Zyz

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Molti lo ignorano, ma Palermo è una città di origine fenicia: la tradizione dice come il primo emporio, Mabbonath, ossia “alloggiamenti“, fosse fondata il 734 a.C. nei pressi di una serie di villaggi sicani.

Periodo in cui vi è il passaggio nelle popolazioni italiche, da un modello di urbanistico cantonale, ossia una serie di pagus, abitati da clan che si costruivano la loro identità tramite feste religiosi comuni, da tenersi in santuari tribali, per esempio, per i rimanere nel Latium Vetus, populi albenses che si incontravano presso il tempio di Iuppiter Latialis su Monte Cavo, a quello centrato sulle città.

Di certo, Mabbonath,inizialmente forse costituita da un molo, un magazzino per le merci, un mercato e qualche baraccamento per i mercanti e i marinai, ha svolto il ruolo di catalizzatore in tale processo di urbanizzazione: già nel V secolo, era nata una città vera e propria, Zyz, che in fenicio significa fiore.

Città che, come Balarm, doveva essere popolosa e ricca: basandoci sul racconto di Polibio, che scrive

è interessante osservare come la caratteristica formazione di Panormos, in due parti distinte e pur riunite, sia comune ad altre città puniche, e soprattutto sia propria, con una stringente somiglianza, della stessa Cartagine

Si può ipotizzare come la struttura urbanistica del Centro Storico di Palermo fosse già ben delineata all’epoca: la Paleopolis, la zona della Cattedrale e del Palazzo dei Normanni, che già all’epoca potrebbe essere stata la sede del potere politico e religioso, a rigore di logica, dalle parti dell’Arcivescovato è possibile che vi sia stato un tofet come quello di Mozia, la Neapolis, la zona di popolamento e commerciale, adiacente alla Cala e lo stradone, il nostro Cassaro, per unirle.

E come per Balarm, la ricchezza di Zyz era centrata sullo sfruttamento agricolo della Conca D’Oro, il commercio con le colonie greche della Sicilia e una forte attività produttiva, specie in ambito ceramico.

Nel 254 a.C. consoli Gneo Cornelio Scipione Asina e Aulo Atilio Calatino, dopo la figuraccia di Attilio Regolo in Africa, assediarono Zyz, per fare terra bruciata attorno all’esercito di Asdrubale in Sicilia. Dopo aver fatto montare le macchine d’assedio, attaccarono le fortificazioni presso la Cala, che caddero con facilità in mani romane e da quella via le legioni penetrarono d’impeto nella Città Nuova, come faranno in futuro i normanni con Balarm.

Polibio narra che poi

(la città) Vecchia, d’altra parte, dopo che fu accaduto ciò, si trovò in pericolo. Perciò rapidamente gli abitanti la consegnarono

Ma Asdrubale non demordeva: nel 251 a.C., marciò verso Palermo con un gran numero di uomini e con 140 elefanti sicuro di poter riconquistare la città. Lucio Cecilio Metello, console romano, consapevole di essere in inferiorità numerica, decise di rimanere all’interno delle mura della città evitando uno scontro che sarebbe stato fatale contro degli animali così possenti. L’esercito cartaginese cominciò a distruggere raccolti e attrezzature per spingere l’esercito romano ad una sortita, ma il console romano attese che il suo avversario oltrepassasse il fiume.

Metello schierò la sua fanteria leggera all’esterno delle mura e nel fossato, ordinando di lanciare frecce contro gli elefanti dei Cartaginesi, con alcuni operai della città che rifornivano di nuove frecce i combattenti. L’esercito cartaginese attaccò, sfondando facilmente la linea difensiva creata dagli arcieri e dalla fanteria leggera, respingendoli dentro i fossati, mentre gli elefanti da guerra dei cartaginesi piombavano sui Romani. Gli arcieri romani ricoprirono di frecce gli elefanti e i fanti cartaginesi, riparandosi nei fossati, e con le lance infierivano gravi ferite sugli animali, i quali in preda alla paura
indietreggiavano schiacciando gli stessi Cartaginesi. Metello approfittò della confusione creata dagli elefanti per far uscire dalle mura della città il proprio esercito lanciandosi sul fianco dei cartaginesi. La  sconfitta dei Cartaginesi fu schiacciante e le perdite umane si aggirarono intorno alle 20mila unità.

Dopo un nuovo tentativo cartaginese nel 247 a.C. Zyz divenne la Panormos romana: della città punica sono rimasti alcuni tratti delle mura, per esempio a via Schioppettieri e via Maqueda e la necropoli, la  più grande esistente di quella civiltà

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Necropoli che si trova nella parte occidentale della città e la parte visitabile è ubicata sotto la caserma Tukory, tra piazza Indipendenza, corso Pisani, via Cuba, via Pindemonte e via Danisinni e che si è cominciata a scavare dal 1746, anno delle prime scoperte avvenute in occasione della costruzione dell’ Albergo dei poveri e la cui esplorazione è continuata sino ad oggi.

Allo stato attuale, sono stata ritrovate circa 700 tombe, ricchi corredi composti da vasellame, di produzione locale o d’importazione greca ed etrusca, monili d’argento e di bronzo, amuleti, armi e grossi orci contenenti viveri e bevande.

In particolare, l’analisi statistica delle tombe, ha dato un’idea abbastanza chiara dell’evoluzione demografica della città

  1. Zyz è probabile avesse sui 70.000 abitanti;
  2. Nel periodo romano, vi è un progressivo spopolamento di Panormos, sino ad arrivare ai 30.000 abitanti del III d.C. ;
  3.  Nel periodo bizantino, dato l’abbandono della necropoli, tale fenomeno deve essersi ulteriormente accentuato, tenendo anche conto del mutamento delle aree sepolcrali legate alla cristianizzazione. I recenti scavi archeologi hanno di fatto evidenziato una forte tendenza centrifuga, con lo spostamento dei cives dall’urbs ai fundi e alle massae agricole, secondo un modello di popolamento distribuito sul territorio ;
  4. Sempre in relazione agli ultimi scavi si è evidenziato un riutilizzo della necropoli ai tempi di Balarm, a testimonianza del ripopolamento e della presenza di un ampio suburbio al di fuori delle mura.
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