Lezioni per l’Esquilino

lezioni

Karl-Heinrich Müllers, oltre ad essere stato un abile uomo d’affari, fu uno dei primi a capire come si potesse guadagnare nella riconversione immobiliare di fabbriche abbandonate, è stato un innamorato dell’Arte.

Fin da ragazzo, ha investito suoi guadagni in un collezionismo onnivoro, che andava da Beuys a Rembrandt, da Giacometti all’arte Khmer: però, come ogni collezionista, nel 1982, si è trovato davanti alla domanda tragica:

“E mo’ sta robba, ‘ndo la piazzo ?”

Come risposta ha acquistato, sulle rive dei fiume Neus, a 15 chilometri da Dusseldorf, una villa neoclassica, la Rosa Haus, costruita nel 1816 come residenza estiva di una famiglia di industriali locali. Il suo ampio parco, all’inizio del Novecento, a causa dello scavo di un’ansa artificiale del fiume Erft, al fine di limitarne le piene, si è trovato trasformato in un’isola.

Müller, per prima cosa, ha incaricato il paesaggista Korte di ricrare il paesaggio fluviale antecedente alla costruzione della Rosa Haus; poi, nel desiderio di creare una sintesi tra Natura e Cultura, ha commissionato allo scultore Heerich di progettare undici diversi padiglioni, di diverso aspetto e dimensione, illuminati solo di luce naturale, da disseminare per il parco, in modo da creare una sorta di percorso estetico e spirituale con cui far godere al meglio ai visitatori le sue collezioni.

Padiglioni completati nel 1987, che portano alla nascita del Museum Insel Hombroich; dato che l’appetito vien mangiando, nel 1994 Müllers decide di acquistare l’area confinante alla Rosa Haus, la Raketenstation, il cui nome, da fumetto di Bonvi, nasconde una realtà ben più angosciante: si tratta di una ex base missilistica della Nato, dismessa al termine della guerra fredda.

Müllers ha l’intenzione di aggiungere agli ex edifici militari, i bunker e gli hangar per i missili, una serie di padiglioni, stavolta non dedicati alla contemplazione, ma alla creazione: vorrebbe infatti utilizzarli per laboratori per costruire una comunità dedicata alla sperimentazione artistica e culturale. Si realizzano così il Siza Pavillon, sede dell’archivio Heerich per la fotografia, un auditorium, il Fontana Pavillon, per
custodire l’opera Il Sole dello scultore italiano, una foresteria per ospitare artisti.

In più, in collaborazione con un’altra collezionista, Marianne Langen, viene costruito un nuovo spazio museale, progettato da Tadao Ando, dedicato all’arte giapponese.

Dal 2002 in poi Müllers rende concreta la sua utopia, coinvolgendo decine di artisti nel suo progetto OrtLabor, che sperimenta una collaborazione comunitaria tra artisti, scienziati e architetti, per ripensare il paesaggio, in modo che si possano coniugare assieme innovazione tecnologica, esigenze di una società post industriale e rispetto per l’ambiente

Nel 2007 Müllers muore, però, consapevole di avere realizzato i suoi sogni… La sua esperienza è un’importante lezione per l’Esquilino: nei prossimi anni il Rione sarà oggetto di numerosi interventi, tra cui quello finalizzato a rendere il Mercato un polo dell’arte contemporanea.

L’obiettivo comune alle varie associazioni e comitati, ogni tanto me ne perdo qualcuno, non sarà solo pungolare le istituzioni affinché i vari progetti siano portati a compimento in tempi non geologici, ma che le varie iniziative non siano a compartimenti stagni, note solo a pochi iniziati, come sta succedendo purtroppo a quelle di Villa Altieri, ma dialoghino in una comune rete culturale, che portino avanti attività di innovazione, capaci di cambiare il rapporto tra cittadino e territorio.

L’Esquilino è stato teatro di decine di iniziative, alcune carine, altre inconcludenti, altre ancora tormentate dalla iella: ciò che è mancata, a differenza di quanto fatto da Müllers, è la continuità e la globalità. Far passare una banda sotto i Portici di Piazza Vittorio dopo una conferenza stampa è bello, ma non basta più.

Il passo successivo è usare la cultura e la socialità per il recupero dello spazio urbano, per supportare le iniziative in difesa dei più deboli, per valorizzare le nostre risorse.

E’ la sfida che ci attende a tutti quanti nei prossimi anni… E di occasioni, per portarla a buon fine, per una volta ne abbiamo a bizzeffe… Cerchiamo tutti quanti di non sprecarle…

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