No alla faccia triste dell’Esquilino

Danze

In questi è uscito il libro “Guai ai poveri. La faccia triste dell’America”, edizioni Gruppo Abele, scritto da Elisabetta Grandi, che non si limita solo a esaminare gli aspetti economici e politici della questione, con l’incremento della povertà e l’eliminazione delle tutele sui lavoratori, conseguenze delle scelte di Reagan per diminuire il costo del lavoro, nell’illusione di mantenere la competitività economica ai tempi della globalizzazione,  tra l’altro perseguite da tutte le amministrazioni successive, sia democratiche, sia repubblicane, ma anche quelli sociali e culturali.

Uno dei meno conosciuti è legato agli aspetti giuridici e culturali: in questi anni, negli USA, la miseria è diventata una sorta di crimine. Sono diventati delitti, da condannare, perfino col carcere, cose come lo stare seduti su un marciapiede, il lasciare per strada le proprie cose, il dormire in luoghi pubblici. Persino dormire nella propria macchina parcheggiata su suolo pubblico è, in molti stati degli USA, illegale. Un sistema che, cosa che a noi italiani può sembrare strana, favorisce i ricchi.

Le carceri, in America, non sono infatti gestite dallo Stato, ma dai privati. Più persone finiscono dentro e più le corporation fanno proventi. Ovviamente, chi ha i soldi e si può permettere la cauzione torna a piede libero, mentre i morti di fame rimangono al gabbio; insomma, la criminalizzazione del povero, fa business e  frutta parecchio. Tematica, che, a chi può interessare, è approfondita nel libro “Aboliamo le prigioni?”di Angela Davis.

Per realizzare questa criminalizzazione, la politica americana, tramite la propaganda e la disinformazione, ha combattuto e purtroppo vinto una battaglia culturale: trasformare il bisognoso da una persona con cui essere solidale a un criminale pericoloso da punire e allontanare. Fin dai tempi di Reagan i morti di fame come dei lazzaroni, colpevoli di non voler far niente e di voler vivere a sbafo. Citando un paragrafo di Guai ai Poveri

L’attacco nei loro confronti fu, come al solito, portato avanti da Ronald Reagan, che inventò addirittura la figura della welfare queen. Si trattava di una fantomatica mamma di colore accusata di avere accumulato una ricchezza esagerata attraverso truffe realizzate ai danni dello Stato, sommando nomi e indirizzi falsi. Nell’immaginario collettivo la welfare queen si sarebbe recata a ritirare il suo assegno assistenziale su una lussuosa Cadillac e con una pelliccia indosso

Un’immagine folle e paradossale, che però, essendo fondata sulle paure della borghesia americana di perdere il suo status e il suo livello di vita, ha avuto successo. Quando David Ellwood, un professore universitario di Harvard, andò in TV a dire che la realtà era ben diversa e che le persone che prendevano il sussidio cercavano lavoro e mediamente si stabilizzavano e smettevano di prendere il sussidio in un paio d’anni, fu coperto di insulti. Fatti, questi, che ricordano tristemente le bufale sui migranti mantenuti negli alberghi di lusso e gli insulti ai “buonisti” dei nostri giorni.

Da allora la retorica di criminalizzazione del povero, dell’homeless e di chiunque li aiuti è sempre più peggiorata. Il problema è che tale retorica si sta diffondendo anche in Italia: basti pensare leggere i post sui tanti gruppi su Facebook, che tastano il polso dell’opinione pubblica dell’italiano medio, dei titoloni su tanti giornali o per rimanere in ambito capitolino al successo di alcune campagne di Roma fa schifo, finalizzati al degrado ontologico dei senza tetto, trasformate da persone bisognose di aiuto da parte del welfare a problemi di decoro urbano e di immondizia.

Per cui, è necessario non arrendersi a queste retorica, per combattere il nemico dissipando la paura e l’ignoranza su cui basa la sua retorica: per far questo, è necessario creare nuovi spazi di dialogo, basati anche sui linguaggi universali dell’Arte, della Musica e della Danza.

Così, le Danze di Piazza Vittorio sono in prima fila in questa battaglia: stasera sotto i portici, per ballare assieme sotto i portici, mercoledì 27 con un aperitivo al Gatsby, per parlare dei laboratori invernali, che cominceranno venerdì 6 ottobre presso la scuola Di Donato. e dei programmi futuri in ambito sociale e culturale.

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