Nuova serata con Le Danze di Piazza Vittorio

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Gli ambasciatori di Hans Holbein il Giovane, esposto alla National Gallery di Londra, fu dipinto nella primavera del 1533 per Jean de Dinterville, plenipotenziario del re di Francia Francesco I presso Enrico VIII Tudor, rappresentato accanto al suo amico e spia vaticana Georges de Selve.

Nel quadro sono implicitamente raffigurate tramite metafore legate agli oggetti dipinti alcune questioni legate alle missioni diplomatiche di Jean. Il liuto in primo piano, fuori del suo astuccio, gettato con trascuratezza sotto il tavolo, con una corda spezzata, è un simbolo facilmente riconoscibile di discordia.

Dietro la sua impugnatura, un libro di inni luterani. Ciò precisa come tale discordia sia quella presente tra chiesa cattolica e chiesa luterana, o meglio tra il papa e Anna Bolena, simpatizzante di Martin Lutero. Sotto l’innario, accanto al liuto, giace un gruppo di flauti, pronti a ricostituire l’armonia perduta, simboli del tentativo di mediazione. A sinistra, sullo stesso scaffale, un globo terrestre, la cui rappresentazione scrupolosa permette di identificarlo come quello del geografo Behaim, commissionato dai mercanti di Norimberga nel tentativo di aprire nuove rotte commerciali che dominava il commercio delle spezie, e un libro contabile tedesco di Peter Apian, tenuto aperto da una squadra.

I segni sul mappamondo proseguono il tema della discordia. Il globo è rovesciato rispetto a chi lo guarda, cosicchè i nomi appaiono sottosopra. Vi sono però delle eccezioni. Tutti i nomi in territorio europeo sono leggibili e rispetto all’originale sono stati aggiunti altri nomi importanti per la carriera diplomatica di de Dinterville, come ad esempio la sua città  natale. Spiccano il Brasile e la linea di demarcazione del trattato delle Tordesillas. Il mappamondo è immagine visibile della lotta contemporanea tra le principali potenze europee per il possesso di territori commercialmente importantissimi. Il libro di aritmetica commerciale ne sottolinea le motivazioni economiche.

Sullo scaffale superiore della tavola, tra Dinterville e de Selve, è posato un globo celeste, una serie di strumenti scientifici e astronomici e un libro chiuso. Anche il globo può essere identificato. Fu realizzato nel 1532 da Schoner, l’uomo la cui opera innovativa nelle scienze applicate al commercio era destinata ad estendere ulteriormente il suo ruolo chiave di promotore della pubblicazione del De Rivolutionibus orbium coelestium, di Copernico. nel 1543.  Oggetto che testimonia gli interessi scientifici dell’ambasciatore

Al centro visuale del quadro, fulcro della prospettiva, un insieme di strumenti e di apparecchi per padroneggiare l’osservazione celeste e ottenere una conoscenza esatta del tempo e del luogo. Il quadrante cilindrico è nella posizione dell’equinozio. Lo stesso vale per il globo celeste, nell’equinozio d’autunno, con lo scorpione in ascesa. La futura regina Elisabetta nacque il 7 settembre 1533, poco prima dell’equinozio. Sulla colonna più vicina al globo, Holbein ha dipinto le ombre in modo che la data che si vede sia il venerdì santo, 11 aprile 1533, data in cui fu incoronata Anna Bolena. Il crocefisso d’argento, quasi nascosto, ed il tappeto ottomano ricordano i poteri con cui si doveva fare i conti, Asburgo e Turchi.

Il dipinto di Holbein ha saputo cogliere in che modo l’ambasciatore francese avrebbe voluto essere ricordato dai posteri, ma celebra anche i progressi a cui ancora oggi attribuiamo grande valore. L’artista ha dedicato una cura infinita alle superfici di oggetti desiderabili, di gran valore economico e bellezza, ma anche capolavori di abilità  tecnologica. Prestigio e potere sono rappresentati da questo insieme di beni preziosi e dagli abiti e dalla posa di personaggi ritratti, serenamente consapevoli della loro importanza. Eppure come serpenti nell’eden, più o meno nascosti appaiono teschi, ricordando il memento mori e la transitorietà del tutto.

Non c’è nulla di campanilistico in questo dipinto, che rappresenta due aristocratici francesi, eseguito in Inghilterra da un artista tedesco, zeppo di allusioni ai centri commerciali della Germania, dell’Italia e di Istanbul, a sviluppi intellettuali nati a Norimberga, Wittenberg e Londra e a complessi giochi diplomatici. Un immagine dell’Europa che sarà e in cui viviamo oggi: con le sue piccinerie, gli egoismi economici, i suoi contrasti artificiali tra culture e religioni.

Ma che suggerisce anche una possibile soluzione, per superare le barriere: i due uomini poggiano su un pavimento finemente intarsiato che ricalca con precisione analitica quello duecentesco dell’abbazia di Westminster, a Londra, in cui vi è un’iscrizione

spericus archetypum, globus hic monstrat macrocosmum

Che ricorda come l’Arte sia la base dell’Armonia tra Microcosmo e Macrocosmo, il linguaggio universale, in tutte le sue forme, dalla Pittura alla Musica, che permette di superare ogni artificiosa divisione

La strada che seguon Le Danze di Piazza Vittorio, lottando contro ci distrugge il bello e ci rende meno umani…

E questa sera, dalle sette in poi, prima nei Giardini di Piazza Vittorio, poi al Gatsby, ci sarà un nuovo capitolo di questa lunga e aspra battaglia…

 

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