Ultime Cene

ultima cena apollinare

Da Costantino in poi, le abitudini dei ricchi e nobili romani nel banchettare cambiano profondamente: il triclinium, noto per i tanti film di genere peplum, viene sostituito dallo stibadium, un grande divano a forma semicircolare disposto attorno al tavolo dei commensali.

Come testimoniano alcune celebri rappresentazioni, tra cui il mosaico della Piccola Caccia nella villa del Casale a Piazza Armerina e quello della villa del Tellaro in Sicilia, lo stibadium nasce inizialmente come struttura ampiamente effimera per il banchetto all’aperto, soprattutto in occasione di battute di caccia e di feste religiose. Era quindi una struttura relativamente leggera così da essere facilmente rimovibile e collocata in altri contesti, inizialmente costituita da un grande cuscino imbottito di foglie e in un secondo momento realizzata in legno.

Tuttavia, il fatto che forma ricurva dello stibadium avesse il vantaggio di lasciare libera la parte centrale della stanza per servire più comodamente il pranzo o per intrattenere gli ospiti con spettacoli di attori, musicisti e danzatori, ne facilita non solo la diffusione, ma la sua trasformazione da struttura transitoria a permanente, in muratura, come nella villa del IV secolo d.C. a Faragola, in Puglia o quello del Palatino, le cosiddette terme di Eliogabalo, in cui furono trovate le insegne imperiali di Massenzio

Ora, per le sue caratteristiche, come dire, teatrali, lo stibadium enfatizzava il ruolo dei commensali, ponendoli a un livello superiore rispetto al resto della sala, in modo da concentrare su di loro il ruolo degli altri presenti, fu adottato dall’etichetta imperiale tardo antica, basata sull’esaltazione del ruolo dell’imperatore.

Ne da testimonianza il buon Sidonio Apollinare che in una lettera, scritta a Lione nel 469 , descrive l’invito ad Arles nel 461 a giacere a mensa su di uno stibadium a fianco dell’imperatore Maggiorano ed ai più alti funzionari dell’impero secondo una rigida etichetta di corte che prescriveva ormai, non solo l’ordine dei posti (nei duo cornua, i due estremi, i personaggi più eminenti e via via in ordine antiorario decrescente tutti gli altri dignitari), ma anche il succedersi della conversazione. Ovviamente, l’ultimo posto, quello più iellato fu assegnato al poeta, che finì per trovarsi nello scomodo giaciglio sul fianco sinistro dell’imperatore

Tutto ciò, basandosi sulla relazione così come l’imperatore è l’immagine di Dio in Terra, Dio è l’Imperatore del Cielo, entrambi garanti dell’armonia e dell’ordine cosmico, passò nell’arte paleocristiana. Un esempio lo abbiamo nel mosaico di san Apollinare Nuovo dedicato all’Ultima cena.

Cristo occupa il posto d’onore, quello dell’imperatore, in margine dextro; a Giuda, viene riservato l’estremo posto a sinistra, il cornu sinistro, quello dedicato nell’etichetta imperiale all’ospite d’onore, al console. Questo perché entrambi sono i protagonisti principali del dramma della Passione e della Redenzione,

Gli Apostoli tra l’altro, incerti su chi guardare e con chi conversare, seguono lo stesso protocollo descritto da Sidonio Apollinare, discendente in ordine d’importanza da sinistra verso destra, con il posto meno importante assegnato a Pietro, il servo dei servi di Dio

Curioso è il fatto che sul tavolo assieme al pane compaiono i pesci, invece dei rituali calici di vino, poiché anche il pesce era considerato un mezzo di nutrimento spirituale e simbolo del banchetto eucaristico. Inoltre questo era simbolo simbolo di Cristo, perché deriva dal termine greco  Ichthýs, ”pesce”, considerato come l’acrostico delle parole , Iēsous Christos, Theou Yios, Sōtēr, cioè Gesù Cristo figlio di Dio e Salvatore.

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Questa invenzione iconografica ravennate si diffuse rapidamente, grazie al fatto che fu riprodotta sia nelle coperture degli evangelari, come il Dittico delle Cinque Parti, conservato nel Tesoro del Duomo di Milano e nei codici porpurei contenenti le Sacre Scritture, così denominati per la pergamena tinta in porpora in cui venivano scritte, il più famoso dei quali è il Codex purpureus rossanensis, oggetti di lusso che facevano alquanto irritare il buon San Girolamo, il quale ribadiva, parlando dei ricchi della sua epoca

Si tinge la pergamena di colore purpureo, si tracciano le lettere con oro fuso, si rivestono i libri di gemme, ma nudo, davanti alle loro porte il Cristo muore

Invenzione iconografica ripresa poi dall’arte bizantina, che, in virtù della sua caratteristica conservatrice, per secoli lo ripropose come modello figurativo, pur perdendone con il tempo il ricordo dell’iniziale simbolismo

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