Inizio dei componimenti della grande gioia del cuore

nefertiti

L’unica, l’amica, colei che non ha eguali
Quanto a bellezza tra tutte.

Guarda ! E’ come la stella che appare
all’inizio di una buona annata.

Splendente e perfetta, candida di carnagione.

Piacevole di sguardo quando occhieggia;
dolci sono le sue labbra quando parla
senza che ella abbia parole di troppo.

Lungo è il suo collo, candido il suo seno
di vero lapislazzuli sono i suoi capelli.

Le sue braccia sono ricolme d’oro,
le sue dita delicate come boccioli di loto.

Languidi ha i fianchi, intatta è l’intimità
la cui perfezione è prolungata dalle sue anche.

Nobile nell’incedere quand’avanza sulla terra,
afferra il muo cuore passando.

Quando si mostra rimangono i colli di tutti gli uomini
voltati ad ammirarla.

La felicità spetterò a colui che l’abbraccerà
perché sarà il primo tra gli amanti.

Guardo! Eccola che esce fuori
come quella famoso dea, l’Unica.

E’ una poesia presente nel papiro Chester Beatty I, conservato nell’omonima biblioteca di Dublino, che proviene da una tomba di Deir el-Medin, in cui di Amonnakht, figlio di Ipuy. Di certo Amonnakht avrà utilizzato il papiro per scriverci altre cose, magari conti di casa o le imprese della sua vita.

Ma il Tempo ha cancellato la sua scrittura, riportando alla luce quanto vi era stato scritto dal primo proprietario del papiro, lo scriba Qenherjopshef.

Così riusciamo ad avere uno sguardo sulla letteratura popolare dell’epoca: un inno a Ramesse V, Qenherjopshef doveva pure guadagnarsi la pagnotta, lisciando il pelo al faraone, la versione popolare del mito con la contesa di Horus e Seth, in cui l’egiziano medio satireggiava la principale causa delle sue tasse, e le poesie d’amore, il cui titolo è

Inizio dei componimenti della grande gioia del cuore

Dato che sul recto è scritto

Dolci versi trovati in un cofanetto

è assai probabile che Qenherjops si sia solo limitate a ricopiarle. Poesie che mostrano come il potere di Eros superi il Tempo e lo Spazio.

Merut, il male d’amore, è una malattia che ha come soluzione l’unione dei due amanti e per favorirla, la poesia egizia che lo celebra è vista come un incantesimo: per questo, come nel nostro Dolce Stile Nuovo, questa contiene citazioni di testi mitici e varie assonanze con testi e inni religiosi. Cosa che nel papiro Chester Beatty I, costruito in maniera analoga al Cantico dei Cantici, con delle strofe recitate dall’Uomo e dalla Donna, è portata a un estremo virtuosismo.

Se la prima stanza, descrive la bellezza dell’amata, così moderna, con addirittura i capelli colorati con un blu elettrico, le rimanenti esprimono come l’ Amore abbia la forza di sconvolgere la nostra vita.

Stanza seconda (Donna)

Con la sua voce
il mio amato turba il mio cuore
e fa che di me s’impadronisca la malattia.
Abita vicino alla casa di mia madre,
e tuttavia non so come andare versi di lui.
Potrebbe, per mia fortuna,
essere buona mia madre ?
Oh, andrò a vederla.
Ecco il mio cuore di si rifiuta
di pensare a lui,
anche quando arde d’amore.
Ecco, è un insensato,
ma io sono come lui.
Non conosce il mio desiderio d’abbracciarlo,
non sa che mi ha fatto andare da mia madre.
O amato,
forse ti sono destina dalla Dorata, dea delle donne !
Vieni a me,
che si veda la tua bella,
che siano felici padre e madre,
che tutti gli uomini di festeggino
o amato !

