Saturnalia

Saturno

Qualche giorno fa, nel giardino Confucio, un artista esquilino ha voluto ricordare a modo suo i Saturnalia, provvedendo, cito testualmente, a

” la togatura dell’albero sacro al dio Saturno (Shani) secondo la tradizione vedica”

albero sacro che sarebbe un ficus religiosa

Invitando poi i partecipanti

“a portare all’albero doni deperibili”

e

“annodare i propri auspici (nastrini neri) ai rami“.

Premesso che ognuno libero di elaborare le performance artistiche che vuole, anche se, diciamola tutta, questa non brilla di particolare originalità, quello che mi colpisce, trascurando i dubbi sulla conoscenza da parte dei romani del ficus religiosa, è il profondo fraintendimento culturale che vi è dietro.

I Saturnalia, infatti, hanno poco a che vedere con una dimensione cosmologica, come il nostro Natale, non coincide con la manifestazione del Divino nel Mondo, né con i rito agrari legati alla natura generatrice.

Gli Di indigetes del pantheon latino avevano invece una dimensione immanente, legata alla dialettica tra Natura e Cultura. Secondo la Storia Sacra dei romani, su Roma regnò per primo Giano con la sua compagna Camese che aveva la sua arce sul Gianicolo, che infatti veniva anche chiamato Regio Camesene. L’insediamento si estendeva su tutte e due le rive del Tevere a comprendere il Campidoglio, altra rocca che Giano avrebbe in seguito ceduto a Saturno, giunto nei suoi vagabondaggi nel Lazio

La rocca di Giano aveva il nome di Antipolis, quella di Saturno si chiamava Saturnia. Durante il regno di Saturno Roma sarebbe stata abitata da Siculi e questi verranno più tardi scacciati dagli Aborigeni e dai loro alleati Pelasgi. Gli Aborigeni che conquistarono il Palatino si sarebbero da allora in poi chiamati Sacrani mentre i Pelasgi fondarono sul Campidoglio i culti di Saturno e di Dis Pater. Secondo una versione alternativa i Sacrani avrebbero cacciato Liguri e Siculi dal Settimonzio.

l primo re degli Aborigeni è Pico che avrebbe sposato Canes, una figlia di Giano, e, a differenza dei precedenti sovrani, non risiede più a Roma ma sposta la sua reggia a Laurento. Successore o discendente di Pico è Fauno, il sovrano che accoglierà gli Arcadi di Evandro sul Palatino e il gruppo di genti del Peloponneso e della Troade condotto da Ercole a fondare una nuova arce sul Monte Saturnio. In questa stessa fase a Roma risiede Caco, figlio di Vulcano e, secondo alcuni autori, servo di Evandro, essere mostruoso che verrà ucciso secondo gran parte della tradizione da Ercole.

Una storia sacra, come si vede, in cui si celebra la contrapposizione tra eroe civilizzatore e il suo doppio, colui che rappresenta la libertà anarchica al di fuori della communitas: però i latini, pur facendo vincere l’eroe civilizzatore, sottolineavano come ognuna delle sue conquiste avesse un prezzo da pagare.

L’agricoltura di Saturno, la religio di Pico, lo ius gentium di Eracle, la fondazione della città da parte di Romolo erano sì passi necessari per la costituzione della Res Publica, ma anche delle perdite, delle rotture dell’ordine primigenio, basato sull’equilibrio tra Uomo e Natura.

Nei Saturnalia, in cui si riproponeva un tempo sacro, fuori delle regole di quello ordinario, si celebrava questa realtà primigenia, antecedente alla diffusione dell’agricoltura e alla creazione della Civiltà, in cui tutte le convenzioni del quotidiano erano sospese: non viene celebrato Saturnus, ma il tempo ante Saturnos.

Tempo sacro, la cui fine è scandita dal rito dell’accensione della ceri e dell’apertura delle porte dei granai, le ianua, e la distribuzione del farro alla cittadinanza: da una parte, per citare Macrobio

hoc principe ab incomi et tenebrosa vita quasi ad lucem et bonarum artium scientia editi sumus (le candele stanno a significare che grazie a quel principe ci elevammo da una vita informe e oscura alla luce e alla conoscenza delle arti liberali)

Dall’altra si ristabilisce il domino di Giano, il signore del divenire e del Tempo Ordinario, con i suoi ritmi e regole.

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3 thoughts on “Saturnalia

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