La legge della caduta tendenziale del saggio del profitto capitalistico

karl-marx-city-tiff-2

Una delle tesi più complesse e controverse del pensiero di zio Karl è la legge della caduta tendenziale del saggio del profitto capitalistico, che, a suo avviso, avrebbe portato all’estinzione della società capitalista. Il punto di partenza della suo ragionamento, grazie a Dio, è alquanto banale.

In un’economia di mercato, vi è concorrenza tra imprenditori di uno stesso settore (zio Karl era troppo puro di cuore per concepire meccanismi di cartello) , che obbliga ciascuno di essi a cercare di produrre merci sempre meno costose al fine di non vedere ridotte le proprie quote di mercato (avendo una stima troppo elevate dell’intelligenza umana, non riusciva a concepire fenomeni come l’Apple).

Per ottenere questa riduzione di prezzo, gli imprenditori, dovranno investire in macchinari capaci di produrre un maggior numero di merci in minor tempo, in modo che il minore costo unitario sia compensato dalla maggiore quantità venduta.

Per mantenere questo trend, il capitalista dovrà investire parte del guadagno supplementare ottenuto nella tecnologia produttiva. Zio Karl, girando per le fabbriche, si era reso conto che i i nuovi macchinari, pur avendo rispetto ai macchinari precedenti una resa superiore in termini di produttività, avevano anche un costo superiore.

Di conseguenza, l’aumento del costo di produzione delle nuove merci sarebbe stato stato superiore all’incremento dei guadagni dovuti alla loro vendita: per cui nel lungo periodo, il saggio di profitto (la percentuale di guadagno netto, cioè quello che rimane una volta sottratte le spese di produzione) tende col tempo a diminuire e non ad aumentare.

Questo vulnus ha due antipatici effetti collaterali: da una parte il capitalista, visto la continua diminuzione della redditività, sposterà i suoi investimenti dalle attività produttive a quelle finanziare, incrementando la disoccupazione. Dall’altra cercherà di compensare i costi legati ai capex, ossia alle macchine, riducendo quelli connessi agli opex, ossia risparmiando sui salari.

Il che, però, è pezza peggiore del buco, dato che questo provoca la caduta del potere di spesa delle masse lavoratrici, che oltre essere desiderose di prendere a randellate in capo il suddetto capitalista, non hanno più i soldi per comprare le merci , riducendo di nuovo il saggio di profitto delle imprese.

Per cui, per questa legge, legata alla natura stessa del capitalismo, la rivoluzione proletaria è inevitabile: la questione è che zio Karl, pur non essendo scemo, ragionava secondo l’ottica e l’esperienza del suo tempo. Dal punto di vista logico, diversi assunti del sua riflessione, con il senno di poi si sono rilevati inesatti: da una parte la produttività del singolo operaio, a parità di infrastruttura tecnologica, può essere incrementata ottimizzando i processi e migliorando la sua formazione, dall’altra il refresh dei macchinari, con l’evoluzione tecnologica, produce una riduzione, non un incremento dei capex.

Eppure, se esaminiamo i dati economici degli ultimi decenni, si ha l’impressione di come il saggio di profitto stia calando: con tutti i punti di attenzione legati ai parametri considerati, se consideriamo, come fanno numerosi economisti, anche non marxisti, il PIL pro capite come indicatore dell’andamento del saggio di profitto, nel periodo che va dal 1973 al 2008, terminato l’effetto dovuto alla ricostruzione post Seconda Guerra Mondiale è stato all’incirca la metà del saggio di crescita registrato negli anni 1950-1973. Se dal calcolo si escludesse la Cina, esso sarebbe ancora inferiore

E all’interno di questa stessa serie storica la crescita è sempre minore col passare degli anni. La crescita mondiale negli anni Novanta è stata mediamente inferiore a quella dei decenni precedenti , e il decennio successivo si è chiuso con la peggiore crisi mondiale degli ultimi ottanta anni. Tra il 1960 e il 1970, il Pil mondiale non è mai cresciuto ad un ritmo inferiore al 4 per cento; dal 1991 in poi, in nessun anno è cresciuto ad un ritmo superiore al 4 per cento, nonostante la globalizzazione.

I motivi di tale di tale caduta sono probabilmente legati a motivazioni diverse da quelle ipotizzate da zio Karl, che vanno dalla saturazione dei mercati alla crescita dei costi d’attrito, però la sua presenza ha condizionato la storia economica di questi anni, dalle bolle speculative, nate dal ricollocare il capitale da attività industriali ad attività finanziarie a maggiore redditività, alla globalizzazione, per diminuire i costi operativi e ampliare i mercati, alla corsa verso la singolarità, per ridisegnare a fondo il processo produttivo…

2 pensieri su “La legge della caduta tendenziale del saggio del profitto capitalistico

  1. Pingback: La singolarità è già arrivata… | ilcantooscuro

  2. Pingback: Liberi dal Bisogno | ilcantooscuro

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...