i sinonimi di integrazione, mentre una 30% invece lo ha associato negativamente al buonismo nei confronti degli stranieri.

Mentre un buon 77% ha associato i valori di tolleranza e gioia di vivere al murale del Mercato, che risulta senza dubbio essere quello di maggior successo.

Forse, influenza anche la tecnica: quella di pittura classica sul muro, colpisce più l’immaginazione dei teloni stampati…

Questa potrebbe essere una buona interpretazione del valore negativo di Freddezza associato al Cantiere dei Poeti: forse l’uomo della strada vede ancora la pittura, con le sue imperfezioni, come qualcosa di più vivo e vicino di una stampa.

Altro punto interessante è come i murales sono visti come un punto di partenza per un progetto più ampio di riqualificazione urbana, mentre il Cantiere dei Poeti è visto come fine a stesso.

E a tuo avviso, come si può recuperare il rapporto tra territorio e Cantiere dei Poeti ?

Nella maniera più semplice e banale possibile: invece di lasciarlo abbandonato a se stesso, i promotori dovrebbero valorizzarlo, rendendo i suoi teloni come sfondo per eventi culturali e musicali che si potrebbero tenere a Piazza Dante, che contribuirebbero a riqualificare l’area… Però capisco anche che ciò richiede impegno, tempo e idee, cose che a molti mancano…

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19 thoughts on “Studio sul rapporto tra Street Art ed Esquilino

  1. In quanto ex direttore artistico (e artista del rione) del progetto Cantiere dei Poeti mi sento in dovere di poter esprimere qualche osservazione…..innanzitutto il progetto naque soprattutto come argine al degrado, aumentato soprattutto per l’improvvisa cantierizzazione della piazza, e su questo a distanza ormai di più di tre anni possiamo dire che l’obiettivo è stato (fino ad oggi) raggiunto……non nasce come semplice intervento creativo ma bensì come presa di coscienza da parte di tutti (artisti,scuole,intellettuali e residenti) che il degrado, alle volte, con un ragionamento sulla bellezza si può anche arginare. In merito al murales presso il Mercato (al di là del giudizio di merito sulla qualità dell’intervento) sappiamo che è un’opera abusiva in quanto la Soprintendenza da noi interpellata (visto che si tratta di area vincolata) ha risposto che non c’è stata alcuna autorizzazione visto che non hanno ricevuto alcuna richiesta formale; e diciamo che proprio per questo l’operazione non si giustifica in alcun modo.
    Gli interventi su via Giolitti invece hanno fallito….proprio perchè hanno attratto altro degrado essendo stati in buona parte imbrattati.

    • Ora, capisco che si possa chiudere gli occhi dinanzi a un proprio fallimento, perché un’opera che viene percepita come brutta e inutile da una parte degli abitanti della zona non può definirsi altrimenti…. Però è assai preoccupante, quando si arriva a negare la realtà.

      Sfido chiunque a fornire dati concreti che questa presunta meditazione sulla bellezza abbia diminuito il degrado… A esser buoni, non ha influito minimamente, anche il perché il punto dolente è che il Cantiere dei Poeti giace abbandonato a se stesso, nel menefreghismo degli autori e del direttore artistico, che ha fatto capolino solo perché in una tesi magistrale si prende atto del fatto che non sia entrata nel cuore e nella mente dei residenti del RIone.

      Come cittadino, dato anche l’utilizzo di soldi pubblici, qualche dubbio me lo pongo… Visto il suo fallimento come strumento di riqualificazione della pizza, l’opera è stata fatta per la collettività o come promo per gli artisti locali ?

      Sul Mercato Esquilino, dato che il giudizio estetico è soggettivo e non ritengo che il signor Liviadotti abbia i titoli per rendere piena di autorevolezza la sua stroncatura, sarebbe il caso che la Sovraintendenza desse una risposta univoca: perché non può dire a N persone che il vincolo è limitato alla struttura portante in ghisa e poi a un unico individuo che si estenda anche alle pareti.

      In tale caso sarebbe interessante interrogarsi sul fatto che il pessimo quarzo anni Ottanta e il polistirolo espanso siano considerati materiali confacenti a un restauro: oppure capire perché questo presunto vincolo non sia valso per i precedenti murales (dato che l’intervento di Mauro Sgarbi non risulta essere il primo…)

      Se Via Giolitti è stato un fallimento, sarebbe allora sarebbe interessante capire, perché, a differenza del suddetto Cantiere dei Poeti, i residenti si siano fatti in quattro sia per farli restaurarli, sia per far completare il ciclo dei murales… Forse perché questi sono amati e percepiti come Arte, mentre i teloni stampati lasciano il tempo che trovano ?

