Streghe nell’Antica Roma

Iucundus

In attesa delle risposte del gruppo consiliare 5 Stelle al I Municipio alle mie domande relative alla loro posizione sul murale del Mercato Esquilino, suvvia, avessi chiesto chiarimenti sulla natura dell’Energia Oscura, torno a chiacchierare di argomenti più leggeri, sempre relative al nostro Rione.

Qualche tempo fa, ho parlato dei suoi legami con la stregoneria nel Medio Evo e nel Rinascimento: in verità, questi sono assai più antichi, come questa iscrizione

IUCUNDUS LIVIAE DRUSI CAESARIS, F(ilius) GRIPHY ET VITALIS.
IN QUARTUM ANNUM SURGENS COMPRENSUS DEPRIMOR ANNUM,
CUM POSSEM MATRI DULCIS ET ESSE PATRI,
ERIPUIT ME SAGA MANUS CRUDELIS; UBIQUE
CUM MANET IN TERRIS ET NOCIT ARTE SUA,
VOS, VESTROS NATOS CONCUSTODITE, PARENTES
NI DOLOR IN TOTO PECTORE FINIS EAT.

Iucundus, di Druso Cesare e di Livia, figlio di Gryphi e Vitalis.
Affacciandomi al quarto anno di vita sono stato rapito e ucciso,
quando avrei potuto essere la gioia di mia madre e mio padre.
Mi ha strappato via la mano crudele di una strega;
poiché si trova dappertutto sulla terra e nuoce con la sua arte,
voi, genitori, custodite i vostri bambini
affinché il dolore non invada il vostro cuore e vi rimanga.

Trovata nel 1718 presso Santa Bibiana, che testimonia il terrore che, sin dalle origini, che gli antichi romani per le streghe… Terrore che ritornava spesso nel mito, a cominciare dal racconto di Pico, re degli aborigeni, antenato del latini, che ,rifiutando l’amore della strega Circe, fu trasformato in un picchio.

Terrore che si riflette nelle striges, citate da Ovidio nei Fasti, le donne-uccello originarie della Marsica, che dissanguavano i bambini, dopo averli aggrediti nelle culle o nella sua Dipsade, una vecchiaccia maligna, orrida e imbrogliona, che evocava spiriti e amava, tramutarsi in corvo, lo stereotipo di tutte le streghe.

Oppure nella Canidia di Orazio, altra vecchia brutta, malvagia, sessualmente assatanata, manipolatrice di veleni e di sostanze disgustose, assassina e perversa che, con la sua assistente Sagana, proprio all’Esquilino, dopo aver sbranato viva a morsi un’agnella bruna, evocava Ecate e Tesifone, facendo comparire serpenti e cagne infernali, uno spettacolo tanto spaventoso che perfino la luna cercava di nascondersi dietro i grandi sepolcri per evitare di assistere a tali orrori.

Streghe che sono alla base di uno dei capolavori della letteratura latina, l’Asino d’Oro di Apuleio, che incomincia propri dal laboratorio della strega Panfila, lugubre soffitta aperta ai quattro venti, dove facevan bella mostra di sé pezzi di corpi sottratti alla sepoltura, fiale contenenti il sangue di giustiziati, placche metalliche sulle quali sono incisi alfabeti sconosciuti, incensi, erbe, profumi ed unguenti che la trasformano in animale.

Lucio, il protagonista, provava un unguento; ma invece di trasformarsi in un uccello e provare l’ebbrezza del volo, diventa un asino ed era costretto a subire mille traversie prima di essere liberato e diventare un iniziato al culto di Iside.

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