Colonna degli Ossessi

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Due ore m’han tenuto a la Colonna come spiritato con tutto il mondo intorno, pestandomi e fracassandomi. Chi voleva ch’io percotessi la porta, chi che io spegnessi la lampada, e chi il canchero …

Questo brano della commedia la Cortigiana del buon Pietro Aretino, colui che Paolo Giovio appella con

Qui giace l’Aretin, poeta Tosco. Che d’ognun disse mal, fuorché di Cristo, scusandosi col dir: “Non lo conosco”

cita ironicamente uno dei pochi elementi architettonici ancora esistenti dell’antica basilica costantiniana di San Pietro, la cosiddetta colonna degli ossessi. Quando con Bramante fu cominciata la demolizione del vecchio edificio e la costruizione del nuovo, molto fu distrutto, ma qualcosa si salvò, più per la devozione popolare, che per motivazioni artistiche.

Una delle rare reliquie del passato furono 12 colonnine tortili di marmo tardo antiche, altre tre metri, che la tradizione, senza alcuni motivo logico, attribuì al tempio di Salomone di Gerusalemme. Di queste 12 colonnine, 10 furono incorporate nella nuova basilica: 8 sotto la cupola, ossia 2 in ognuna delle logge delle cappelle delle reliquie, nei pilastri che sorreggono la cupola, in cui secondo la tradizione vi sono custodite la Veronica, il velo leggendario in cui fu impresso il volto di Gesù durante la salite al Calvario, frammenti della Vera Croce, una delle tante lance di Longino e sino agli anni Settanta, il cranio di Sant’Andrea, portato a Roma dal Bessarione e restituito da Paolo VI a Paolo VI a Patrasso, in Acaia.

Altre due colonnine sono finite nella Cappella del Santissimo Sacramento: delle ultime due, una è scomparsa nel nulla, l’altra, ora conservata nel Tesoro della Basilica, è la nostra colonna degli ossessi.

Sempre la fantasia popolare la scelse a caso, tra le dodici, come quella preferita da Gesù Cristo per appoggiarsi mentre predicava nel tempio. Avendo così, per induzione, acquisito parte della potenza divina, poteva essere utilizzata come ottimo rimedio per la possessione diabolica.

Per cui, nel Medioevo e Rinascimento, qualsiasi presunto indemoniato dell’Urbe vi veniva trascinato, legato a forza, per subirsi ore di gavettoni d’acqua santa, di prediche e di suffumigi d’incenso… Oltre questo, però, tale colonna, assieme alle sue colleghe, ha svolto un ruolo importante nella Storia dell’Arte: sono servite da ispirazione al Bernini per quelle che sorreggono il famoso baldacchino che sovrasta l’altare maggiore della basilica…

3 pensieri su “Colonna degli Ossessi

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