Mausolei Imperiali a San Pietro

petrus

Ha destato un poco di sorpresa, la storia, raccontata ieri, della presenza accanto alla basilica costantiniana di San Pietro la presenza di due mausolei imperiali, l’uno appartenente a Onorio, l’altro di incerta attribuzione, connessi tra loro per mezzo di un nartece e comunicavano con la parte settentrionale del transetto della basilica per mezzo di un altro nartece.

A dire il vero, alcuni archeologi, a seguito di scavi compiti negli anni Cinquanta, hanno provato ad attribuire il mausoleo ignoto all’epoca di Caracalla: attribuzione che però mi lascia perplesso. Da una parte, la pianta di entrambi, circolare all’esterno, ottagonale all’interno, con nicchie che alleggeriscono la struttura muraria, presuppone la conoscenza dei mausolei tardo antichi, la tomba di Galerio a Tessalonica e quelle di Elena e Costantina a Roma, derivati dal Tempio di Minerva Medica all’Esquilino.

Dall’altra, le dimensione simili dei due edifici, per il Mausoleo di Onorio il diametro è di 15 metri e mezzo, per l’altro è di poco più di 16,75 metri e le nicchie di 4,5 metri di larghezza e 2 metri di profondità, suggeriscono che siano frutto di un progetto unitario.Alcuni studiosi suggeriscono come il mausoleo ignoto risalga invece all’epoca dei Secondi Flavi e sia la tomba di Anastasia, sorellastra di Costantino e che Onorio abbia voluto imitarlo, per rendere omaggio alla famiglia del primo imperatore cristiano. Tuttavia, mancando sia una testimonianza documentale precisa, sia resti archeologici, per quanto suggestiva, anche questa ipotesi manca di fondamento.

pianta

Nel Medioevo, entrambi i mausolei ebbero una storia complessa e affascinante: quello di Onorio si trasformò nella cappella di Santa Petronilla. Nel 757 papa Paolo I, per adempiere alla promessa fatta dal suo predecessore e fratello Stefano II al re dei Franchi Pipino, decise di traslare il corpo della presunta figlia di San Pietro dalla Catacomba di Domitilla sull’Ardeatina e non sapendo dove metterlo, decise di piazzare le reliquie in uno dei sarcofaghi teodosiani.

Nel Natale del 800, Carlo Magno si recò nel mausoleo, per rendere omaggio alla Santa e affermare la continuità simbolica del suo stato con quello degli ultimi imperatori romani, al contempo pagando una serie di lavori di decorazione e di restauro, diventando la chiesa nazionale francese a Roma.

Nell’846 i saraceni fecero scempio della costruzione e per molto tempo il corpo di Petronilla si credette perso o trafugato dai francesi. Nel 1470 le spoglie furono rinvenute durante i lavori di restauro voluti da Luigi XI, che qualche anno dopo, portarono alla scoperta della misteriosa tomba dell’uomo accompagnato con un bambino. Carlo VIII ruppe talmente le scatole a Innocenzo VIII, che il Papa dovette riconoscerne ufficialmente il patrocinio . Di conseguenza la chiesa iniziò a essere chiamata la «Cappella del Re di Francia».

Nel 1497, il Mausoleo Onoriano assume un ruolo centrale nella Storia dell’Arte; il benedettino Jean de Bilhères-Lagraulas,  venuto a Roma nel 1491 a capo di una delegazione inviata da Carlo VIII presso la corte papale, governatore di Roma durante il periodo di sede vacante seguito alla morte di Innocenzo VIII, e fu poi tra i primi a essere creato cardinale di Santa Sabina da Alessandro VI, nel settembre 1493, si sente vicino alla morte.

pietà

 

Per decorare la sua tomba, che da buon francese vuole in Santa Petronilla, decide di affidarsi a un giovane scultore fiorentino, tale Michelangelo a cui da l’incarico di di scolpire

“una Vergene Maria Vestita, con un Christo morto in braccio, grande quanto sia uno homo giusto”

Nel contratto per la commissione della statua, il banchiere Jacopo Galli garantisce al cardinale che la statua sarà

“la più bella opera di marmo che sia hoge in Roma et che maestro nissuno la faria megliore hoge”

Michelangelo impiega ben nove mesi per scegliere il blocco di marmo e trasportarlo dalle cave di Carrara a Roma, il contratto ufficiale per la realizzazione della Pietà vaticana, infatti, è firmato nell’agosto del 1498 e prevede un solo anno per la consegna dell’opera. Dalle ricevute di pagamento non risulta chiaro se lo scultore abbia rispettato la data di consegna: riceve un pagamento dalla banca Ghinucci, esecutrice testamentaria del cardinale Bilhères, nel luglio del 1500 e questa pare la data più verosimile per il completamento dell’opera. C’è però un insolito pagamento dello stesso Michelangelo a un certo “Sandro muratore”, che compare qui per la prima e ultima volta nei suoi conti, il 6 agosto 1499: potrebbe essere stato pagato per installare la statua della Pietà nella chiesa di Santa Petronilla. In questo caso le scadenze contrattuali sarebbero state rispettate

Ma dove era di preciso la Pietà ? Dalle caratteristiche della statua, sappiamo che non poteva essere posta molto in alto e che doveva essere situata in un luogo che ne permettesse sia la visione laterale, sia frontale.

