Mangiare e bere a Ostia Antica

diana

Tutto si può dire, tranne che le nelle antiche città romane si potesse dormire tranquilli: il traffico notturno, il rischio di incendi e la movida rendevano ben difficile cadere tra le braccia di Morfeo. Soprattutto la movida: può sembrare strano, ma per la scarsità di cucine dignitose nelle insule, il plebeo romano amava mangiare fuori. Quando non riusciva a scroccare pranzo o cena da qualche ricco patrono, doveva contentarsi delle osterie, che, come funghi, riempivano le strade.

Qualche erudito, con piglio degno di un teologo bizantino, cerca di distinguere tra taberna vinaria, una sorta di pub dell’epoca, in cui si poteva bere vino e mangiare stuzzichini, le popinae, le antenate delle fraschette e le cauponae, le osterie vere e proprie, con locali per mangiare, camere per dormire, spesso associate a bordelli.

Ma in realtà, la plebe latina, di queste distinzioni, se ne fregava alquanto: usava tranquillamente queste parole come sinonimi… Tranne forse thermopolium, termine che ogni tanto fa capolino in qualche libro di latino: lo usa infatti il buon Plauto in una commedia dove si burla dell’usanza diffusa fra i suoi contemporanei di inventare parole grecizzanti per pedanteria!

In ogni caso, questi locali erano costituiti da una grande sala, che si affacciava su una strada affollata, con un bancone in muratura nei pressi dell’ingresso, decorato con lastre marmoree o di terracotta in cui erano incassate delle giare (dolia) o anfore e le pareti coperte di scaffalature, per conservare prosciutti, formaggi, vasi pieni di garum e di ogni altro ben di Giove, una cucina e nei locali più chic di un giardino interno (viridarium) con triclinio, per permettere agli avventori di mangiare all’aperto, all’ombra di
pergolati.

L’antico romano medio e alquanto affamato entrava, si avvicinava al bancone, dato che spesso non sapeva leggere, come in Cina e in Giappone, guardava le riproduzioni dipinte dei cibi in vendita, le indicava per ordinarle e pagava un prezzo differente nel caso decidesse se consumare le vivande a casa oppure direttamente nel locale.

Ostia antica pullula di locali di questo tipo: la meglio conservata è forse il locale nella via di Diana, che rispecchia molto bene la descrizione data nelle righe precedenti.

Si è conservato molto bene il bancone marmoreo con lavabo per i piatti e un mortaio per aiutare il cuoco a preparare i condimenti. Di fianco all’entrata si trovano delle panchine, e sopra di esse sono stati rinvenuti affreschi ben conservati, che per darsi un tono elegante rappresentano motivi architettonici, figure umane, imitazioni di marmo su uno sfondo bianco.

cibo

Nella porzione centrale della parete c’è un tavolo in marmo dotato di un ripiano inferiore e ulteriori tre ripiani posti superiormente a scaletta. Sulla parete, affreschi raffiguranti cibo e bevande come olive, uova, rape, cocomeri o forse forme di formaggio rosso permettano agli avventori di decidere come ordinare

Le stanze limitrofe a questa appartenevano al bar stesso; in una sono stati rinvenuti un fornello per cucinare e una grossa giara sotterrata a metà, la quale era usata per conservare una scorta di vino o olio.

A titolo di curiosità, per mostrare anche le ombre dell’epoca, nel locale è stato trovato anche un collare metallico con un’iscrizione latina che dice

“Tienimi cosicché non fugga. Sono uno schiavo fuggitivo”

Insomma, l’oste era un padrone e un datore di lavoro alquanto discutibile…

Altri locali, come dire, di lusso, erano la Tabernae dei Sette Sapienti, poi incorporata nelle omonime terme, che prende il nome dagli affreschi di una delle stanze che raffigurano i “sette saggi greci”, come ad esempio THALÈS MEILÈSIOS Talete di Mileto o quella associata alle Terme dell’Invidioso, che prendono il nome da un mosaico che rappresenta un pescatore che ha catturato due pesci, mentre un ragazzo gli fa il gesto delle corna: lui è l’inbidiosos che dà il nome all’edificio.

Altri locali, come dire, di tendenza dell’epoca, erano la caupona di Fortunatus, che si trova lungo il decumano, all’ingresso della via della Fontana ed è decorata da un mosaico pavimentale, il quale mostra un cratere inquadrato da un’iscrizione che invita a bere vino se si ha sete… Oppure la caupona di Alexander, che fu allestita all’interno della Porta Marina e dove si vede un mosaico raffigurante una danza grottesca, una Venere e due pugili.

O infine la caupona del Pavone,che serviva i quartieri residenziali lungo il cardo verso il sud della città, provvista da una grande sala con il bancone in fondo e da una saletta riservata decorata con eleganti affreschi.

Più popolari, invece era il chioschetto da Proclus e Fortunatus, presso le Terme del Nettuno, in cui, a ogni ora del giorno, si poteva bere un bicchiere di vino al volo..

2 pensieri su “Mangiare e bere a Ostia Antica

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