Il Colpo di Zurigo

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27 settembre 1915, ore 8 e 10 minuti: nel porto di Brindisi, all’improvviso esplode la santabarbara della corazzata Benedetto Brin, orgoglio della Marina Italiana. La nave affonda e nella tragedia muoiono 21 ufficiali e 433 i sottufficiali e i marinai, tra i quali l’ammiraglio Rubin de Cervin comandante della 3ª Divisione Navale della 2ª Squadra e il comandante della nave Fara Forni.

Benchè dopo un secolo è ormai acclarato come si tratti di una disgrazia, dovuto a un errore umano nella manutenzione delle cariche esplosive, all’epoca si pensa subito a un sabotaggo austriaco.

Sospetto che si rafforza il 2 agosto 1916 quando le fiamme distruggono nel porto di Tarantoun’altra corazzata, la Leonardo da Vinci, uccidendo 270 tra marinai e ufficiali e che diviene certezza, a seguito di una serie di inspiegabili tragedie: l’incendio al porto di Genova, il piroscafo Etruria saltato in aria a Livorno, l’hangar dei dirigibili in fiamme ad Ancona. E ancora: la distruzione della fabbrica di esplosivi a Cengio nel Savonese e del treno carico di munizioni a La Spezia e danneggiamento della centrale idroelettrica di Terni.

In Italia c’è una rete di spie, al soldo di Cecco Beppe, pronte a tradire la Patria, così ritiene l’opinione pubblica. Caso strano, per una volta i complottisti hanno ragione: queste paure sono confermate, quando i carabinieri arrestano un sabotatore che sta piazzando un esplosivo sotto la diga delle Marmore.

È un italiano, ha tradito per denaro, come confermerà una secondo attentatore fermato in tempo presso le centrali elettriche del Chiamonte e del Sempione. I due forniscono anche il «preziario»: 300000 lire per distruggere un sommergibile, 500000 un incrociatore, un milione una corazzata, cifre enormi per l’epoca, equivalenti a svariati milioni di euro.

Ma soprattutto, indicano nel consolato austriaco, a Zurigo la base operativa degli agenti segreti e nel diplomatico, il capitano di corvetta Rudolph Mayer, il loro capo. Urge intervenire, per bloccare questi sabotaggi.

Così, il governo affida al al capitano di corvetta Pompeo Aloisi, 42 anni, il compito di istruggere la rete di spie. E Pompeo lo fa con un’azione da romanzo, che farebbe impallidire James Bond e in altre paesi sarebbe celebrata da decine di film.

Per prima cosa, mette sotto stretta sorveglianza l’edificio, matura il piano per penetrare nell’edificio e arruola una squadra di specialisti.

Il primo, l’avvocato livornese Livio Brin, rifugiato a Zurigo, che offre appoggio logistico. Poi un agente segreto austriaco, il cui nome non sarà mai rivelato, che spiegherà dove trovare la cassaforte e fornirà i calchi per aprire le varie porte e che nel romanzo che sto scrivendo sarà il mio protagonista Enzo Camisasca.

Quindi uno specialista nel fare i doppioni, l’abilissimo fabbro Remigio Bronzin, un profugo triestino, irredentista. Poi due ingegneri triestini, Salvatore Bonnes e Ugo Cappelletti, e il marinaio Stenos Tanzini, di Lodi, a cui vien affidato il compito di guidare il commando.

Manca lo scassinatore, individuato in Natale Papini, anarchico, novello Robin Hood, che rapina le banche per finanziare la rivoluzione proletaria. Lo rintracciano in carcere a Livorno, dove era finito per avere svaligiato una banca di Viareggio. Gli fanno decidere tra recarsi a Zurigo e, in caso di successo del colpo, venire liberato e profumatamente ricompensato, oppure finire subito in prima linea. Scelta molto facile.

Aloisi decide di agire il 22 febbraio in pieno carnevale, la confusione può rendere più facile l’azione. Tanzini, Papini,Bronzin e Bini scivolano nelle strade piene di gente in festa,entrano nell’edificio, aprono 16 porte una dopo l’altra. Ma quando sembra fatta, ecco una diciassettesima, inattesa: l’agente doppiogiochista l’aveva sempre vista aperta e non pensava fosse stata chiusa.

La spia austriaca, però, non si perde d’animo e si procura anche quel calco, Bronzin fabbrica la chiave a tempo di record e il 24 il gruppo è pronto per il nuovo tentativo. Questa volta non sembra esserci ostacoli, i due guardiani sono assenti, il cane di guardia addormentato con il cloroformio e le porte si aprono una dopo l’altra.

Non resta che attaccare la cassaforte con la fiamma ossidrica, ma un ultimo imprevisto per poco non fa strage del commando: dal buco aperto nella parete d’acciaio esce un gas venefico. Se ne accorge Natale Papini che da ordine di aprire le finestre e di ripararsi la bocca con stracci bagnati.

Dopo quattro ore il forziere cede e rivela i suoi tesori: l’intera rete di spie e le operazioni in corso. Ma anche una grossa somma di denaro, 650 sterline d’oro e 875 mila franchi svizzeri, gioielli e una preziosa collezione di francobolli. Con il bottino vengono riempite tre valigie che Tanzini e Papini portano in stazione,  mentre Bronzin si reca al consolato italiano ad avvisare Cappelletti e Bonnes che tutto è andato bene.

Poi Bonnes e Bronzin raggiungono Tanzini e Papini alla stazione e partono insieme per Berna, dove consegnano il materiale ad Aloisi. Il tempo di esaminare i documenti, poi in Italia polizia e carabinieri iniziano ad arrestare i sabotatori. In breve l’intera rete di spie austriache viene smantellata, facendo prendere alla guerra una piega in favore dell’Italia. «Meglio di una vittoria in battaglia» sarà il commento degli altri gradi delle nostre Forze Armate.

Pare però, che parecchie Case del Popolo, in Toscana, nei mesi successivi, siano state ristrutturate da un misterioso benefattore, con un donazioni in franchi svizzeri…

P.S. Negli ultimi anni, essendo stato appurato come gli affondamenti della Brin e della Da Vinci siano stati disgrazie, di fatto l’Evidenzbureau, il servizio segreto austroungarico che pagò profumatamente tali azioni, fu oggetto di un’italica truffa…

Mentre, tale azioni permise di dimostrare la responsabilità austriaca in merito alla deflagrazione del Black Tom, il maggiore deposito di esplosivi degli Stati Uniti, all’epoca neutrali, avvenuta nel New Jersey il 30 luglio 1916. Detonarono 2.000 tonnellate di esplosivo, ossia un sesto della bomba atomica di Hiroshima , e la stessa Statua della Libertà, dall’altra parte della baia di New York venne danneggiata … Una sorta di Undici Settembre, su cui è caduto l’oblio..

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