      • Brugnoli parla di fallimento a distanza di 3 anni e mezzo dell’inaugurazione del Cantiere dei Poeti…..ma gli voglio ricordare che il progetto nasce (intanto come progetto condiviso con scuole,università,intellettuali,artisti e residenti del rione…) per durare solo l’arco di tempo della cantierizzazione. Il degrado a cui mi riferivo era quello del cantiere e non certo quello sociale (preesistente) che circonda la piazza e che è colpa dei fallimenti della politica. Fondi pubblici (Comune e municipio) non si sono visti….solo rimborso spese da parte della CDP per i materiali usati. Il Cantiere…..non giace abbandonato proprio perchè,ripeto,nasce solo come intervento provvisorio e concepito solo per durare fino alla reale riqualificazione della piazza alla fine dei sospirati lavori.
        Chiedo inoltre al Brugnoli dove abbia letto di una mia stroncatura in merito al murales del mercato???? O forse chiedere il rispetto delle regole alle volte può dar fastidio a qualcuno?
        Anche un bambino sa che qualsiasi edificio pubblico è vincolato tanto più se storico…..
        Per via Giolitti dispiace comunque che nonostante la tenacia di qualcuno i murales siano stati ripetutamente scarabocchiati e vandalizzati…..forse la scelta del luogo alle volte non funziona a prescindere dalla qualità degli interventi.

      • Premesso come tutta la Street Art sia provvisoria, cosa che sfugge a Liviadotti, ma forse non ha mai studiato a fondo il tema,prendo atto che esistono due modelli che si stanno confrontando: un verticale, in cui si sostiene che un’opera d’arte debba calare sulla testa del cittadino, affinché gli autori possano fare la loro passerella: tutto le questioni che sorgono dopo, dalla manutenzione alla sua valorizzazione, dal suo destino e all’impatto sulla vivibilità dell’area, passano tranquillamente in secondo piano. Se i cittadini se ne lamentano o esprimono perplessità, peggio per loro.

        Il secondo è un modello orizzontale: l’opera d’arte è un’entità viva, che dialoga con il territorio e che coinvolge nella sua evoluzione sia la comunità dei cittadini, sia le associazioni e che non è il fine, ma il punto di partenza per un progetto più ampio per la riqualificazione urbana.

        Liviadotti, dai suoi commenti, sostiene il primo approccio: io il secondo… Il tempo e l’opinione pubblica evidenzierà quale dei due approcci sarà il più efficace.

        Poi provo a rispondere punto per punto: dalle decine di commenti su facebook di Liviadotti, se volete posso anche condividere gli screenshoot e la battuta cito testualmente

        “al di là del giudizio di merito sulla qualità dell’intervento”

        hanno fatto ritenere a molti cittadini dell’Esquilino come tale pittore fosse un forte detrattore dell’opera, senza mia specificarne nel dettaglio i motivi. Se invece centinaia di persone hanno inteso male e lui ne è un estimatore, ne prendiamo atto e ne siamo felici.

        Sul fatto che anche un bambino possa dire che un qualsiasi edificio pubblico sia vincolato, invito il signor Liviadotti a dare un’occhiata veloce alla legislazione e alla sentenze del Consiglio di Stato… Magari lui, forse più intelligente della media degli avvocati italiani riesce a raccapezzarcisi, però secondo me, venirne a capo impegnerebbe decine di sottili teologi bizantini.

        Tra l’altro io sto ancora aspettando le risposte del signor Liviadotti a due semplici, banali domande, queste sì a misura di bambino. Perchési è strappato le vesti solo per il presunto abuso del murale, per tutti gli altri, sempre presunti, ha chiuso gli occhi ? Gli ultimi presunti abusi tra l’altro sono avvenuti proprio sotto il naso, la scorsa estate, con i lavori di ristrutturazione della facoltà universitaria… Perché questa distinzione tra figli e figliastri ?

        E’ davvero convinto che il quarzo Mapei e il polistirolo espanso siano materiali tipici dell’architettura umbertina ?

