L’origine di Santa Croce in Gerusalemme

Santa_Croce

Dunque, per chi non lo sapesse, la bella notizia è che Manu sta cominciando a camminare con una stampella sola: se tutto andrà bene, dalla prossima settimana potrà abbandonarle. Insomma. grazie alla fisioterapia, il decorso sta andando molto bene.

Così, per festeggiare, in attesa della presentazione di domani del libro di Leiber alla Sala Giuseppina al Palazzo del Freddo, vi aspettiamo numerosi, riprendo a parlare del Sessorianum, narrando di come fosse Santa Croce ai tempi dei Secondi Flavi.

L’architetto a cui Elena, madre di Costantino, commissionò la trasformazione del consistorium, la sala delle udienze del Palazzo Imperiale, in un luogo di culto cristiano, si trovò davanti a un problema assai raro nella storia dell’Architettura: inventarsi una nuova tipologia di edificio.

Per fare questo, probabilmente si ispirò alle sale di rappresentanza absidate realizzate nei palazzi tardo imperiali, come a Spalato o a Tessalonica e alla basilica di Massenzio e Costantino della Velia, nei fori imperiali: non è escludibile a priori, il fatto che i progetti di tutti questi edifici non risalgano tutti a una stessa, identica mano.

Il consistorium, da quanto risulta dagli scavi archeologici degli anni Novanta, era di forma rettangolare, e lunga circa 40 metri per 30 metri di larghezza e 22 metri di altezza, con copertura piana o con capriate a vista. Tale ambiente aveva i suoi lati lunghi percorsi da un doppio ordine di grandi aperture , porte in quello inferiore, finestre in quello superiore, e forse così apparivano anche i lati corti, nei quali comunque è riscontrabile ancora la traccia delle aperture dell’ordine superiore.

Per trasformarlo in chiesa, l’architetto spostò l’asse principale dell’edificio sul lato lungo, mentre in origine si trovava forse su quello breve, e in uno dei lati brevi, quello est, fu inserita l’abside. Le aperture dei lati lunghi furono tamponate, e a ovest fu creata la facciata.

Risulta poi probabile come a quei tempi Santa Croce fosse suddivisa in grandi campate da due enormi arcate che hanno lasciato tracce profonde dei loro attacchi nei muri longitudinali dell’aula, impostate su colonne binate secondo una scansione anomala, che la rendeva molto simile, nell’interno alla basilica di Massenzio.

massenzio

L’area presbiteriale, tramite uno o forse due corridoi, ad un retrostante vano rettangolare di modeste dimensioni, con una volta a crociera: ai tempi dei Severi era forse lo spogliatoio in cui l’imperatore indossava le insegne ufficiali prima di comparire in pubblico. L’architetto di Elena, sempre in ottica di cristianizzare il tutto, lo trasformò in una cappella privata, in cui forse erano conservate le reliquie di Gerusalemme, che ai tempi di Valentiniano III fu decorata con uno splendido mosaico, molto celebrato in epoca medievale, ma di cui non rimane nulla.

L’attuale, è un re è un restauro del Peruzzi di un’opera realizzata nel Quattrocento da Melozzo da Forlì, forse senza il supporto del suo abituale socio Antoniazzo Romano: in teoria, in questa cappella le donne potrebbero accedere soltanto il 20 marzo, pena la scomunica, com’è scolpito in una lapide all’ingresso. Secondo la leggenda, il pavimento della cappella è sparsa la terra del Calvario, riportata anche questa da Elena, mentre nella cripta vi è la statua romana di Giunone, ritrovata ad Ostia Antica e trasformata, dato che a Roma non si butta niente, nel ritratto della madre di Costantino con la sostituzione di testa e braccia e l’aggiunta di una croce.

Tornando ai tempi dell’antica Roma, accanto alla cappella imperiale, riutilizzando un ambiente absidato, molto probabilmente un balnea, l’architetto, per completare il complesso sacro, realizzò uno dei primi battisteri dell’architettura cristiana. Avendo forse un’architettura tripartita, divenne poi il modello del successivo battistero del Santo Sepolcro di Gerusalemme, sempre voluto da Elena e da Costantino.

Battistero, quello di Santa Croce, in cui vi era un’ampia vasca circolare, di cui furono trovate tracce negli scavi degli anni Novanta, rivestita di strette lastre rettangolari di marmo bianco, simili ma non tutte delle medesime dimensioni, che potrebbero essere di reimpiego e che come tipologia e come messa in opera rammentano quelle dei bacini dei battisteri di San Crisogono e di Santa Cecilia.

Sia la cappella delle reliquie, sia il battistero, erano adiacenti agli appartamenti privati di Elena, visto anche il ritrovamento di alcuni tratti del corridoio che li collegava al pulvinar, il palco reale in cui ai tempi dei Severi, l’imperatore e la corte assistevano agli spettacoli nel Circo Variano. Corridoio che Elena, lontana da occhi indiscreti, utilizzava per recarsi ad assistere alle funzioni religiose…

5 pensieri su “L’origine di Santa Croce in Gerusalemme

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