Gli affreschi perduti di Gentile e Pisanello

Oggi, grande risultato per Manu: mi ha accompagnato al supermercato, per fare la spesa, senza neppure affaticarsi troppo ! Il che mi riempie di speranza per il futuro, visto che non si arrende e che ogni giorno compie un piccolo passo…

Così, mi ritrovo a parlare di un episodio dell’arte italiana, tanto influente, tanto poco noto: gli affreschi perduti di Gentile e di Pisanello in San Giovanni in Laterano, distrutto durante il rifacimento della Basilica compiuto nel 1650 da Borromini. Lo stesso Borromini ne curò la parziale riproduzione in disegno che oggi si trova a Berlino presso la Kunstbibliothek.

Il promotore di quest’opera fu Papa Martino V, parente alla lontana dei protagonisti dei miei romanzi, che sin da quando fu eletto papa nel 1417 a Costanza, mostra un grande interesse per la politica balcanica: ricevette subito l’ambasciatore bizantino Nicola Euadaimonoiannes che in cambio dell’appoggio del basileus per la riunificazione della chiesa d’Oriente e d’Occidente, chiede fondi per la manutenzione dell’Hexamilion, la muraglia che nello stretto di Corinto difendeva la Morea dalle incursioni turche.

Ambasciatore che accompagna Martino V nel suo lento scendere Roma e che probabilmente è presente all’incontro del Papa con Gentile da Fabriano nel 1419 a Brescia, quando il pittore era impegnato nella decorazione del Broletto commissionata da Pandolfo III Malatesta, colpendone l’immaginario e arricchendo le suggestioni bizantine, che forse aveva acquisito lavorando agli affreschi del Palazzo Ducale a Venezia.

Nel settembre 1420, Martino V è a Firenze dove dove entra in contatto con l’ambiente artistico locale, ordina arredi sacri a Ghiberti e si porta dietro Gentile,visto che è documentato nella città toscana dal 6 agosto di quell’anno.

Poco dopo, a dicembre, il Papa coglie il successo con il matrimonio di Cleofe Malatesta con Teodoro Paleologo, che dovrebbe essere la base dell’alleanza tra le signorie italiane , Costantinopoli e i vari despotati greci contro i turchi: proprio in quest’ottica si impegna in una straordinaria attività diplomatica, con il senno di poi fallimentare, ma che nel 1423 lo porta a proclamare il giubileo un giubileo per celebrare la rinascita cittadina, evento per il quale è commissionata la Pala Colonna a Santa Maria Maggiore, che dovrebbe essere quindi la prima opera in cui Masolino e Masaccio collaborano assieme, il che spiegherebbe molte incertezze stilistiche.

Pala Colonna 1

Pala Colonna 2

Ora perché una commissione così prestigiosa fosse data a due illustri sconosciuti, Masaccio si era iscritto all’arte dei medici e speziali nel 1422, mentre Masaccio lo aveva fatto a inizio 1423, è poco chiaro: probabilmente i due soci furono raccomandati da Ghiberti, loro amico, e dal loro protettore Paolo Carnesecchi, Console delle arti per i medici e gli speziali e con cui Martino V aveva parecchi debiti.

Intanto, nel 1424, Pisanello che stava completando gli affreschi di Gentile al Palazzo Ducale di Venezia, è incaricato di affrescare il Castello di Pavia con scene di caccia, in previsione dell’arrivo di Giovanni VIII di Bisanzio. Pisanello accetta e all’improvviso, si ritrova circondato da decine di funzionari bizantini, rimanendo affascinato dai loro vestiti, usi e costumi. Pisanello,che è un disegnatore compulsivo, rappresenta di tutto, da opere romane antiche a dipinti di Giotto e Altichiero e opere all’epoca d’avanguardia come quello l’Angelico, Fra Filippo Lippi, Donatello, Luca della Robbia, li comincia a ritrarre; non lo avesse mai fatto ! In men che non si dica, si ritrova a svolgere il ruolo di pittore ufficiale dei Paleologhi.

Nel 1427, Martino V riesce a convincere Gentile da Fabriano a venire da Roma: il pittore si impegna in un’attività forsennata, realizzando l’affresco della Sacra famiglia, ammirato da Michelangelo, per la basilica dei Santi Cosma e Damiano, la tavola con Martino V e dieci cardinali , dove è ipotizzabile la nascita dell’iconografia protocollare, con la prima rappresentazione della cerimonialità curiale, proseguita nei decenni successivi con Jean Fouquet e l’Angelico, fino ai capolavori di Melozzo e Raffaello e la commissione più prestigiosa, la decorazione della basilica Lateranense, in cui nell’ottica di affermare la dimensione atemporale dell’Ecclesia, ricollegandosi alle sue radici paleocristiane, recupera la tradizione figurativa delle basiliche maggiori.

Modello di riferimento dell’impianto decorativo, diviso in registri con figure monumentali e riquadri narrativi, era la primitiva navata paleocristiana di San Pietro, ancora in opera in quegli anni, ribadito da Pietro Cavallini alla fine del Duecento sia in quella ostiense sia nell’altra trasteverina di Santa Cecilia negli anni del primo giubileo.

Per cui Gentile imposta una struttura decorativa a due livelli: in basso, le scene della vita di Gesù e del Battista e in Battista e più in alto tra le finestre, a chiaroscuro, ritratti di profeti, degli evangelisti e di altri apostoli, di dottori della Chiesa; immagini queste, che colpiranno la fantasia dei fratelli Van Eyck, durante il loro pellegrinaggio a Roma e che saranno citate nel Polittico dell’Agnello Mistico.