        Tra l’altro, ne approfitto anche per fare un’altra domanda: perché durante i lavori del murale del Mercato Esquilino ha postato nei vari gruppi Facebook le sue critiche, ma, a differenza di tante centinaia di comuni cittadini non è venuto a esprimere dal vivo le sue opinione ? Suvvia, Mauro Sgarbi avrà decine di difetti, ma di certo non l’ho mai visto malmenare nessuno…

        Per via Giolitti, premesso che visto gli scarabocchi sui teloni, si potrebbe fare lo stesso identico discorso sulla scelta del luogo per il Cantiere dei Poeti… La differenza è, come da lei ammesso, Il Cantiere giace abbandonato per precisa scelta, mentre qui, per decisione altrettanto valida, si continua a lavorare al progetto

      • Rispondo quindi al Brugnoli alle sue due ‘banali domande…..i lavori sugli stabili dell’ex Caserma Sani x tutta l’area del mercato furono fatti dalla Salini per conto del Comune di Roma che in cambio fece appunto alla Salini una ‘concessione’ degli spazi per (mi pare) circa 20 anni. I lavori non furono infatti diretti dalla soprintendenza ma essendo quelli comunque edifici pubblici (di epoca umbertina) è evidente che fossero e rimasero vincolati. Sulla qualità dei lavori sono in parte d’accordo che si sarebbe potuto fare di meglio ma chi doveva vigilare sull’operato era all’epoca il committente e cioè il Comune. Ora Brugnoli vuole asserire che se c’è uno stabile comunale restaurato non a regola d’arte sia lecito che possa essere ‘in parte’ ricoperto con interventi creativi senza alcun placet della soprintendenza? Ce lo dica ma credo si debba prendere le sue responsabilità.
        Sugli interventi fatti a suo tempo sul perimetro esterno del mercato è chiaro che si tratta di superfici con destinazioni e vincoli diversi rispetto alle parti interne del mercato. Quegli interventi furono infatti un esperimento (queste erano le intenzioni dell’assessore all’epoca) tra l’altro la dove vi erano parti di muratura già in concessione per le affissioni pubblicitarie e ripeto comunque si parla di parte esterna al mercato; intervento a mio avviso pregevole (e autorizzato) ma finito male purtroppo. La street art non sempre riesce ad arginare il degrado…..dipende secondo me dal fattore umano circostante, dalla qualità e soprattutto dalla forza del messaggio che si propone. Ma su questo argomento magari se il Brugnoli vorrà (senza eccessiva e inutile polemica) un giorno ne possiamo parlare tranquillamente, a Roma abbiamo tra l’altro diversi esempi lodevoli in tal senso, che hanno suscitato anche un interessante dibattito, in diversi casi anche un ampio consenso.
        Concludo per dire che il Cantiere dei Poeti non è comunque da annoverare tra gli interventi di Street Art per un motivo sostanziale…..le opere riprodotte e gli interventi pittorici non recano alcune firma essendo frutto di un progetto collettivo (che era il ‘principio’ del progetto proposto dai cittadini) finalizzato solo esclusivamente alla partecipazione di ampi strati della società civile….come risposta ad una occupazione indebita di uno spazio pubblico da parte della Cassa Dep. e Prestiti e cioè il giardino. Furono fatti decine di incontri pubblici (aperti a tutti) organizzati dal municipio sia con esponenti dei Servizi Segreti e della Cassa Dep. e Prestiti con i rispettivi residenti,le associazioni e i cittadini (ai quali il Brugnoli e qualcun altro non hanno evidentemente partecipato…) proprio per chiedere il rispetto delle regole, la salvaguardia delle essenze del giardino e per lo meno un risarcimento ‘morale’ o ‘economico’ per la cantierizzazione della piazza la quale sarebbe durata a lungo. La Cassa Dep. e Prestiti proprio a seguito di tali incontri promise che avrebbe sostenuto le spese per una completa riqualificazione di tutta la piazza….una volta finiti i lavori x l’edificio. Il Cantiere dei Poeti doveva solo accompagnare questo processo…..che all’inizio sembrava dovesse durare solo 2 anni….ma siamo al 2017 e pare che se tutto andrà ‘bene’ se ne riparla alla fine del 2018….sa tutto andrà bene, ma siamo a Roma.
        Chiudo per esprimere dispiacere soprattutto per i toni molto polemici e direi anche velatamente offensivi della discussione (peccato perchè poteva nascere una discussione forse più costruttiva) per cui tolgo il disturbo augurandovi un buon proseguimento.

  2. A me non piace, vorrei sapere qualcosa in più sulla storia dei soldi pubblici. Però vorrei chiedere al direttore artistico perché permette che questo lavoro si sia trasformato in un pisciatoio per barboni, buono solo per scarabocchiarci sopra… MA NON SE NE VERGOGNA? Quel coso sta lì abbandonato a se stesso da anni e se ne vanta pure?

