La Mediatrice di Davide Del Popolo Riolo

Mediatrice

È una verità universalmente riconosciuta, che il sottoscritto, come recensore, faccia alquanto schifo: perché è privo di qualsiasi base di critica letteraria, non ha una penna tagliente e affilata, è un uomo di gusti semplici ed essendo un noto e conclamato pigro, spesso non vuole o può scrivere nulla di più un “mi è piaciuto” o “non mi è piaciuto”.

Cosa che ai lettori di fantascienza, che amano essere lisciati e coccolati da pensieri complessi e paroloni, qualcuno direbbe abbindolati, può non andare bene: però, nella vita, a volte, bisogna rispettare degli impegni in sospeso, anche per causa di forza maggiore, da troppo tempo.

E non avendo voglio oggi di litigare con il prossimo, mi dedico a mantenerne uno, parlando del romanzo breve La mediatrice, scritto da Davide Del Popolo Riolo e pubblicato da Delos Digital.

Partiamo da un assunto: Davide, a differenza del sottoscritto, famigerato ciarlatano, è uno scrittore serio e posato, che non prende il giro il lettore, ma lo rispetta: questo lo porta a narrare con una prosa limpida e razionale, dove ogni parole è al punto giusto e dove nulla è di troppo.

Questo approccio geometrico, euclideo, ne La mediatrice è applicato a una storia che ha almeno tre chiavi di lettura: il primo, il più immediato, che cade subito sotto l’occhio del lettore, è quello del dilemma etico, che, immagino, Davide, data la sua professione di avvocato, debba incontrare spesso ogni giorno.

Il secondo è un dilemma intellettuale: in una società in cui, per la profonda diversità delle culture che la costituiscono, è impossibile basare il diritto su un approccio giusnaturalista o su uno empirico, come è possibile risolvere una potenziale causa civile ? Io forse avrei fatto riferimento alla “La dottrina pura del diritto” di Kelsen, ma la soluzione adottata da Davide, che immagino molto simile a quella che adottavano i Cartaginesi quando sorgevano diatribe sul loro baratto muto, è altrettanto valida… E sarei curioso di vederla applicata a un caso penale, invece che civile..

Il terzo, più profondo, è la presa d’atto della propria solitudine esistenziale, che va oltre l’aspetto fisico: si può cambiare l’identità sessuale, ma non si può fuggire da se stessi. E per andare oltre la solitudine, come diceva il buon Siddharta, l’unica via è la compassione…

Se vi interessano questi temi, leggete la Mediatrice, che ha anche un grande, straordinario pregio… E’ breve, veloce da leggere e non annoia… Quindi accattatevillo !!!

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