I vicini di casa del Sessorianum

acquedotto

Uno dei problemi archeologici che riguardano il rapporto tra il Palatium ad spem veterem e le domus circostanti, poste a ridosso degli archi dell’acquedotto Claudio. Inizialmente, date le regole augustee, che impedivano la costruzione di edifici privati a ridosso degli acquedotti, dovevano forse avere una qualche valenza pubblica, come ufficio degli impiegati a servizio del curator acquae, il responsabile del rifornimento idrico dell’Urbe.

Questi uffici, all’epoca di Traiano, in una fase di dismissione del patrimonio pubblico, per risanare le finanze imperiali, svuotate dalle campagne in Dacia e in Mesopotamia, furono venduti a privati, che li ampliarono e li trasformarono in domus, all’inizio ben poco lussuose. Le cose cambiarono con la costruzione del palazzo imperiale dei Severi. Il prezzo di quelle proprietà immobiliari, molto basso perché in estrema periferia, schizzarono alle stelle, perché i membri della corte fecero carte false per abitare accanto alla nuova casa dell’imperatore. Il che, portò anche a una loro complessiva ristrutturazione

Domus

La prima di queste domus è quella dei mosaici, forse appartenuta ad Aufidia Cornelia Valentilla, di ricchissima famiglia senatoriale. L’estensione di questa residenza era notevole, misurando nella parte conosciuta circa mille e quattrocento metri quadrati; gli ambienti furono costruiti con orientamento parallelo al ductus degli acquedotti Claudio e Celimontano. La pianta presentava, nella zona prossima all’acquedotto Claudio, poi inglobato in questo tratto nelle mura Aureliane, una serie di vani piuttosto piccoli, probabilmente di servizio, ricavati dai vecchi uffici e, a ridosso di questi, ambienti più ampi, costruiti ex novo, disposti secondo un ordine paratattico, la cui importanza era sottolineata anche dalla presenza di grandi soglie di travertino e pavimenti musivi decorati con motivi floreali e figurativi e che svolgevano un ruolo di rappresentanza.

Nel settore meridionale della domus, orientato verso sud-ovest, vi era invece il nucleo riscaldato di un impianto termale caratterizzato dalla presenza di ambienti a pianta mistilinea con due vasche absidate. A sud-est del calidarium si sviluppava un ambiente porticato aperto sul lato sud-occidentale, che si affacciava forse su un giardino.

Domus_mosaici

Nel 1982, nel corso dei lavori per la messa in posa di cavi elettrici all’interno della sede ACEA di via Eleniana, si rinvennero strutture murarie riferibili a un’altra domus, contigua quella dei mosaici, decorata con una serie di dipinti. Sulla parete nord/est, la meglio conservata, sono visibili al di sopra dell’alto zoccolo campito in rosso scuro, un pavone ed un ruminante, forse una pecora; al centro di due pannelli sono raffigurati uno stambecco rampante ed un volatile ad ali dispiegate. Due colonne incorniciano un terzo pannello con al centro una figura femminile panneggiata con la mano destra protesa in avanti in segno di invito, un’altra coppia di colonne infine incornicia altri due pannelli in cui sono state sovradipinte in bianco le figure di un uomo e di una donna.

Sulla parete corta nord/ovest si conserva un unico pannello in cui è rappresentata una figura femminile. ll tutto accompagnato con pavimento musivo, realizzato con tessere bianche e nere, organizzate secondo una decorazione geometrica a losanghe, croci, svastiche, stelle e fiori stilizzati. Da questo ambiente si accedeva ad un altro più piccolo, con una decorazione parietale costituita da pannelli bianchi a cornici gialle e verdi separati da linee rosse. Ancora due figure, una maschile ed una femminile, sono visibili sulle pareti di un ambiente sul lato opposto del corridoio, scavato in minima parte.