    • Che a lei non piaccia non fa una piega…..le ricordo però cha a suo tempo il Cantiere dei Poeti ha avuto il consenso di buona parte della società civile e politica del municipio. Per carità nessuno è perfetto….ma essere stati elogiati per il lavoro fatto dal Ministro della Cultura in persona forse avrà dato fastidio a qualcuno?
      Il degrado a cui lei si riferisce non c’entra col progetto che naque solo per arginare il degrado che ricopriva la recinzione….il fatto che la piazza sia frequentata da persone con disagi sociali dipende da ben altro e di certo il Cantiere dei Poeti non aveva certo la pretesa e la presunzione di fare il miracolo….
      Il Cantiere dei Poeti era ed è un progetto provvisorio e naque solo in funzione della cantierizzazione del giardino…..se i lavori dureranno altri 10 anni non è certo colpa del Cantiere dei Poeti che a distanza di 3 anni è ancora visibile a tutti nella sua interezza.

      • Amico del sole, primo può esserci venuto pure il Papa, però non può intortarcela con le parole… LEI È DOPPIAMENTE COMPLICE DEL DEGRADO di Piazza Dante:primo perché ci ha preso in giro, imbellettando il cantiere, nella speranza di rendercelo più digeribile, nella speranza che non ci facessimo più caso… Poi, lasciando abbandonato il ciborio che ha messo su, tanto chissene frega, è provvisorio, l’ha reso un cavato per i barboni. E tutto per fosse bello con il ministro! Si dovrebbe scusare mettere in ginocchio sui ceci e chiedere scusa, altro che vantarsene

  3. Buonasera a tutti, da normale cittadina ignorante d’arte trovo i murale scialbi, si salvano solo per il messaggio che portano e l’opera di piazza Dante brutta e vuota… E la trovo anche io parecchio trascurata. Però, ho un dubbio grosso come una casa. Quando finiranno i maledetti lavori dei Servizi Segreti, pannelli e teloni che fine faranno? Anche se non mi piacciono è un peccato che finiscano buttati

    • A quanto pare, del destino dei pannelli, al promotore artistico importa ben poco… Magari se le piacciono, è non è una battuta, ma una proposta, se ha disponibilità di spazio, prendere come ricordo quello che più le piace… Oppure si potrebbe organizzare un’asta, per finanziare nuovi giochi per bambini al parco.. Però, visto che il direttore artistico se ne frega, sarebbe utile che i cittadini cominciassero a discuterne, con un vero processo partecipato dal bassoo

  4. Finalmente qualche dubbio su quell’offesa al buon gusto e alla bellezza che è il Cantiere dei poeti a Piazza Dante.. Quello sì che dovrebbe fare rizzare i capelli alla Sovrintendenza! Dato che Massimo Liviadotti si è fatto vivo per difendere il suo operato, ne approfitto per formulargli qualche domandina. Prima domanda: quali sono gli elementi concreti e verificabili che la portino a ritenere che il suo intervento abbia portato a migliorare la Piazza? Di grazia, qualcosa di meno vago di presa di coscienza, frase fatta utile per riempirsi la bocca, ma che significa tutto e nulla.. Anche perché noi poveri mortali abbiamo l’impressione che la Piazza schifo faceva e schifo fa. Seconda domanda: lei è noto per essere un sostenitore del processo partecipato: dato che non mi pare di ricordare assemblee oceaniche a Piazza Dante, in cui gli abitanti discutevano progetto è bozzetti, potrebbe descriverlo in dettaglio? Terza domanda: è possibile avere il dettaglio delle spese sostenute dalla Cassa Depositi e prestiti per finanziare l’intervento? Sa, dato che questi provengono da conti postali, un poco di trasparenza, anche per dissipare le chiacchiere infondate, ci metterei la mano sul fuoco, non farebbe male… infine perché lei ritiene che la Cassa Depositi e Prestiti abbia fatto meglio a finanziare il suo progetto, piuttosto che ad esempio il recupero dell’area giochi, la gestione del verde pubblico e l’installazione di dissuasori antibivacco, come proposto da alcuni cittadini all’epoca?

