La Tomba d’Alessandro

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Uno dei misteri più intriganti e affascinanti dell’antichità è quello relativo alla tomba di Alessandro Magno: quando il Macedone morì, i suoi generali, tra cui Perdicca, Tolomeo e Seleuco cominciarono a litigare riguardo a dove la sua salma sarebbe dovuta essere sepolta. Disputa che a noi contemporanei può apparire idiota, ma che all’epoca aveva un grande significato politico: chi controllava il cadavere di Alessandro, poteva, in qualche modo, definirsi suo principale erede.

A rendere più tesa la situazione ci si mise l’indovino di corte, Alessandro di Telmesso, che gettò benzina sul fuoco garantendo che il luogo di sepoltura di un re così grande e vittorioso avuto a sua volta garanzia di prosperità e vittoria.

Così Perdicca, da buon macedone tradizionalista, voleva farlo seppellire ad Aigai, la nostra Verghina, forse nel mausoleo che attribuiamo con ogni probabilità al padre Filippo.

Tolomeo, dando retta all’ultima esternazione del capriccioso Alessandro, suggeriva l’oasi di Siwa, il luogo dove i sacerdoti di Amon, per tenerselo buono, lo avevano dichiarato figlio della divinità. Seleuco, poco convinto del fatto che un cadavere dovesse essere portato a spasso per tutto il mondo conosciuto, sosteneva un

seppelliamolo dove è passato a miglior vita,

ossia a Babilonia.

Non trovando un accordo, Perdicca, che era il provvisorio capo dell’esercito, stanco della disputa, dopo più di un mese con un colpo di mano prese il cadavere di Alessandro e organizzò un corteo funebre tanto lento quanto solenne, per portarlo ad Aigai

Claudio Eliano, nella sua Storia Varia, scritta nel II secolo d.C, raccontò come Tolomeo, insoddisfatto da tale decisione, quando il corteo arrivò a Damasco, mandò i suoi agenti segreti, che in un raid notturno, sostituirono il cadavere di Alessandro diretto in Macedonia con un fantoccio, lasciando però a Perdicca l’armatura, il diadema e lo scettro del grande condottiero

Ottenuta l’imperiale salma, il buon Tolomeo si pose il problema di che diavolo farci: seppellirla a Siwa, dato che il posto, era come dire, alquanto fuori mano, non pareva più un’idea geniale. Per cui optò per una più comoda Menfi, in cui vi erano le piramidi dei primi faraoni. Sappiamo dal buon vecchio Pausania, che la tomba in cui Alessandro fu seppellito, fosse “more macedone“, ossia un monumentale tumulo, simile a quello di Verghinia e di Anfipoli.

Però, a quanto pare, non era suo destino riposare in pace: Tolomeo II, per dare lustro alla sua capitale Alessandria, fece costruire un secondo tumulo, assai più grande del precedente, il Soma, nei giardini del palazzo reale e vi trasferì il corpo del Macedone, depositandolo, secondo la tradizione faraonica, in un sepolcro d’oro, come dice Diodoro Siculo

“realizzato su misura del corpo”.

Da quel momento in poi, i Lagidi cominciarono a farsi seppellire nelle stanze laterali di tali tumulo, finché Tolomeo IV decise di monumentalizzare ulteriormente l’area: fece costruire, per isolare la tomba dal resto del palazzo, un ampio porticato con un ordine gigante di colonne corinzie, il peribolos. Il cortile risultante, nel tempo, fu riempito da quelli che Lucano chiamava

Mausolea e pyramides

ossia le tombe dei Tolomei, che, a seconda dei gusti dei defunti, potevano somigliare a piccole piramidi, come la Cestia a Roma o tempietti…

Sappiamo come nel 48 a.C. Gaio Giulio Cesare visitasse la tomba di Alessandro; pochi anni dopo, Cleopatra o per mancanza di spazio o per ambizione, fece costruire un nuovo mausoleo, forse modello di quello di Augusto, sempre nel Palazzo Reale, ma in modo che fosse visibile dal mare.

Dopo la vittoria di Azio, Ottaviano visitò a sua volta il mausoleo. Così racconta l’episodio il gran pettegolo di Svetonio

si fece mostrare il sarcofago e il corpo di Alessandro Magno, prelevato dalla sua tomba: gli rese omaggio mettendogli sul capo una corona d’oro intrecciata con fiori. E quando gli chiesero se voleva visitare anche la tomba di Tolomeo, rispose che voleva vedere un re, non dei cadaveri.

Successivamente, sempre secondo Svetonio, la tomba venne visitata da Caligola, che tuttavia la saccheggiò parzialmente portando via la corazza che copriva il petto della mummia. Settimio Severo, poi, fece sigillare il mausoleo per fare in modo che nessuno disturbasse più il riposo del re macedone. Un ulteriore “atto vandalico” nei confronti del sepolcro si ebbe però da parte di Caracalla, che rimosse la tunica, l’anello e la cintola indossate dal cadavere, limitandosi però a depositarle sul sarcofago stesso.

Da quel momento in poi, con la diminuzione del flusso di turisti e con l’abbandono e le ristrutturazioni del palazzo reale tolemaico, si perse memoria del mausoleo, tanto che, Giovanni Crisostomo, quando visitò la città di Alessandria d’Egitto nel 400 e chiese alla popolazione locale di poter visitare la tomba, il suo desiderio non venne soddifatto, tanto che commentò il tutto con un

nemmeno gli alessandrini sanno dove essa si trovi

Per cui, le testimonianze successive alla conquista araba, possono essere considerate come frutto di fantasia….

Ma dove era di preciso, questa tomba ? E qui ci troviamo davanti a un folle paradosso… Sappiamo che il palazzo reale tolemaico era compreso tra il promontorio Lochias e il Cesareo e per di più gli scrittori classici ci hanno dato diverse, precise indicazioni topografiche sulla posizione della tomba: Zenobio afferma come fosse quasi nel preciso centro di Alessandria, Achille Tazio è ancora più preciso, dicendo come fsse pochi stadi dentro la Porta del Sole.

Il problema è che non riusciamo a fare coincidere queste indicazioni con i punti di riferimento dell’Alessandria contemporanea..

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