Alcuni indizi, poi, fanno pensare che Michelangelo abbia considerato il punto di vista da sinistra a destra come quello privilegiato. Inoltre la Pietà non poteva essere posta sull’altare maggiore, che era proprio davanti all’ingresso del Mausoleo, essendo tutto lo spazio occupato dal ciborio e dalle colonne tardo antiche: per cui, la posizione più probabile sembra essere la nicchia proprio alla sua sinistra, che sappiamo da fonti quattrocentesche essere stata dedicata alla Vergine e al Salvatore.

Dopo questo momento di gloria, nel 1520, fu cominciata la demolizione del Onoriano, che negli anni successivi, portò alla scoperta della tomba di Maria, moglie del figlio di Teodosio.

 

Il mausoleo ignoto, invece, per le decorazioni volute da Gregorio III, in polemica con gli iconoclasti, fu dedicato alla Madonna e per una serie di miracoli, all’icona lì conservata fu prima attribuita la capacità di proteggere il fedele dalla malaria, da cui il nome di Madonna della Febbre, poi, dato che secondo una leggenda del Quattrocento, colpita da una palla da gioco durante una partita a bocce tra cardinali, cominciò a sanguinare, fu poi chiamata della Bocciata.

Cambiò infine nome in Cappella di Sant’Andrea nel 1462, quando la reliquia della testa dell’apostolo, messa in salvo dall’invasione della Morea da parte dei Turchi, giunse in Italia attraverso il porto di Ancona e fu condotta a Roma dove il cardinale Bessarione la consegnò a Pio II al ponte Milvio e fu portata in corteo fino alla basilica di san Pietro.

Dopo la demolizione del Mausoleo Onoriano, vi fu trasferita la Pietà di Michelangelo: A poco distanza sorgeva l’obelisco Vaticano che fu poi spostato nel 1586 da Domenico Fontana per papa Sisto V Peretti di fronte alla nuova basilica ancora in costruzione.

Però, portando forse iella la Pietà ai mausolei tardo imperiali, la cappella di Sant’Andrea fu demolita tra il 1776 ed il 1784, durante il pontificato di papa Pio VI, la costruzione fosse distrutta proprio per far posto alla nuova sacrestia di Carlo Marchionni.

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Ho accennato al ritrovamento durante la demolizione del Mausoleo Onoriano della tomba dell’imperatrice Maria. Il corredo ritrovato fu suntuosissimo. A tale proposito Rodolfo Lanciani racconta:

La bellissima imperatrice giaceva in una bara di granito rosso, con indosso le vesti imperiali intessute d’oro; dello stesso materiale erano il velo e la sindone che copriva la testa e il petto. La fusione di questi materiali produsse un considerevole ammontare di oro puro, il cui peso è riportato differentemente come di trentacinque o quaranta libbre. […] Alla destra del corpo c’era un cesto di argento puro, pieno di recipienti e porta-profumi, scolpiti nel cristallo di rocca, nell’agata e in altre pietre preziose. Erano trenta in totale, tra i quali c’erano due coppe, una tonda e una ovale, decorate con figure ad altorilievo, di gusto squisito, e una lampada, fatta d’oro e cristallo, della forma di una conchiglia corrugata, con il foro dell’olio protetto e camuffato da una mosca d’oro, che ruotava attorno ad un perno. C’erano anche quattro vasi d’oro, uno dei quali tempestato di gemme.

In un secondo cestello di argento sbalzato, posto sul lato sinistro, furono ritrovati centocinquanta oggetti: anelli d’oro con pietre incastonate, orecchini, collane, bottoni, spille per capelli eccetera, ricoperti di smeraldi, perle e zaffiri; una noce d’oro, che si apriva a metà; una bulla pubblicata in un lavoro di Mazzucchelli; e uno smeraldo inciso con il busto di Onorio, valutato cinquecento ducati. Gli oggetti d’argento erano scarsi; di questi troviamo menzionati solo una pinza per capelli e una cerniera a sbalzo.

Le lettere e i nomi incisi su alcuni pezzi provano che formavano il mundus muliebris (doni nuziali) e gli articoli di toletta di Maria […] A fianco dei nomi dei quattro arcangeli – Raffaele, Gabriele, Michele e Uriele – incisi su di una fascia d’oro, quelli di Domina Nostra Maria e di Dominus Noster Honorius comparivano su altri oggetti. La bulla era incisa con i nomi di Onorio, Maria, Stilicone, Serena, Termanzia e Eucheio, posti a raggiera a formare una doppia croce con l’esclamazione “Vivatis!” tra loro. Con l’eccezione di questa bulla, […] ciascun pezzo è scomparso. […] Non si trattava del lavoro di orefici del quinto secolo, ma erano di origine classica; infatti rappresentavano una porzione dei gioielli imperiali, che Onorio aveva ereditato dai suoi predecessori, e che aveva offerto a Maria in occasione del suo matrimonio. Claudiano, il poeta di corte, li descrisse espressivamente come quelli che avevano brillato sul petto e la testa delle imperatrici dei giorni andati.

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Di tutto questo ben di Dio è rimasta solo la Bulla. Il resto probabilmente è andato fuso… Per i casi della vita, all’appello delle tombe imperiali ritrovate, Maria, l’uomo misterioso, forse Eucherio, l’altro figlio di Stilicone, il bambino, mancano proprio quelle di Onorio e dell’altra moglie Termanzia.

Ora, questo non vuol dire che sotto il pavimento della Sacrestia di San Pietro vi sia la versione tardo antica della tomba di Tutankhamon. Semplicemente è che non c’è rimasta traccia documentale di un loro ritrovamento, che può essere avvenuto nell’Alto Medioevo

3 pensieri su “Mausolei Imperiali a San Pietro

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