Dromedari

dromedari

Uno dei tanti personaggi dell’Esquilino, prigioniero di guerra in Australia, raccontava come da quelle parti vi fossero in giro più dromedari che canguri. Noi ragazzotti sorridevamo saccenti; era cosa risaputa che quei quadrupedi fossero tipici dell’Arabia e del Sahara. Per cui Duilio o ci stava prendendo in giro, oppure il troppo sole degli antipodi gli aveva dato alla testa.

Dopo anni, vedendo un documentario, scoprii che aveva ragione: la saga dei dromedari in Australia ebbe origine nel 1837, quando il governatore del Nuovo Galles del Sud, che forse aveva alzato troppo il gomito, ebbe l’idea di trasformare gli aborigeni in beduini, fornendo loro un’acconcia cavalcatura. All’inizio, a Londra, saputa la cosa, gli risero in faccia: ma tanto fece, che nel 1839 riusci a ordinarne una mezza dozzina, proveniente da Tenerife.

Di questi, sopravvisse solo il famigerato Harry, sbarcato nel 1840 e divenuto subito famoso per il caratteraccio e per la leggendaria mira nello sputare, che lo rese un incubo sia per gli umani, sia per gli emù, bersagli preferiti della sua saliva, cosa degna di nota, vista la pervicace ignoranza di quegli uccellacci.

Dato che Harry da solo, però, serviva a ben poco, l’anno successivo fu raggiunto da due femmine provenienti dall’Imam di Muscat, con cui applicò il dettame biblico del crescete e moltiplicatevi.

Così, nel 1860, benché nessun aborigeno divenne la versione locale di Lawrence d’Arabia, vi erano abbastanza dromedari per supportare la costruzione delle ferrovie che avrebbero attraversato le zone desertiche centrali.

I dromedari furono anche arruolati nell’esercito, tanto che fu costituito Australian Camel Corps che nella Prima Guerra Mondiale combatté in Egitto e Palestina: in una gara di corsa, dopo la conquista di Amman, i quadrupedi degli antipodi umiliarono quelli al servizio degli Ibn Saud. Il fatto che i dromedari australiani siano ottimi corridori, è testimoniato anche oggi dalla Camel Cup ad Alice Springs.

Però, con la diffusione dei camion, l’australiano medio perse interesse per i dromedari che tornando allo stato brado, sono diventati una piaga per i pascoli e la coltivazioni.

Tra l’altro, il governatore del Nuovo Galles del Sud, ebbe un emulo americano, il sottotenente dell’Esercito degli Stati Uniti durante la Guerra contro gli Indiani, George H. Crosman, che tanto brigò, che il 2 marzo 1855 ottenne dal Congresso i fondi per introdurre i dromedari in America.

Nacque ufficialmente il “U.S. Camel Corps”. Il 3 giugno 1855 una spedizione americana si imbarcò per l’Africa. In Egitto fu possibile acquistare delle ottime cavalcature e fu anche possibile reclutare un piccolo gruppo di esperti cammellieri. Rientrati negli Stati Uniti i dromedari furono collocati a Camp Verde, a circa 60 miglia ad ovest di San Antonio per un periodo di acclimatazione. Nel giugno del 1857 allo U.S. Camel Corps fu assegnato il compito di esplorare l’allora sconosciuto territorio fra El Paso e il fiume Colorado.

La spedizione consisteva di 25 cammelli, 44 soldati, e 2 arabi oltre a numerosi cavalli e muli. I primi test sul campo riportarono risultati esaltanti: 6 soli dromedari erano stati in grado di trasportare lo stesso peso affidato e 12 muli, ma risparmiando ben 42 ore di tempo. Altri test ed esplorazioni confermarono questi risultati. Gli animali africani si facevano preferire sia per la capacità di resistenza fisica che per l’adattamento a lunghi periodo di mancanza di acqua.

Il problema è che i dromedari puzzavano e avevano un pessimo carattere, tranne che con gli indiani contro cui dovevano essere impiegati. A Virginia City fu persino approvata un’ordinanza che proproibiva ai padroni di cammelli di far circolare gli animali nelle strade della città, tranne che tra la mezzanotte e l’alba, quando gli altri animali rimanevano chiusi nelle stalle.

Il Governo quindi decise di non dare seguito al progetto dello U.S. Camel Corp e di vendere tutti i dromedari. Nel corso di un’asta pubblica le bestie furono cedute a privati per pochissime decine di dollari a capo e finirono nei circhi, negli zoo e qualcuno tra i cercatori d’oro prima di essere liberati nel deserto del Nevada. Sembra che l’ultimo esemplare sia morto nel 1934.

Dromedari che era diffusi nella Sicilia Araba, con qualche apparizione nella Roma Medievale e in tempi più recenti, in Toscana, a San Rossore. Il primo esemplare, posto sotto la custodia di uno schiavo, arrivò nel 1622 grazie al Granduca di Toscana Ferdinando II de’ Medici, convinto che il clima pisano potesse essere adatto a questo genere di animale. Contro ogni previsione, l’esperimento riuscì e col tempo lo stesso Granduca ne introdusse altri provenienti dall’Africa, che vennero sfruttati per i lavori agricoli e per il trasporto del legname.

Un buon numero di dromedari venne donato alla Tenuta Granducale dal generale Arrighetti, che li aveva sottratti ai Turchi durante la battaglia di Vienna, nel 1683. Grazie a successive aggiunte, il numero delle bestie raggiunse quota 196 nel 1789, per poi calare progressivamente nel corso del XIX secolo, al cui termine era possibile contare la presenza di ancora un centinaio di animali.

Finché giunse la Seconda Guerra Mondiale e i quadrupedi finirono nello stomaco delle truppe mongole al seguito dell’esercito tedesco che, dopo l’8 settembre 1943, si era accampato nella Tenuta. Da quel momento, in poi, si sono seguiti diversi tentativi per riportarli a San Rossore, con scarsi risultati..

Così è rimasto, a differenza dell’Australia, è rimasto solo il ricordo dei dromedari toscani..

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