IA, Premio Urania e Spazi di Calabi-Yau

 

Oggi, per una volta, mi dedico a un poco di chiacchiere personali. La prima, per pavoneggiarmi un poco. Ieri, dopo mesi di lavoro indefesso, l’azienda che mi paga lo stipendio, ha lanciato l’offerta marketing di Hybrid Cloud per il mercato Cruiser su cui stavo lavorando per mesi.

Offerta che ha affrontato e superato, diciamolo pure, una serie di sfide tecnologiche, dalle più banali, le caratteristiche dell’infrastruttura, piccola, con tanta potenza di calcolo e poco propensa a rompersi, o il come diavolo allineo i dati con una banda risicata, a quelle più complesse, ossia su come adattare all’ambito delle crociere una serie di servizi, da portali multimediali alla domotica, dagli e-beacon alla realtà aumentata.

E tutti questi servizi alimentano un repository big data, che, grazie ad algoritmi di Intelligenza Artificiale, sia bottom-up, con reti neurali che apprendono analizzando i set di dati, sia top-down, con le reti bayesiane, i cui modelli probabilisti permettono di formulare ipotesi inferenziali sull’insieme dei dati disponibili, permette di migliorare l’esperienza del passeggero, di semplificare la vita al personale di bordo e di ridurre i costi di gestione della nave, ottimizzando ad esempio scorte e manutenzione.

L’altra è invece un’autocritica. Come sapete, negli ultimi due anni ho lavorato a un romanzo, Come un Tuono d’Estate, ambientato nell’Esquilino degli anni Venti, per partecipare al Premio Urania. Ieri sera, facendo un poco di conti, mi sono reso conto che come lunghezza avrei superato di gran lunga quando previsto dal regolamento. Ora, piuttosto che tagliare tutto con l’accetta, lasciando trame e sottotrame in sospeso, ho deciso di non partecipare, nella speranza di trovare un editore di buon cuore che me pubblichi.

Anche perché, diciamola tutta, per vincere il Premio Urania, tranne qualche eccezione, con il buon Sandro Battisti, bisogna scrivere in maniera “pop”, cosa ben più difficile che indulgere nella sperimentazione: servono trame lineari, capaci di appassionare il lettore e non farlo perdere, personaggi bel delineati, privi di ambiguità, e uno stile leggibile, senza troppi contorsionismi linguistici.

Caratteristiche che Come un tuono d’Estate non possiede : pur non avendo, come Lithica, una trama basata su uno spazio di Calabi-Yau, cosa che mi ha fatto insultare da parecchi lettori, il nuovo romanzo è costruito su tante storie parallele, su personaggi ambigui, tratti dalla storia, dalla mia immaginazione e dalla cosiddetta letteratura alta, e sul mix tra italiano correnti e diversi dialetti. Insomma, una sorta di gas soporifero per il lettore medio…

Per cui, ritenterò la strada del Premio Urania in futuro, con qualcosa di molto più leggibile e corto, magari con le avventure palermitane di Andrea e Beppe.

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