Boncompagno da Signa

Boncompagno

Uno dei personaggi meno noti, ma più affascinanti del Medioevo e assai poco conosciuto è Boncompagno da Signa, un grammatico, scrittore e filosofo, uno dei primi autori a scrivere in lingua volgare.

Sappiamo che nacque a Signa, in provincia di Firenze, intorno al 1170, così almeno racconta alla fine di un suo trattato, la Rhetorica novissima, in cui scrive

Questa Retorica è stata composta a Bologna nell’anno del Signore 1235, indicazione ottava, per mano di Boncompagno oratore,che nacque nel Castello, che è detto Signa France e che dista dalla fiorente città di Firenze sette miglia; infatti quel castello è situato fra quattro fiumi e due ponti di pietra, per cui, per il decorso delle acque e l’abbondanza degli olivi è dotato di una indescrivibile amenità

Non abbiamo idea dello stato economico della sua famiglia, ma avendo vagabondato sin da giovane in Francia, Germania, Dalmazia, Grecia, Costantinopoli e Gerusalemme, probabilmente non se la passavano così male.

Giunto all’età adulta, cominciò a guadagnarsi da vivere, facendo il professore universitario di ars dictaminis, la capacità dello scrivere epistole ufficiali, per la cancelleria papale e dei vari signori laici, attività necessaria per la diplomazia e l’amministrazione, in periodo di analfabetismo diffuso. Tale compito era affidato al dictator, che, oltre a dovere seguire opportuni corsi universitari nella facoltà di
legge, per semplificarsi la vita aveva a disposizione dei manuali contenenti dei modelli standard di epistole, la cui eleganza stilistica variava in funzione del potenziale destinatario

Boncompagno, oltre a scrivere questi manuali, elaborò dei testi teorici sull’ornamento e l’armoniosa composizione delle sezioni, dato che le epistole, per la sensibilità dell’epoca, erano considerate alla stregua di orazioni, per cui dovevano seguire il loro stesso ordine compositivo, dalla salutatio, continuando con l’exordium e la narratio e terminando con la conclusio. Inter nos, mi domando che giudizio avrebbe dato il nostro Boncompagno, uomo dal pessimo carattere e dalio spirito sagace, dei nostri tempi di analfabetismo funzionale, in cui si hanno enormi difficoltà a scrivere e leggere mail..

Da quel che sappiamo Boncompagno esordisce nel mondo universitario a Bologna, dove cominci a insegnare tra il 1194 ed il 1203, con qualche comparsata a Roma: il nostro eroe era riuscito, in maniera alquanto rocambolesca, degna di Gianni Schicchi e Sisto V a ottenere una prebenda ecclesiastica, il che gli avrebbe permesso vivere senza lavorare. In pratica, dato che non si riusciva a scegliere il destinatario del beneficio, visto che i candidati e i loro protettori non si riuscivano a mettere d’accordo, Boncompagno si era finto moribondo. Le parti in causa, convinte che sarebbe durato poco e il tempo
della sua agonia sarebbe stato utile per trovare un compromesso, decisero di accordargli la prebenda, rischiando un coccolone, quando si accorsero di come il nostro eroe avesse invece una salute di ferro.

Il comune di Firenze, non credendo alla miracolosa guarigione dovuta all’intercessione di San Zanobi, gli tolse la prebenda: Boncompagno, mai domo, arrivò persino a rompere le scatole a papa Celestino III e tanto gliela intortò, che il Santo Padre spedì una una lettera contro i consoli e il popolo fiorentino. Ma facendo questi orecchie da mercante, il nostro eroe si rassegnò a vivere da laico, affrontando le inevitabili incertezze della sorte e la fatica di lavorare

Così Boncompagno ricominciò la sua vita da nomade: nel 1200 è ad Ancona, nel 1204 è daccapo a Roma. Nel 1206 lo troviamo a Vicenza, dove il 12 febbraio appare come testimone nell’atto di cessione della chiesa di S. Vito da parte dei Rettori degli scolari ai monaci camaldolesi. Fino al 1215 dovette svolgere la sua attività di insegnante a Bologna. Tra il 1215 e il 1220 soggiornò a Venezia, per poi nel 1222, guidare la cosiddetta secessione padovana: un gruppo di studenti e professori, in rotta per la questione delle tasse e della riduzione dell’autonomie universitarie, abbandonano l”Università di Bologna per aprirne una nuova nella città veneta