Lam Godsretabel; Ghent Altarpiece or The Adoration of the Lamb; Der Genter Altar; Le polytyque de l'Agneau Mystique

Così ne parla quel bugiardo patentato di Vasari

il quale, essendo stato molti anni in Fiorenza con Andrea dal Castagno, et avendo l’opere di lui finito, dopo che fu morto, s’acquistò tanto credito col nome d’Andrea, che venendo in Fiorenza papa Martino Quinto, ne lo menò seco a Roma, dove in S. Ianni Laterano gli fece fare in fresco alcune storie, che sono vaghissime e belle al possibile; perché egli in quelle abondantissimamente mise una sorte d’azzurro oltramarino datogli dal detto Papa, sì bello e sì colorito che non ha avuto ancora paragone. Et a concorrenza di costui dipinse Gentile da Fabriano alcune altre storie, sotto alle sopra dette; di che fa menzione il Platina nella vita di quel Pontefice, il quale narra che avendo fatto rifare il pavimento di San Giovanni Laterano, et il palco et il tetto, Gentile dipinse molte cose, et in fra l’altre figure, di terretta tra le finestre, in chiaro e scuro, alcuni profeti, che sono tenuti le migliori pitture di tutta quell’opera

In data 14 ottobre 1427 Gentile però muore,forse per la malaria,per essere sepolto nella chiesa di Santa Maria Nova, odierna Santa Francesca Romana; la sua tomba è anch’essa scomparsa. Nel testamento, lascia l’incarico a Pisanello di completare l’opera.

Pisanello_(attr.),_ritratto_di_donna,_affresco_staccato,_palazzo_venezia,_roma

Pisanello, date le commissioni delle corti padane, ci lavora a spizzichi e bocconi, tra il 1428 e il 1432: dato che Gentile aveva completato le figure in chiaroscuro, si concentra sulle scene della vita del Battista, riempiendole di citazioni bizantine. E’ probabile infatti che uno dei pochi frammenti rimasti, il ritratto di donna, potrebbe rappresentare o Maria Comnena di Trebisonda, moglie di Giovanni VIII Paleologo o Cleofe Malatesta.

Nel frattempo, la premiata ditta Masaccio e Masolino, ricevuta una commissione dal cardinale Branda Castiglioni, si trasferisce all’Esquilino: o meglio il primo a venire è Masaccio, i primi di agosto, dove comincia a lavorare alla Cappella di Santa Caterina d’Alessandria di San Clemente, forse alla Crocifissione, anche se le idee su cosa abbia fatto di preciso sono poche e confuse.

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Nel frattempo, la premiata ditta Masaccio e Masolino, ricevuta una commissione dal cardinale Branda Castiglioni, si trasferisce all’Esquilino: o meglio il primo a venire è Masaccio, i primi di agosto, dove comincia a lavorare alla Cappella di Santa Caterina d’Alessandria di San Clemente, forse alla Crocifissione, anche se le idee su cosa abbia fatto di preciso sono poche e confuse.

Nel frattempo, Masolino torna dall’Ungheria, dove era andato a cercare fortuna: forse non gli era andata poi così bene, dato che sempre negli affreschi di San Clemente raffigura l’imperatore Sigismondo nei panni di Massimino Daia, persecutore dei cristiani e si mette a dare una mano al socio: ma sempre per colpa della Malaria, Masaccio muore nel 1428 e Masolino deve portare avanti la baracca da solo. Anche perché nel 1430, gli capitò sul groppone il ciclo di affreschi di Uomini illustri, commissionato dal cardinal Giordano Orsini per un ambiente, la sala del teatro, del suo grande palazzo cittadino detto di Monte Giordano.

Il cardinale Orsini era figura di notevole rilievo sulla scena culturale capitolina di primo Quattrocento: colto umanista, custodiva una biblioteca di notevole importanza ed era in rapporti con i più eminenti letterati dell’epoca, comePoggio Bracciolini e di fatto, con questa commissione, lanciò una moda presso le corti e dimore rinascimentale.

Purtroppo, poco sappiamo di quest’opera: fu distrutta intorno al 1490, quando Monte Giordano fu attaccato e messo a ferro e fuoco dagli sgherri dei Colonna: ne rimangono solo descrizioni letterarie, delle copie di alcune parti e dei disegni preparatori. Da quello che sappiamo, Masolino, preso dall’entusiasmo, decorò le pareti del teatro con una galleria di oltre trecento personaggi celebri rappresentati a figura intera e a grandezza naturale, che dai progenitori Adamo ed Eva giungeva sino alle soglie del XV secolo, in una sorta di ambiziosa sintesi della storia universale dell’umanità divisa in sei periodi, che era imperniata sul racconto biblico ma attingeva largamente anche dalla tradizione storica e mitologica, contemplando la presenza di personaggi sacri e profani.

In ogni caso, essendo bloccati a Roma e lavorando e vivendo a poche centinaia di metri di distanza, Pisanello e Masolino si possano essere influenzati a vicenda: i personaggi vestiti come dignitari bizantini nella crocifissione di San Clemente e la colonna dell’Elios, non posso che essere citazioni degli affreschi di San Giovanni..

2 pensieri su “Gli affreschi perduti di Gentile e Pisanello

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