Agata di Pilo

pippi

Oggi ho poca voglia di scrivere: come molti di voi sanno, ho un pappagallino agapornis roseicollis, Pippi. Ieri sera si è sentito male, stamattina sono corso dal veterinario che lo ha ricoverato in terapia intensiva.

Saprò nelle prossimi due giorni se si potrà salvare: lo so, può sembrare scemo, ma sento un poco giù: mi ero abituato al suo rumoreggiare, al vedermelo svolazzare sulla spalla, litigare con il mouse o danzare al suono della musica di Youtube.

Vedere la sua voliera vuota, mi mette tristezza… Incrociamo le dita… Per distrarmi, butto giù qualche riga sulla cosiddetta Agata di Pilo.

Due anni fa, dalla tomba del grifone a Pilo, il regno omerico di Nestore, gli archeologi portarono alla luce un tesoro di almeno 1.500 oggetti, inclusi pettini d’avorio, coppe d’argento, una spada dal pomolo decorato in oro, oltre 1.000 perline di pietre preziose, una corazza di bronzo, una collana d’oro e oltre 50 gemme.

Tomba che risalirebbe al 1450 a.C. ossia, utilizzando la cronologia italiana, lievemente diversa da quella anglosassone, risalirebbe alla fine del Tardo Elladico I e quindi antecedente alla costruzione del primo megaron, datato al 1300 a.C.

Un periodo, questo di profondo cambiamento nella civiltà in Grecia: a causa dell’incremento della produttività agricola e del sempre maggiore scambio commerciale con il mondo minoico, la struttura della società muta a fondo.

Si passa da un modello di popolamento diffuso, con un governo di tipo chiefdom, a uno protourbano, che vede affiancare a una classe nobiliare una burocrazia strutturata: ciò implica l’abbandono da parte della popolazione dei villaggi più piccoli, per concentrarsi in aree ben specifiche, come Tebe, Atene o la cosiddetta costellazione del Peloponneso, centrata su Micene.

E in cui i rapporti con il mondo minoico, prima esempio da imitare, poi inglobato nella cultura del Commonwealth Elladico, variano profondamente: Se questo cambiamento radicale è legato a dinamiche di conquista militare, come ritenuto da alcuni archeologi italiani, o di acculturazione e circolazione delle élites, come invece sostengono i loro colleghi anglosassoni, è difficile a dirsi.

La tomba del grifone può essere infatti usata come argomento a favore di entrambi le tesi: può essere vista sia come di capo locale filo minoico, sia come quella di un guerriero circondato dalle sue prede di una razzia a Creta, sia come quella di un mercenario, che dopo aver fatto carriere nell’esercito di Cnosso, ha utilizzato la ricchezza acquisita per affermare il suo dominio sulla comunità di origine.

In ogni caso, data la presenza di anelli con la tauromachia e l’adorazione delle sacerdotesse, il defunto ben conosceva i valori e la visione del mondo minoica.

agata

Ora, in tutto il ben di Dio che gli archeologi stavano tirando fuori da quella tomba, non hanno degnato di un’occhiata un oggetto incrostato, lungo solo 3,5 cm. Però, dopo un anno di restauro, è saltata fuori una pietra preziosa con un sigillo, un disegno che poteva essere impresso su argilla o cera. L’immagine è l’impressionante rappresentazione di un guerriero che ne combatte altri due. I dettagli sono particolarmente raffinati, e alcune caratteristiche sono appena visibili a occhio nudo.

La pietra, che poteva essere la riproduzione di un dipinto palaziale cretese, veniva montata su una fascia indossata sul polso, come i nostri orologi, pone due grossi problemi. Il primo è come sia stata realizzata: se devo dire la mia, viste anche le caratteristiche dei tanti anelli a sigillo dell’epoca, non me la sentirei di escludere potessero dei cristalli di rocca molati, come una sorta di lente di ingrandimento, analoga a quella di Nimrud.

Il secondo, più interessante, è il senso dell’immagine rappresentata. Di fatto potrebbe non essere una scena di battaglia vera e propria: al di là delle ipotesi su come combattessero i minoici, che a differenza di quanto pensasse Evans, tutto erano, tranne che dei pacifisti, i tre contendenti adattano la stesse tipologie di armi, che si ritrovano nelle rappresentazioni palaziali. In più, benché gli abiti sembrino differenti, entrambi sono associati nei dipinti egiziani ai Keftiu, i cretesi.

Per cui o l’agata di Pilo rappresenta una guerra civile a Creta, ancora non documentata dall’archeologia, oppure ha un significato differente: la rappresentazione di un mito cosmologico, una sorta di antecedente della Titanomachia, il che dovrebbe rimettere in discussione tutte le nostre idee sulla religione minoica o un sorta di ludo gladiatorio o duello sacro.

Il che, visto che a Creta si praticavano i sacrifici umani e forse il cannibalismo rituale, non è da scartare.

3 pensieri su “Agata di Pilo

  1. Pingback: Iklania | ilcantooscuro

  2. Pingback: Modello Elladico | ilcantooscuro

  3. Pingback: Attarsiya di Ahhiyawa | ilcantooscuro

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...