Ritorno dal Passato

stefano_rodota

Per una volta, in attesa di affilare le armi per la prossima settimana, in cui la polemica potrebbe essere caldissima, smetto di occuparmi del Rione Esquilino: anche perché tanti amici mi tirano le orecchie dicendo che uno scrittore di fantascienza serio e posato dovrebbe occuparsi più di astronavi che di feste e danze popolari e più di alieni che di street art.

Per cui, per una volta, mi limito a due piccole considerazioni, sui fatti di questi giorni. La prima riguarda Rodotà: ora, data la mia ignoranza in materia, non esprimo pareri sulla sua attività di politico e di giurista.

Preferisco limitarmi a raccontare un mio piccolo ricordo personale: conobbi Rodotà in una precedente vita lavorativa, quando lui era garante della Privacy. Mi colpì per doti rare, la capacità di ascoltare e il buonsenso di prendere decisioni, valutandone l’impatto sul concreto, cose che hanno reso le nostre regole un modello per l’intera Europa, il tutto associati a una cultura straordinaria e una ironia sottile.

Passarono gli anni, per caso lo ritrovai in treno, mentre era diretto a Orvieto: mi riconobbe e si mise a chiacchierare del più e del meno, come se ci fossimo visti il giorno prima. Insomma, se devo sintetizzare il mio banale giudizio su di lui, uno dei pochi signori, nel vero senso del termine, che ho avuto l’onore di incrociare nella vita.

La seconda, riguarda una storia che, da un paio di giorni, mi sta facendo sbellicare dal ridere… La Raggi, cosa che è passata inosservata sui principali media romana, giovedì 22 giugno a Villa De Sanctis, ha inaugurato il nuovo Centro di documentazione delle arti musicali e cinematografiche, che nelle buone intenzione dei promotori dovrebbe essere un luogo di raccolta e di consultazione di documenti e testimonianze, ma anche di iniziative e di dibattiti, sulle arti musicali e cinematografiche, con speciale riferimento ai quartieri del V municipio.

 

Cosa buona e giusta, senza dubbio alcuno… Peccato che questo, il famigerato CLAC, Centro Labicano Arte Contemporanea, esista dal 2011, per iniziativa o demerito, mi prendo anche le pernacchie, oltre che gli applausi, del sottoscritto.

CLACviandante

Ora, nonostante la vita travagliata, dovuta a qualche problema organizzativo, il culmine si raggiunse quando un non ben identificato dirigente amministrativo cacciò a male parole il direttore marketing di un’azienda interessata a sponsorizzare una mostra sulla street art, che aveva preso un regolare appuntamento per eseguire un sopralluogo nello spazio espositivo, solo perché c’era in corso una non meglio specificata festa, e al fatto che all’amministrazione cittadina, qualsiasi sia il suo colore, di investire in Cultura poco importa, essendo un periodo di vacche magre, il CLAC ha vissuto un’esperienza creativa prolifica, trasformandosi in un laboratorio di sperimentazione e fusione culturale nella periferia romana.

Esperienza che, per adattarsi al mutato contesto, ha portato alla nascita del festival AmArte. Ora, non rivendico ringraziamenti o applausi, sono abituato al fatto che altri si prendano il merito del mio lavoro, sono felice della consapevolezza di essere un precursore, però che questa cosa, dopo sei anni, salti fuori come in un film di zombi e venga spacciata come grande novità, mi fa troppo sbellicare…

L’unica cosa e che spero che questa nuova incarnazione del CLAC goda di maggior risorse e di maggiore attenzione da parte delle istituzioni culturali della precedente, visto che c’è sempre bisogno di motori di innovazione artistica.

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