L’Imprevedibilità del Bene

raganella

Parlando della Shoah, si cita spesso la banalità del male, sul fatto che chiunque potesse ridursi a ingranaggio di una macchina di sterminio, giustificando poi a posteriore le sue azioni, per auto assolversi.

Meno nota e studiata è il suo contraltare, l’imprevedibilità del bene, che come un’erbaccia, tende a spuntare all’improvviso, dove meno te l’aspetti, in persone che a tutto penseresti, tranne che potessero essere eroi.

Faccio un esempio concreto: Zofia Kossak Szczucka, una scrittrice polacca di romanzi storici, convinta antisemita e razzista, tanto da proporre negli anni Trenta la cacciata degli ebrei dal suo paese, con la deportazione in Madagascar, e misure fortemente discriminatorie nei loro confronti.

Entrata nella Resistenza antinazista, per caso, nel 1942, assistette all’esecuzione di un ragazzo ebreo a pochi passi da lei… Non so cosa scattò nella sua mente, ma nell’agosto dello stesso anno, quanto nel Ghetto di Varsavia cominciavano le deportazioni, scrisse Protest! in cui pur ribadendo il suo antisemitismo, descriveva con commozione e orrore le atrocità che accompagnavano la liquidazione del ghetto e parlava per la prima volta dell’assassinio di un milione di ebrei, finalmente descritti come esseri umani innocenti, uccisi perché ritenuti dai nazisti “razza inferiore“, invitando i suoi connazionali a reagire.

Nel settembre 1942, fece seguire alle parole le azioni: fondò a Varsavia il Consiglio per l’aiuto agli ebrei (noto come Zegota),una complessa struttura organizzativa dotata di filiali in tutta la Polonia e di un servizio di staffette, che riuscì a coinvolgere centinaia di polacchi nell’opera di soccorso agli ebrei in fuga dai ghetti, distribuendo oltre 50.000 documenti falsi, trovando alloggi di copertura, nascondendo bambini in conventi ed orfanotrofi, aiutando finanziariamente le famiglie che offrivano un rifugio ai perseguitati.

Zofia rischiò di persona: per il suo impegno contro l’Olocausto, venne arrestata e rinchiusa in carcere prima di finire ad Auschwitz, nell’ottobre del ’43, come prigioniera politica. Ne uscì per essere interrogata in altre località, in attesa di essere giustiziata e si salvò grazie a un coraggioso raid della Resistenza.

Eppure, nonostante questo, finita la guerra, andata in esilio in Gran Bretagna, perché contraria al regime comunista, ricominciò a scrivere i suoi saggi antisemiti… E immagino che, in qualsiasi Paradiso sia finita, sia rimata alquanto stupita e perplessa nell’essere riconosciuta, il, 13 settembre del 1982 dal Yad Vashem come una dei Giusti fra le nazioni.

Oppure, per parlare di storie più vicina e noi, padre Libero Raganella, nato il 7 maggio 1914 nel popolare quartiere di San Lorenzo, dove poi ha trascorso gran parte della vita sino alla sua morte nel 1990, in qualità di sacerdote ed educatore presso la parrocchia dell’Immacolata e San Giovanni Berchmans e l’annessa Opera Pio X, dei padri Giuseppini del Murialdo.

Padre Libero, che veniva sempre a fare la spesa al  vecchio Mercato Esquilino, comprava il caffè da Ciamei, il gelato da Fassi e le pastarelle da Regoli, era un amico di mio nonno e immagino di tante altre persone del Rione. Io l’avrò incrociato centinaia di volte, ma mai avrei pensato che avesse salvato così tanti partigiani ed ebrei…

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...