Il fascino indiscreto di Cerere

Cerere

Parlando di Giuseppe Piazzi, ho accennato all’ondivago status di Cerere: ai tempi della scoperta, fu classificata come pianeta.

Questo perché, all’epoca, si pensava che fosse sempre valida la cosiddetta legge di Titius-Bode,  che afferma come le distanze dei pianeti seguano una sequenza numerica ben definita, secondo la formula

D = 0.4 + 0.075 * 2n

dove D è la distanza del pianeta in Unità Astronomiche e n è un valore numerico attribuito arbitrariamente ad ogni pianeta (legge che, con le dovute accortezze, essendo probabilmente conseguenza  del meccanismo di risonanza orbitale, negli ultimi tempi sta cominciando a essere rivalutata)

Ora, secondo questa legge un pianeta doveva esistere tra Marte e Giove e per i casi della vita, la posizione di Cerere coincideva con tale previsione.

Per cui, Cerere fu assunta al ruolo di pianeta: il problema è che dopo un annetto circa, Heinrich Olbers individuò un secondo candidato a quel ruolo (Pallade) e altri due ne spuntarono negli anni seguenti per opera di Karl Ludwig Harding (Giunone) e dello stesso Olbers (Vesta).

Insomma, invece di trovarsi davanti a un solista, ci si era imbattuti in un’orchestra. Per ovviare a questo inconveniente e salvare la legge di Titius-Bode, Olbers propose una soluzione molto democristiana: il pianeta c’era stato e lo chiamò Fetonte e che per un misterioso cataclisma cosmico, si fosse spezzato in quattro frammenti

Ma ahimè, in quella zona, di oggetti cosmici ne saltarono fuori a bizzeffe, per cui l’idea di Olbers doveva essere cestinata: quindi per classificarli, venne coniata da Herschel una nuova definizione, quella di asteroide.

E Cerere, Pallade, Vesta e Giunone vi furono infilati dentro, benché Piazzi, volendone evidenziarne la differenza rispetto a delle rocce sparse nel cosmo, proponesse di chiamarli Pianetino.

Il tutto cambiò nel 2005, quando, nella fascia di Kuiper furono scoperti Quaoar, Makemake, Sedna ed Eris, di dimensioni comparabili con Plutone. Per cui o i pianeti del nostro sistema solare si sarebbero moltiplicati come conigli, oppure bisognava trovare un altro artificio dialettico per classificare i nuovi corpi celesti.

Così dopo uno sproposito di litigate, ispirata forse da ragionamenti di Piazzi, all’ Unione Astronomica Internazionale decisero di inventarsi la definizione di Pianeta Nano che, cito testualmente

un “pianeta nano” è un corpo celeste che:

  • è in orbita intorno al Sole;
  • ha una massa sufficiente affinché la sua gravità possa vincere le forze di corpo rigido, cosicché assume una forma di equilibrio idrostatico (quasi sferica);
  • non ha ripulito le vicinanze intorno alla sua orbita;
  • non è un satellite.

Qualcuno si accorse del fatto che Cerere, a differenza di Pallade e di Vesta, rispettasse in pieno questi requisiti: così, per magia, non solo si divenne un pianeta nano, ma per di più, ebbe l’onore del primo a essere scoperto.

Ora il fatto che si trovasse fuori posto, ossia non alla periferia del sistema solare, riaccese l’attenzione degli studiosi su Cerere: fu formulata l’ipotesi che Cerere si fosse formato nella fascia di Kuiper, per poi migrare nell’attuale posizione. A questo si aggiunse la volontà di approfondire alcune stranezze geologiche di Vesta.

Per cui il 27 settembre 2007 la NASA, l’ESA e l’ASI, la nostra tanto sottovalutata e poco finanziata agenzia spaziale, lanciarono la missione DAWN.

Il 16 luglio 2011; un lungo cammino, per il quale Dawn poté contare sull’innovativo motore a ioni di cui era equipaggiata, la sonda raggiunse Vesta, dopo verificò come il corpo celeste avesse subito un processo di differenziazione analogo ai pianeti rocciosi, cosa che la rende più simile alla Luna, che a Plutone

Con un nucleo di ferro, formatosi sin dai primi giorni del sistema solare è sopravvissuto all’interno della fascia degli asteroidi a forti e frequenti impatti. Accanto ai risultati sulla mineralogia della superficie, si ha avuto la conferma, grazie allo spettrometro Italiano VIR-MS, come le meteoriti HED provengano proprio da Vesta.

Il 6 marzo 2015 con l’inserimento nell’orbita di Cerere e da quel momento in poi, sono cominciata tante, notevoli scoperte.

Per prima cosa, si è chiarito il mistero dell’atmosfera, ipotizzata in funzione delle osservazioni dell’Osservatorio spaziale Herschel dell’ESA : esiste, ma è variabile. Dipende infatti dalla sublimazione del ghiaccio d’acqua presente sulla superficie di Cerere: più la sua orbita si avvicina al sole, più la sublimazione aumenta, più si allontana, più questa diminuisce, creando una variabilità stagionale

Poi, si è verificato, grazie alla scoperta di criovulcani e di depositi di carbonato di sodio arricchito da cloruri e carbonati di ammonio, frutto dell’attività termale, come Cerere sia geologicamente vivo e che quindi possa avere un nucleo roccioso.

Infine la clamorosa scoperta, sempre dovuta agli italiani,in particolare un team di ricercatori coordinati da Maria Cristina De Sanctis dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, che grazie alle osservazioni del nostro spettrometro VIR, hanno identificato su Cerere la presenza di molecole organiche, ossia composti alifatici (praticamente degli idrocarburi dove non sono presenti delle strutture cicliche come il benzene).

Sulla loro origine, vi sono due scuole di pensiero: la prima è che sia trasportato su Cerere da un altro corpo celeste, per esempio una cometa.

La seconda è che si sia formato proprio su Cerere, dell’interazione tra le sue attività idrotermali e il terreno argilloso, che avrebbe svolto il ruolo di catalizzatore delle reazioni chimiche… Insomma, dai tempi di Palermo, se ne è fatta di strada.

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