Diario Palermitano- Secondo Giorno

n13

Secondo giorno del mio diario palermitano: Manu è appena caduta addormentata, come una bambina: può sembrare strano, ma per me è una splendida notizia, dopo due notti che ha trascorso insonni…

Oggi, poi, ha avuto qualche dolore di troppo al ginocchio: cerco di minimizzare le cose, ma sono preoccupato… Speriamo di che domani stia meglio…

In ogni caso, prima di tentare di dormire anche io, ammazzo il tempo raccontando di un personaggio che vorrei fare comparire nelle vicende palermitane di Andrea Conti: Raniero Alliata di Pietratagliata, nato nel 1886, figlio di Luigi Alliata, Principe del Sacro Romano Impero, dei Duchi di Pietratagliata (ramo cadetto dei principi di Villafranca) e di Bianca Notarbartolo di Villarosa.

Personaggio straordinario, entomologo di fama mondiale, capace di raccogliere la più grande collezione italiana di farfalle e insetti, ora al Museo Naturalistico Regionale di Palazzo D’Aumale di Terrasini, pittore, scultore, gran giocatore d’azzardo e mago.

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Leggenda vuole che, dopo una grossa perdita al tavolo verde, decise di chiudersi in eremitaggio nella sua villa di Pietragliata, per dedicarsi allo studio dell’esoterismo. Villa, situata a Serra di Falco, ora abbandonata nel degrado, ma che di certo, all’epoca del suo fulgore, era un perfetto sfondo per le ricerche di Raniero, essendo uno dei più meravigliosi esempi di stile neogotico siciliano, con la merlatura di coronamento, i doccioni zoomorfi e i bovindi ornati, le vetrate policrome, i raffinati arredi e lo splendido giardino inglese.

Con lui, oltre alla sua amante Helga, una ragazza norvegese che si vociferava possedesse poteri ipnotici e medianici, vi erano i suoi tanti allievi, tra cui un certo Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Sulle sue sedute spiritiche, sono nata tante storie: si racconta come una notte, riuscisse a registrare dei suoni, simili a un canto lamentoso. Esaminata accuratamente si capì essere un brano antico di musica greca.

Oppure come racconta Bent Parodi, una sera

Raniero era caduto in una trance profondissima. La stanza fu invasa da un forte odore di zolfo; nello stesso tempo, dalla bocca del principe uscì una voce cupa, affannata, che disse: Mortali, ascoltate, io sono il re dei mondi. Una voce al rallentatore, come quella di un robot. E al centro della stanza cominciò a delinearsi una figura orrenda, che soffiava e ghignava, una figura che cercava di prendere forma e non ci riusciva, e continuava a sbuffare e a ghignare. Io ero con un mio amico. Ci guardammo, terrorizzati. Poi uno di noi disse: Ammuninni. Fùiri è briogna, ma è sarbamentu di vita

E così tutti si diedero alla macchia

Ma di questo, Raniero poco si curava: ogni pomeriggio si affacciava da una finestra del castello, tenendo in mano un pendolo con un teschio, che aveva fra i denti una pergamena nera con su scritte parole magiche in lingua aramaica scritte in argento, faceva dondolare il suo talismano lanciava maledizioni verso la “conca d’oro”, dirette forse ai suoi parenti e ai rapaci costruttori del Sacco di Palermo, e poi si ritirava per ricominciare ad evocare spiriti e potenze delle tenebre.

Il tutto sino al 9 ottobre 1979, quando morì, solo,lui che si riteneva immortale nel suo immenso letto a baldacchino…

Ora, nel mio romanzo, dato che sempre citando Bent Parodi, Raniero

“Fu allevato da una severa bambinaia tedesca, che incise profondamente nella personalità del piccino. Raniero divenne così una composita figura: un po’ tedesco, un po’ siciliano ma col prevalente gusto del pangermanesimo. L’ammirazione verso la cultura tedesca, d’altronde, era di casa nel castello di via Serradifalco. Raniero già a 15 anni, incuriosito dalla vasta letteratura disponibile nella biblioteca del castello, aveva cominciato ad interessarsi di occultismo, sotto lo sguardo non dispiaciuto del padre, anche lui pratico di scienze e di occultismo, secondo la moda del tempo”

me lo immagino disquisire di magia e virtù prussiane con Andrea, sotto lo sguardo perplesso di Beppe… Oppure mi piacerebbe scrivere un racconto, in cui, come una sorta di novello Conte di Saint-Germain, in compagnia di Cagliostro, vaga la notte per le strade di Palermo, lamentandosi della decadenza del nostro presente

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