Congedo

 

Che vuol dire essere un eroe? Guardati allo specchio e lo saprai. Guardati negli occhi e dimmi che non sei eroico, che non hai patito, o sofferto… o perso le cose a cui tenevi di più. Eppure eccoti qui… un superstite di Hell’s Kitchen… il posto più pericoloso che c’è. Un posto dove i codardi hanno vita breve, quindi devi essere un eroe. Lo siamo tutti. Alcuni più di altri, ma nessuno è solo. C’è chi si sporca le mani per proteggere il quartiere, altri spargono sangue per fermare l’ondata di crimine, la crudeltà, il diffuso disprezzo per la vita umana.

Ma questa è Hell’s Kitchen. Angelo o diavolo, ricco o povero, giovane o vecchio, tu vivi qui. Non hai scelto questa città, ti ha scelto lei. Un eroe non è qualcuno sopra di noi che ci protegge, un eroe non è un Dio o un concetto, un eroe vive qui per la strada, in mezzo a noi, con noi. Sempre qui, quasi mai riconosciuto. Guardati allo specchio, vediti per quello che sei veramente. Sei un newyorkese. Sei un eroe. Questa è la tua Hell’s Kitchen, è la tua casa.

E’ uno dei monologhi che più mi hanno colpito della sere televisiva di Daredevil, in cui Karen Page si interroga su chi sia un eroe. Non un tizio dotato dal caso di super poteri o che se ne va a malmenare, in una tuta aderente, qualche cattivo: ma l’uomo comune che, con i suoi limiti, fatiche e contraddizioni, ogni giorno si impegna, con parole e azioni, a costruire un mondo un poco migliore.

Lo fa recuperando gli spazi urbani abbandonati, rafforzando il tessuto sociale, difendendolo dagli egoismi e paure che vorrebbero stracciarlo, costringendo le istituzioni distratte ad ascoltare le sue richieste ed esigenze.

Le stesse parole possono, con poche modifiche, essere adattate all’Esquilino, specie in questi giorni, in cui si parla solo di violenza e in cui è facile riempirsi la bocca di demagogia. No, non esistono soluzioni semplici a problemi complessi. Ronde, picchiare gente a caso, corsi di autodifesa, non cambieranno l’essenza delle cose…

E non lo faranno neppure il suonare, il danzare, lo scrivere e dipingere: ma queste cose, che a molti paiono inutili, ci ricordano cosa significare l’essere uomini, con la consapevolezza della nostra fallibilità e della necessità di rompere le barriere delle nostre solitudini, non solo per dialogare, ma per lavorare assieme.

Noi de Le Danze di Piazza Vittorio saremo pazzi, senza dubbio, ma crediamo in questo; se ciò vale anche per voi, se volete camminare al nostro fianco, vi aspettiamo ai nostri laboratori alla scuola Di Donato e alle tante iniziative che portiamo avanti… Altrimenti come disse il buon Puck

Se le nostre parvenze offesi e offese v’hanno,
immaginate, e poco sarà il danno,
che quanto vi comparve qui davanti
fu inganno, e che sognaste tutti quanti.

Arrivederci in piazza all’anno prossimo !!

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