Vittoria del Premio Speciale al Contest Vaporosamente

Era un sabato sera milanese, di quelli meno noiosi del solito. Un mio compagno di bevute mi aveva fatto uno squillo. Gli si erano fiondati a casa all’improvviso una coppia di amici svedesi e non sapendo cosa fare, mi aveva convinto, in cambio di un abbondante aperitivo alla Ringhiera al Naviglio Grande, a fare loro da guida.

Si erano divertiti, più per il mio inglese maccheronico che per la mia competenza meneghina. Di riffe e di raffe, si era fatta quasi mezzanotte.

Tornai al mio monolocale, attento a non far rumore, per evitare le ire della portiera. Ogni volta che attendevo l’asmatica ascensore, sorridevo al contrasto tra l’irreale silenzio che mi avvolgeva ed il caos di Via Pavia.

Arrivai al quarto piano. Uscii sul pianerottolo, concentrato a non far sbattere la porta della cabina, quando rischiai di inciampare in una bella ragazza, svestita con eleganza, che dormiva alla grande, russando come una locomotiva. La testa era appoggiata su un cuscino e il corpo si impegnava a ostruirmi il passaggio. Ehm, dire che fossi preoccupato era una bugia… Più che altro provavo uno strano sentimento, misto di irritazione e curiosità.

Alla fine, decisi di applicare il vecchio principio romano del vivi e lascia vivere. Ma ahimè; la signorina russava ben più di mio padre, ritenuto dal resto della famiglia un luminare nella materia, e dopo una mezz’ora di inutili tentativi di prender sonno, decisi di passare alle maniere forti.

Presi una bacinella, essendo un gentiluomo non la riempii sino al bordo, e procedetti al gavettone.

Un secondo dopo aver gettato l’acqua, mi resi conto di rischiare reazioni inconsulte. Invece lei, dopo essersi stirata come un gattina se ne uscì con un

“Grazie per la doccia”.

Io mi guardai intorno, cercando tracce di cocaina. Lei riprese con un

“Cavoli, ma non mi dici niente ?”.

” Ma ti pare il posto dove dormire ? ”

Fu la prima cosa che mi venne in mente.

“Sentivo caldo. Ma tu ce l’hai un nome ?”.

Così conobbi Jenny…. E dopo qualche giorno, mi ritrovai catapultato nella versione live e meneghina di Colazione da Tiffany ossia brioche da Cova, in via Monte Napoleone. Infatti, come mi disse quella notte Jenny, mentre tentava di convincermi che uno sbagliato alle 4 quattro di mattina era un toccasana contro lo stress del quotidiano, faceva la toletta, a spese di vecchioni dal ricco conto in banca.

Il che mi metteva al sicuro dalle sue brame, sia per l’età, sia per il reddito. Ogni tanto scroccavo qualche invito alle feste in cui era ospite d’onore, spacciato per lontano cugino, dove mi annoiavo con dignità e risparmiavo sulle cene. A volte mi faceva usufruire della sua lavatrice, il mio bagno era troppo piccolo per ospitarla e… Insomma comprare elettrodomestici significava arrendersi definitivamente a Milano.

Ogni tanto si invitava a pranzo o a cena dal sottoscritto, portando bavaglino, coltello e forchetta, perchè non è igenico usare quelli della case altrui e persa tra il caos di libri, riviste, leggeva i miei appunti

“Certo non sei Truman Capote”.

“E tu non sei la Hepburn”.

“Però, potresti utilizzarli meglio, invece che per rimorchiare finte poetesse o artistoidi fallite “.

“Dovrei puntare alle sorelle o alle mogli dei tuoi amici ?”.

“No, magari concluderli e spedirli a un editore serio… Potrebbe anche saltare fuori un buon libro”.

Mentre passavamo il tempo ridendo, canticchiando Moon River e attendendo il sushi dal giappo sotto casa, cominciai a darle retta, ascoltando i suoi consigli su come delineare al meglio il mio mondo e i miei personaggi… Così cominciò a nascere l’embrione, nella mia fantasia Il Canto Oscuro, Lithica e i vari racconti steampunk, tra i quali Ponte Latino, con cui ho vinto il premio speciale del contest organizzato da Vaporosamente.

Cosa che dato l’ottimo lavoro e la competenza di Roberto Cera, non può che riempirmi d’orgoglio… Racconto in cui ho preso i miei soliti Andrea e Beppe e li ho spediti a Sarajevo, come sempre impegnati a fronteggiare sfide che temono sempre più grandi di loro e in cui i vari personaggi del mio mondo, cominciano a tirare le fila delle loro vita…

E Jenny, che fine ha fatto ? Conobbe un ricco avvocato cinquantenne. Se ne andò una mattina, per trasferirsi nella sua villa a Bellagio… Spero sia felice, perché continuo a esserle debitore…

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