Stanza terza (Donna)

Spera il mio cuore
di contemplare la sua bellezza,
quando starò seduta
nella sua casa.
Là, incontrerò il mio amato
che passa a cavallo sulla strada,
con i suoi amici.
Non so come condurmi davanti a lui:
lo ignorerò, camminandogli accanto ?
Ecco, il fiume è come una strada,
non conosco la sede dei miei piedi.
Se molto ignorante, cuore mio.
Perchè vuoi camminare accanto al mio amato ?
Ecco, se passo davanti a lui,
gli dicono i miei sentimenti
Ecco, sono tua.
Ma lui si vanterebbe del mio nome
e mi darebbe alla casa
del primo di quelli
che sono al suo seguito.

Stanza quarta (Uomo)

Mi abbandona d’improvviso il mio cuore
Al pensiero del tuo amore.

Non consente che mi comporti come una persona:
E’ schizzato via da dove si trovava.

Mi impedisce di indossare la tunica
E non riesco più a vestire il mio scialle.

Non resiste l’ombretto sul mio occhio
E non riesco a profumarmi come dovrei

“Non rimanere qui. Raggiungilo!”
Mi dice ogni volta che lo penso.

Non farmi fare, o cuore mio, follie.
Perché ti comporti da folle?

Fermati e calmati. Il mio amato verrà da te.
Mio sguardo, resisti anche tu!

Non permettete che la gente dica di me
“E’ una donna perdutamente innamorata!”

Resta saldo ogni volta che pensi a lui,
O mio cuore, non mi abbandonare.

Stanza quinta (Uomo)

Adoro la Dorata,
lodo la sua maestà,
esalto la Signora del Cielo,
canto le lodi di Hathor,
inneggio alla dea sovrana.
Mi rivolgo a lei,
lei ascolta le mie preghiere
e mi invia la mia signora.
E’ venuta per vedermi:
mi è avvenuto qualcosa d grande.
Fui allegro,
fui in gioia,
mi sentii grande,
quando mi si disse: “Viene, eccola”.
Ecco, mentre lei avanzava,
s’inchinavano i giovani,
per la grandezza d’amore per lei.
Ho fatto un voto alla mia dea
Ella mi ha dato la mia amata,
dopo tre giorni che ho pregato in suo nome.
Il mio amore era lontana da me da quasi cinque giorni.

Stanza sesta (Donna)

Quando passai vicino a casa sua
trovai il portone spalancato:
il mio amato stava accanto a sua madre,
tutti i suoi fratelli e sorelle erano con lui.
Il cuore di tutte quelle che si fermavano sulla strada,
s’infiammavano d’amore per lui,
il giovane perfetto e senza uguali,
l’amato, dalle perfetto qualità.
Mentre passavo, mi guardò:
fui felice
col cuore contento, con grande gioia.
Ero sola per rallegrarmi,
o mio amato,
perchè ti avevo visto.
Ah, se sua madre conoscesse il mio cuore!
Se questo le venisse in mente !
O Dorata,
metti ciò nel suo cuore:
allora mi affretterò verso il mio amato,
lo bacerò davanti ai suoi,
non avrò vergogna della gente,
ma mi rallegrerò dei loro sguardi,
perché tu mi riconoscerai.
Farò una festa alla mia Dea,
batte il mio cuore sino a uscire,
perché mi faccia contemplare il mio amato
questa notte:
è così bello, quando passa !

Stanza settima (Uomo)

Sono sette giorni
che non ho visto l’amata.
E’ entrata in me la malattia,
sono diventato con le membra pesanti,
ho dimenticato lo stesso mio corpo.
Se i medici vengono da me,
non mi curano i loro rimedi.
I maghi non trovano espedienti,
non si scopre la mia malattica.
Il dire “Eccola”, mi rende la vita.
Il suo nome mi risolleva,
le andate e venute dei suoi messaggeri
fanno vivere il mio cuore.
L’amata è per me meglio delle medicine,
è per me meglio di un incantesimo magico.
La sua venuta è il mio amuleto:
quando la vedo, ritorno in salute.
Quando apre gli occhi,
diventa giovane il mio cuore,
quando parla,
divento forte
Quando l’abbraccio,
allontana da me la malattia.
Ed è lontana da me solo sette giorni

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