Un nuovo martedì in piazza

 

Qualche giorno fa, su uno dei tanti gruppi facebook dedicati all’Esquilino, un fan dell’hard rock se ne uscì con la battuta

Hanno rotto con questa pizzica

Ora, io non contesto i gusti musicali del prossimo, però, il tipo, con poco acume, ha male interpretato il rapporto tra Danze di Piazza Vittorio e la musica popolare: questa non è un fine, ma come la street art e tanti altri linguaggi, uno strumento per recuperare lo spazio urbano e costruire le basi di una socialità comunitaria.

Se lui è capace di farlo, utilizzando un altro tipo di musica, ben venga, non possiamo che esserne felici. In caso contrario, è l’ennesima riprova del grosso problema del nostro rione: parafrasando il buon Toro Seduto, il problema dell’Esquilino è che ci sono troppi ciarlatani e pochi che si sporcano le mani.

E noi Danze di Piazza Vittorio, magari suoneremo male, musica antiquata, ma non ci tiriamo mai indietro, quando si tratta di faticare e di metterci la faccia, sempre con il sorriso sulle labbra.

 

Anche quando si tratta di affrontare qualche piccolo incidente di percorso, perché, come dicevo altre volte, non siamo che una strana famiglia allargata, in cui non si chiude la porta in faccia a nessuno

 

 

Perché Musica e Arte dinanzi l’Uomo è sempre uguale… Tranne ovviamente leggendari stonati come il sottoscritto (ma d’altra parte, le eccezioni devono pur esserci)

 

E proprio questa volontà di ricostruire il mondo secondo l’Utopia, non la terra che non c’è, ma quella che dovrebbe esserci, ci fa andare oltre i nostri confini, in termini reali, spostarci dalla Piazza al Portico, e di metafora, per dialogare con un pubblico diverso e nuovo

 

Questo per portare la nostra solidarietà al Gatsby e per ricordare a tutti e con i fatti che le battaglie contro l’abbandono del Rione non si combattono rintanandosi in casa e scrivendo post qualunquisti sui social media, ma recuperando un rapporto vivo, continuo e fattivo con l’ambiente in cui si vive.

 

Rapporto che recuperiamo con ciò che sappiamo fare: cantare, per raccontare storie e dare voce all’universo nascosto nel nostro cuore

 

 

E danzare, per riscoprirci liberi..

 

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