  5. Pingback: Il Cantiere d’Assisi Parte III | ilcantooscuro

  6. Liviadotti io non sto facendo polemica, ma sto solamente replicando quello che lei fa ogni giorno su Facebook… Incalzo il prossimo per avere risposte su legalità e trasparenza. Se lei non vuole darmele, nascondendo numeri e fatture dietro una marea di chiacchiere, me ne farò una ragione.. sappia però che la sua doppia morale mi ha fatto perdere il rispetto e la stima che avevo nei suoi confronti

    • Scusate, ho letto la discussione e a quanto pare vi è un sentimento comune sul fatto che il Cantiere dei Poeti sia inguardabile e che aumenti il degrado di Piazza Dante…Il che mi fa piacere perché pensavo di essere il solo scemo a pensarla così…Io proporrei una battaglia comune tra tutti noi, magari fondando un comitato per fate smantellare quella schifezza e farla sostituire con pannelli di street art seria, dipinta da artisti seri, scelti con un concorso trasparente e partecipato, non perché amici del direttore artistico…Cominciamo a riprendere il possesso del nostro rione con una vera democrazia diretta!!!

      • Pur volendo chiudere la discussione, però dato che ho ricevuto numerosi commenti di tale tipologia, centrati su come smantellare quanto in essere e sostituirlo con soluzioni alternative, mi permetto di condividere due riflessioni… La prima, data questa alzata di scudi di parte dei cittadini, dell’Esquilino, che anche dopo quasi tre anni sembra abbiano poco gradito l’intervento, sarebbe doveroso riflettere sulla cosiddetta “modalità partecipata” descritta dal direttore artistico del progetto, che qualche bug sempre averlo… Siamo sicuri che l’opinione di un gruppo autoreferenziale di persone coincida sempre con quello della maggioranza degli abitanti del Rione ? Il secondo riguarda la mia personale impressione relativa al fatto che ci troviamo in uno dei casi in cui la pezza è peggiore del buco… Smantellare il Cantiere dei Poeti, che tra l’altro, avendo il direttore artistico evidenziato più volte la sua transitorietà, come giustificazione per il suo abbandono, dovrebbe essere in teoria fattibile; però le tempistiche per eseguire tale operazione dal punto di vista burocratico (per esempio, di chi è la proprietà dei teloni ? ), organizzativo e di realizzazione pratica, sarebbero molto lasche… Probabilmente i lavori della Piazza sarebbero finiti assai prima. Per cui, secondo il mio modesto parere, sarebbe più utile che i cittadini scontenti si organizzassero dal basso, per valorizzare l’opera, per quanto possibile, con una serie di spettacoli e iniziative culturali, per dare uno schiaffo morale e una lezione di etica, a chi, come è stato giustamente evidenziato, l’ha utilizzata come passerella, per poi disinteressarsene

  7. Sì, anche io direi di chiuderla qui, anche perché mi sto stancando di censurare commenti, alcuni francamente molto offensivi, su Liviadotti e sul Cantiere dei Poeti… Però questa ostilità, che ha sorpreso anche me, nei confronti di quello che è stato spacciato come un tentativo di riavvicinare Piazza Dante ai cittadini, dimostra quanto quest’opera sia un fallimento. Tra l’altro, per discutere con una controparte, bisogna che questa per lo meno abbia un’idea del tema. E dal confronto con Liviadotti, appare chiaro questa condizione non sia verificata. Primo, ha idee molto vaghe e confuse su cosa sia la street art, cosa che fa specie, da parte di un addetto ai lavori…. Per cui prendo atto che secondo lui, le opere del Col Boque, del C.Mouse e di altre esperienze analoghe, che specie in Sud America, hanno coinvolto centinaia di persone, oppure per parlare di realtà più vicine a noi, come “Il muro era vuoto” al Pigneto, non siano da ascriversi a tale ambito. Cosa fa verrebbe accolta con sonore risate da tutti gli addetti ai lavori. Ora il Cantiere dei Poeti è street art: e come dice bene Liviadotti, questa non è automaticamente una barriera contro il degrado. Nel caso specifico del Cantiere dei Poeti è stata fatta una scelta specifica, per me fallimentare e sbagliata, di non voler puntare su tali potenzialità, lasciandola morire, abbandonata a se stessa… Scelta che a quanto pare ha lasciato perplessi tanti altri cittadini, che considerano l’intervento come un’ennesima occasione sprecata dell’Esquilino, per miopia intellettuale e poca fantasia… Sulle polemiche sul Mercato, preso atto che ha glissato nel rispondere sulle domande sui lavori di questa estate, ha dimostrato di avere idee alquanto confuse sulla convenzione con la Salini, sui vincoli dell’edificio, su cosa ad esempio permette interventi non strutturali sulla facciata e su cosa sia un’intervento di impatto tale da violare il vincolo…

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