Ritratti

Nel marzo 1959 furono avviate indagini archeologiche nell’area demaniale dell’ex caserma “Principe di Piemonte”, a fianco della basilica di Santa Croce in Gerusalemme, che furono riprese ai tempi del Giubileo del 2000 e che permisero di identificare altre due domus, più piccole delle precedenti, la e Domus dei Ritratti e la Domus della Fontana, che occupavano una superficie rispettivamente di circa mq 320 mq e mq 176.

Delle due, la Domus dei Ritratti, così chiamata per due busti, uno femminile e uno maschile, dei due padroni di casa sui pavimenti a mosaico di due ambienti di rappresentanza (triclini invernali). doveva appartenere al personaggio di alto status sociale, mentre l’altra è chiamata così per la presenza appunto di una fontana semicircolare rivestita da lastrine di marmo bianco che ne arricchisce il cortile.

Nel maggio 2017, nuovi scavi hanno portato alla luce tre ambienti, tutti pertinenti alla Domus dei ritratti di cui si è chiarita la planimetria. Il primo ambiente, che vediamo a sinistra del triclinio con il ritratto femminile, doveva essere un atrio, scoperto o parzialmente scoperto, con affreschi sulle pareti. Da questo, attraverso una soglia che conserva le impronte dei cardini di una porta, si accedeva a un corridoio con pavimento a mosaico bianco a tessere larghe.

È stata rinvenuta pure una terza stanza scoperta. Si tratta di un ambiente di servizio delimitato da muri in tufelli e laterizi, con una vasca in cocciopesto collegata a una canaletta di deflusso e un piano adibito a bancale e, probabilmente, alla cottura. In seguito il piano fu sostituito da un semplice focolare, acceso direttamente sul piano del pavimento.

L’indagine archeologica ha permesso, quindi, di capire dove era ubicata l’entrata di questa residenza, che prima si ipotizzava sul lato opposto rispetto al vero atrio. Il corridoio, con la sua funzione di snodo, chiarisce poi l’articolazione in ambienti di servizio, come il terzo vano ritrovato, e di rappresentanza, cioè i due triclini con i mosaici pavimentali figurati a cui si accedeva attraverso un cortile. nfine, dalla parte opposta della Domus dei ritratti, vicino alla fontana dell’altra domus, è stato scoperto il passaggio a una terza residenza, che una vasta fossa moderna ha distrutto quasi totalmente. Rimangono solo pochi resti di intonaco dipinto sulle pareti, che sono stati staccati.

Essendo abitate da alti funzionari imperiali, queste domus furono risparmiate dai lavori di demolizione connessi alla costruzione delle mura aureliane; situazione che dura sino ai tetrarchi, quando Massenzio nel tentativo di razionalizzare le varie proprietà imperiali presenti nell’Esquilino, decise di integrarle nel Sessorianum, progetto poi continuato da Elena e Costantino.

septizodium2

La domus ACEA diviene una sorta di biblioteca, quella dei mosaici è integrata nelle Terme private del Palazzo e le domus attigue a Santa Croce sono assegnate al personale di servizio dei Secondi Flavi. In più, l’architetto a servizio prima di Massenzio, poi dei Secondi Flavi, oltre a progettare Santa Croce e il nuovo consistoria, fa realizzare una terza aula basilicale, forse dedicata alle acclamatio del del Numerus intra Italiam, supervisiona il restauro del vecchio triclinio hiermalis, decorata con tarsie marmoree, come la basilica di Giuno Bassio, fa costruire un triclinio estivo, disposto su terrazza degradanti e una nuova facciata, in cui con nicchie semicircolari e rettangolari arricchite con statue e fontane, una sorta di replica in piccolo del Settizonio.

Ai tempi di Onorio, in occasione del restauro delle mura aureliane, le Domus dei ritratti, della Fontana e la loro vicina furono demolite; fu l’inizio della fine del complesso, che culminò con l’abbandono dovuto alla grande pestilenza del 570.

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