Sessoriano

Sessoriano

Oggi prima giornata di lavoro, meno traumatica del previsto, dato che i giorni scorsi, nonostante le ferie, mi ero portato avanti con la gare che stavo seguendo, per avere più tempo da dedicare a Manu.

Manu, che a quanto pare, grazie alla fascia elastica che le ha consigliato l’ortopedico, pare rinata… Così, per stasera, posso senza troppi problemi, parlare dell’estrema propaggine dell’Esquilino, la cosiddetta Spei Veneris, dal tempio edificato nel 477 a.C. per celebrare la vittoria della Repubblica Romana su Veio. Zona che coincide con la nostra Porta Maggiore e Santa Croce in Gerusalemme. Sì ipotizza che fosse ben poco urbanizzata e che la speculazione edilizia promossa da Mecenate la impattasse in maniera molto limitata. La cosa cambio con Settimio Severo che decise di erigervi una dimora imperiale, una sorta di buen retiro per quando si era stancato degli affari del Palatino, acquistando la proprietà da Sesto Vario Marcello, padre di Eliogabalo.

Da quanto si riesce a capire dai bolli laterizi, la struttura severiana era costituita da una sala di rappresentanza, che poi diverrà Santa Croce in Gerusalemme, da un paio di padiglioni privati, da un portico dalle terme, forse ad uso pubblico, terminate poi da Alessandro Severo e dal Circo Variano, lungo 630 m e largo 125 m, più grande del Circo Massimo, completato da Caracalla, grande appassionato di corse di carri.

Quando salì al trono Eliogabalo, per ovvi motivi sentimentali, il complesso fu totalmente ristrutturato: ampliò i padiglioni privati, modificò il circo variano, accorciandolo e adattandolo a scenario per le processioni religiose di cui era grande appassionato, costruì l’anfiteatro castrense e raddoppiò le aule di rappresentanza, creando il cosiddetto Tempio di Venere e Cupido.

Tutto il palazzo si sviluppava per circa 12.000 mq. Il collegamento e l’unificazione tra i vari nuclei monumentali e residenziali e tra questi ed il parco era offerto da una lunga carrabile coperta, elemento caratteristico del giardino romano imperiale. L’inedita formulazione dell’associazione circo-palazzo proposta negli Horti Spei Veteris sarà ripresa più tardi nella Villa di Massenzio ed in seguito diventerà una costante dei palazzi imperiali tardo antichi, come testimoniato dai complessi palaziali di Antiochia, Milano, Tessalonica, Treviri e Costantinopoli.

Qui, secondo l’Historia Augusta, avvenne l’ammutinamento della guardia pretoriana, quando Eliogabalo ordinò l’assassinio di Alessandro Severo: ammutinamento che portò alla morte dell’imperatore.

Il palazzo, pur rimanendo di proprietà imperiale, fu trascurato nel III secolo, tanto che la sua struttura architettonica fu impattata dalle mura aureliane, che inglobarono l’Anfiteatro Castrense e il perimetro degli appartamenti privati dell’Imperatore e divisero a metà il circo variano.

Il tutto cambiò con Massenzio che decise di integrare in un unico complesso architettonico il palatium liciniani e lo spei veteris, lanciando una ristrutturazione globale dell’area, dando così origine al Sessorianum.

Nome dall’incerta origine: secondo alcuni proviene da “sedes” soggiorno, secondo altri dalle sfrenate attività sessuali degli imperatori, secondo altri ancora, deriverebbe da Sus sorianum, ovvero porco siriano, il soprannome dato ad Eliogabalo, nato in Siria, di cui Cassio Dione Cocceiano narrò

riservò una stanza nel palazzo e lì commetteva le sue indecenze, standosene sempre nudo sulla porta della camera, come fanno le prostitute, e scuotendo le tende che pendevano da anelli d’oro, mentre con voce dolce e melliflua sollecitava i passanti

Secondo ulteriori studiosi il nome deriva dal sessorium, un pupazzo su cui i gladiatori si allenavano nel vicino anfiteatro Castrense, oppure da consessus o palatium consessorianum, il luogo in cui si tenevano le riunioni plenarie, che dovrebbe coincidere con la nostra Santa Croce in Gerusalemme

Costantino, dopo la vittoria su Massenzio continuò i lavori, dando poi il palazzo in appannaggio alla madre Elena, che non voleva trasferirsi a Costantinopoli, la quale, oltre a commissionare una nuova decorazione dei padiglioni privati, simile a quella degli affreschi della domus faustae, ristrutturò le terme e trasformò una della aule di rappresentanza nell’Ecclesia Hierusalem , con una parte aperta al pubblico e una parte invece dedicata al culto privato della cappella imperiale.

Con la morte di Elena, il palazzo continuò a essere utilizzato: è probabile che vi abitasse Valentiniano III, che lo volle come sede del Sinodo convocato nel 433 da Sisto III, fosse sede del governatore ostrogoto, data che vi avvenne l’esecuzione di Odoino nel 500 e il concilio tenuto da papa Simmaco nel 510.

Con la conquista bizantina e il trasferimento della sede del dux nel Palatino, il palazzo fu però abbandonato: nella memoria collettiva rimase soltanto la valenza religiosa voluta da Elena

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