Tra il 1229 e il 1234 è a Reggio, dove lavora come impiegato della curia vescovile e l’anno dopo torna a insegnare a Bologna. Secondo quanto racconta il cronista Salimbene, Boncompagno ritornò un’altra volta a Roma, seguendo il consiglio degli amici, per vedere se poteva entrare nella Curia romana; fallito il tentativo, ritornò in patria vecchio e infermo e finì i suoi giorni in un ospedale vicino a Firenze. Il Necrologium della chiesa di S. Reparata, conservato all’Opera del duomo di Firenze, alla data di un 23 ottobre (l’anno è ignoto) porta l’indicazione della morte del “Magister Boncompangnus”: B. morì dunque all’ospedale di S. Giovanni Evangelista, vicino alla chiesa di S. Reparata, dopo il 1240.

Spirito bizzarro, spregiudicato e attento osservatore della realtà, Boncompagno era capace di beffe atroci contro la credulità e la dabbenaggine di scolari e anche colleghi, ma di animo generoso, si mostrava estremamente sensibile ai bisogni degli studenti poveri; amico di potenti, era però geloso della sua indipendenza, li trattava da pari a pari, preferendo vivere povero, ma libero

Con il suo temperamento scettico fu sempre pronto a ridicolizzare il miracolismo: prese infatti posizione contro il celebre frate Giovanni da Vicenza. Salimbene da Adam, nella sua Cronica del 1283 riferisce anche di una  sua burla organizzata per prendersi gioco della credulità dei Bolognesi: pare infatti che Boncompagno avesse fatto spargere la voce che si sarebbe levato in volo dalla cima di un monte. Messosi delle grandi ali ai piedi, disse alla folla riunitasi in attesa del miracolo

“che se ne andasse con Dio e si accontentasse di aver visto il volto di Boncompagno”

Ma cosa scrisse di preciso Boncompagno, per essere così famoso e famigerato ?

  • Il Boncompagnus o Rethorica Antiqua, in sei libri, un manuale dedicato all’attività di dictator, su come scrivere le lettere relative agli studenti e dei maestri allo Studio di Bologna, di relative alla Curia, di quelle destinate al papa, all’imperatore, agli ecclesiastici, ai nobili.
  • Breviloquium. In trentaquattro capitoli dedicati alla stesura degli incipi
  • Cedrus. su come scrivere gli statuti di comuni e associazioni
  • Mirra, su come stendere un testamento
  • Oliva, data la sua esperienza personale, sui privilegi e delle conferme, tanto ecclesiastiche quanto laiche, in modo che l’autorità comunale non possa metterci bocca
  • Palma, sul corretto uso della punteggiatura
  • Tabulae, le forme da usare scrivendo al papa, all’imperatore, ai re, agli ecclesiastici ed ai laici
  • Oculus pastoralis, destinata ai politici dell’epoca, contenente modelli di discorsi da pronunciarsi nei momenti più importanti della vita pubblica.
  • Rethorica novissima, un manuale di istruzione per futuri avvocati
  • Tractatus virtutum, sull’etica, i vizi e le vitù
  • Liber de amicitia, un insieme di bozzetti sull’amicizia, messi in forma di dialogo fra il Corpo e l’Anima, che si appellano alla Ragione.
  • Libellus demalo senectutis et senii, dedicato ad Ardingo vescovo di Firenze (1230-1249) verso il 1240, è l’ultimo scritto di Boncompagno. In esso lo scrittore, polemizzando con Cicerone che parlò “de bono senectutis”, parla della vecchiaia e dei suoi mali
  • Liber de obsidione Ancone,  l’unica opera storica di Boncompagno e narra con ricchezza di particolari e grande vivacità di stile l’assedio sostenuto dagli Anconitani contro l’esercito tedesco guidato dal cancelliere Cristiano di Magonza e contro i suoi alleati veneziani, nel 1172, e conclusosi felicemente con l’arrivo di rinforzi guidati da Aldruda contessa di Bertinoro.
  • Rota Veneris, una sorta di ars amatoria dedicata alla stesura delle lettere d’amore, sia da parte degli uomini, sia delle donne.

Insomma, un uomo dal multiforme ingegno, il papà di tutti coloro che si occupano di editing e scrivere manuali di scrittura creativa !

Un pensiero su “Boncompagno da Signa

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