Nuove sonate de Le Danze di Piazza Vittorio

 

La festa di San Giovanni ha raccolto tanti consensi, ma anche qualche mugugno, da parte dei cosiddetti benaltristi, specie di sinistra il cui argomento principe è ridotto all’osso

“Con tutti i problemi che abbiamo nel rione, voi pensate a ballare e suonare”.

Ora, tale ragionamento si potrebbe facilmente liquidare come il borbottio di qualche vecchio trombone, ma in realtà, è sintomo di un grosso limite culturale di una certa sinistra radical chic, che allontanandosi da Marx, ha perduto la capacità di capire il mondo che la circonda e di conseguenza, di mutare la prassi politica e sociale.

In un’economia postcapitalista, in cui quanto ipotizzato da Debord ne La società dello spettacolo, la mercificazione della vita sociale, è portato all’estremo, il degrado urbano, l’insicurezza non sono cause, ma effetti della dissoluzione dell’identità sociale e della percezione dello spazio urbano, che nel mondo del virtuale, diventa esso stesso un medium comunicativo, strumento con cui la società rappresenta se stessa.

Così la città diviene un’opera complessa, frammentata e mutevole, che ridefinisce in ogni istante la sua scala di valori, proiezione dei contraddittori rapporti tra Individuo e beni di consumoi, da esso prodotti o subiti.

Ciò trasforma lo spazio urbano, da entità neutrale a terra di conquista della propaganda, grazie anche alla pervasività della società dell’infotainment, che ci bombarda di messaggi e suggestioni: propaganda, che nel caso dell’Esquilino, cancellando la memoria storica del rione e sostituendola con un’immaginara età dell’oro, utilizza gli slogan del degrado come strumento di emarginazione dei ceti più poveri.

Le Danze di Piazza Vittorio, con le feste tanto contestate, con le performance artistiche e la street art, combattono invece per ricostruire un’identita sociale condivisa, che vada oltre tutte le contrapposizioni artificiali e per rendere lo spazio urbano un medium di inclusione e non di esclusione.

Ballare non è perdere tempo o chiudere gli occhi dinanzi alla realtà, ma ricostruire le basi del vivere comune: cosa che non si fa con gli slogan gridati, che costruiscono barriere e diffondono paura e insicurezza.

E stasera, si scende di nuovo in campo, sia con la tradizionale suonata a Piazza Vittorio, sia, dalle Nove in poi, sotto il portico del Gatsby, per affermare come recupera un territorio non è abbandonarlo, per poi mettere a tacere la propria coscienza invocando politica repressive, ma viverlo.

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