La dea dei serpenti

 

Come raccontato molte volte, Arthur Evans era uomo dai grandi ideali, pacifista e femminista: però, proiettando la sua visione del mondo sull’interpretazione dei reperti archeologici trovati a Cnosso, ha generato una visione distorta della cultura minoica.

Questo vale anche per la loro religione, vista come un di culto pacifico  dedicato alla Madre Terra, una sorta di Wicca ambientata nell’età del bronzo.

Interpretazione da cui ci stiamo liberando con lentezza, grazie a tanti ritrovamenti archeologici: a quanto pare, a Creta vi era forse un politeismo centrato su una coppia divina, la Potnia Theron, la Signora degli animale e Diwonuso, il nostro Dioniso che veniva onorata con sacrifici animali, umani e cannibalismo rituale di bambini.

Cosa che tra l’altro, ha lasciato numerose traccie nella mitologia ellenica: pensiamo alle storie di Teseo e il Minotauro o al mito di Zagreo. Nel continuo scambio culturale tra mondo minoico e mondo elladico, questa religione fu adottata e modificata.

Allo stato attuale, mancando le prove archeologiche, possiamo ipotizzare come gli aspetti più sanguinosi del culto non fossero adottati in Grecia. Al contempo, che il ruolo della Dea, che da signora delle forze primigenie e feroci della Natura diventava la patrona dell’Agricoltura e dell’Allevamento, diventasse primario rispetto a quello del compagno maschile, che a seconda delle zone micenee, poteva essere o la forma arcaica di Zeus o di Poseidone, non visto come dio del mare, ma come dio dei terremoti e signore dei cavalli

Ora, le tavolette in lineare B rinvenute a Tebe tra il 1995 e 1997 ci hanno dato alcuni spunti di riflessione su tali culti: le espressioni che menzionano azioni rituali, come ote tuwatero, quando si offrì il sacrificio, fanno riferimento a Ma Ka, Madre Gea, e a Kowa, Kore, la figlia, Proserpina.

Il che da l’impressione come il culto di Demetra fosse già presente all’epoca: in più, nelle varie iscrizioni, appaiono diversi nomi di animali, come i serpenti, gli epetoi, e maiali, i koro,cosa che è meno strana di quanto appaia a prima vista, pensiamo ad esempio al legame tra Asclepio e il Serpente, con il suo culto, legato alla guarigione, alla morte e alla risurrezione, che prevedeva anche una sorta di rituale sciamanico a cui venivano sottoposti i fedeli malati.

Oppure, sempre parlando di Demetra, durante le Tesmoforie, le feste in cui ad Atene si celebrava tale dea, secondo Luciano di Samostrata, venivano plasmati, con la pasta di grano, oggetti particolari che riproducevano serpenti e genitali maschili e venivano gettati maiali in grotte sotterranee. Plutarco, invece, racconto come durante il secondo giorno dei Grandi Misteri di Eleusi, i fedeli si recavano al mare per purificarsi, portando con sé un maialino che veniva sacrificato il giorno successivo.

Altri termini, presenti nelle tavolette tebane, sono indizi del culto di Demetra ai tempi micenei: si citano infatti i topaporoi, i portatori di torce, che ricordano i componenti della processione, che sempre in occasione dei Grandi Misteri Eleusini, portava i “sacri oggetti” da Atene ad Eleusi, la sede del megaron del Wanax o del Lawagetas, a seconda di come si interpreti la complessa gerarchia del potere elladica, al santuario templare, agitando le torce per rievocare il vagare di Demetra alla ricerca di Persefone, rapita da Ade.

Oppure la presenza del termine akeneusi, i purificati, che fa pensare a una qualche forma di rito di purificazione o della definizione della dea come Sitopotinija Karawija, la vecchia del grano, che ricorda il mito in cui Demetra, sempre cercando la figlia, arrivò a Eleusi nelle sembianze di una vecchia e che poi, terminate le sue peripezie, insegnò a Trittolemo la coltivazione di tale cereale.

Inoltre, negli scritti di Teocrito, così si parla di tale dea

“Per i Greci Demetra era ancora la dea dei papaveri”
“Nelle mani reggeva fasci di grano e papaveri”

Una statuetta d’argilla trovata a Gazi sull’isola di Creta, rappresenta la dea del papavero adorata nella cultura Minoica mentre porta i baccelli della pianta, fonte di nutrimento e di oblio, incastonati in un diadema. Appare dunque probabile che la grande dea madre, dalla quale derivano i nomi di Rea e Demetra, abbia portato con sé da Creta nei Misteri Eleusini insieme al suo culto anche l’uso del papavero, ed è certo che nell’ambito dei riti celebrati a Creta, si facesse uso di oppio preparato con questo fiore

Infine, il ruolo di coppia divina di Demetra e Poseidone nell’Età del Bronzo, è testimoniato anche da un racconto mitologico poco noto ai più: Poseidone (il cui nome significa “il consorte di colei che distribuisce“) una volta inseguì Demetra che aveva assunto l’antico aspetto di dea-cavallo. Demetra tentò di resistere alla sua aggressione, ma neppure confondendosi tra la mandria di cavalli del re Onkios riuscì a nascondere la propria natura divina; Poseidone si trasformò così anch’egli in uno stallone e si accoppiò con lei. Demetra fu letteralmente furibonda (“Demetra Erinni”) per lo stupro subito,
ma lavò via la propria ira nel fiume Ladona (“Demetra Lousia”). Dall’unione nacquero una figlia, il cui nome non poteva essere rivelato al di fuori dei Misteri Eleusini, ed un cavallo dalla criniera nera chiamato Arione. Anche in epoche storiche, in Arcadia Demetra era adorata come una dea dalla testa di cavallo:

Sempre il geografo Pausania scrive:

“La seconda montagna, il Monte Elaios, dista circa 30 stadi da Figaleia e c’è una grotta sacra a Demetra Melaine (Nera)… gli abitanti di Figaleia dicono di aver dedicato la grotta a Demetra e di avervi posto una statua di legno. La statua fu realizzata in questo modo: era seduta su una roccia ed aveva l’aspetto di una donna tranne la testa. Aveva la testa e la criniera di un cavallo, e da questa testa uscivano serpenti ed altri animali. Il suo chitone era lungo fino ai piedi, in una mano teneva un delfino, nell’altra una colomba. La ragione per cui realizzarono la statua in questo modo dovrebbe essere chiara a chiunque si intenda delle antiche tradizioni. Dicono che l’hanno chiamata “Nera” perché la dea indossa una veste nera. Tuttavia non sanno dire chi abbia realizzato la statua o come finì per bruciare.; ma quando venne distrutta gli abitanti di Figaleia non ne realizzarono un’altra e il suo culto e i sacrifici in suo onore furono ampiamente trascurati finché i loro campi divennero sterili”

Per cui, i Misteri di Eleusi e quelli meno noti di Pellené in Arcadia, di Samotracia, di Tebe e di Lemno, quest’ultimi due dedicati a Demetra e agli dei Cabiri, non nascono da strane influenze della Tracia o dell’Oriente, come si riteneva sino a una trentina d’anni fa, ma sono le tracce residuali dei culti elladici dell’Età del Bronzo…

7 pensieri su “La dea dei serpenti

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