Tornando da Pescara

 

Allora, mettiamola così: quest’anno, sia per gli esami universitari di Manu, sia perché avevo intenzione di scendere in santa pace in Calabria, mi ero programmato di andare in vacanza a settembre: improvvise esigenze aziendali, però, sono stato costretto ad anticipare le ferie a fine giugno.

Per cui, di riffe e di raffe, ho dovuto trascorrere le scorse settimane a improvvisare la vacanze, dovendo soddisfare due vincoli tra loro ahimè contrastanti: da una parte il trovare in poco tempo un buco libero, dall’altra non spendere un occhio della testa.

Alla fine, più per caso, che per scelta consapevole, mi sono orientato per Pescara: ora, a dire il vero, non è che per me fosse terra incognita… Quando ero ragazzo, mio papà vi aveva un ufficio, con dei collaboratori, che non sfigurerebbero nei miei romanzi: dal grande scrittore in incognito al collezionista di bollini, credo si chiamino così, della frutta…

Ogni tanto quindi, ci capitavo: ma un conto è andarci da ragazzo annoiato, che passava il tempo a vagabondare in attesa di un’abbuffato di pesce al ristorante La Murena, una volta ottimo, oggi mi hanno detto che è peggiorato, ma devo essere sincero, per non esserne deluso, ho evitato di andarci, per cui, non metterei la mano sul fuoco su tale notizia, un conto da turista di mezza età.

E devo dire che sono rimasto sorpreso in positivo: non ho solo poltrito in maniera invereconda sotto l’ombrellone, come mio solito, coccolato dai ragazzi dello stabilimento, con cui chiacchieravo di fantascienza e liquori, ma me la sono goduta sotto tanti aspetti.

Mi sono abbuffato, con equilibrio e moderazione, di pesce, di arrosticini, di parrozzi e salsicce di fegato… Sono andato in pellegrinaggio nella casa di D’Annunzio e di Flaiano, scrittori che amo tantissimo e che in un modo o nell’altro fanno capolino nei miei romanzi…

Ho inseguito le tracce della vecchia fortezza di Pescara, dalla forma di stella, uno dei capolavori dell’arte militare del Rinascimento, voluta da Carlo V, che i Borboni trasformarono in un carcere dalla pessima fama, in cui morivano di stenti, per le ferite delle torture, e per le malattie causate dall’aria inquinata delle paludi fluviali. Nel 1853 ci fu una piena del fiume Pescara, che allagò il bagno penale, che proprio si affaccia sulla riva del fiume, provocando vittime tra i carcerati.Nel 1865, il carcere di via delle Caserme fu decimato da un’epidemia di colera, causata dalle pessime condizioni igieniche dei detenuti.

Pontedelmare

Ho ammirato il tramonto dal Ponte del Mare, sognando di essere un poco Corto Maltese. Ho sorseggiato bicchierini di amaro Corfinio, di Genziana, di Ratafia.

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Soprattutto dell’Aurum, liquore che pensavo scomparso, a base di brandy ed infuso di arance, il cui nome fu scelto dal fondatore della fabbrica Amedeo Pomilio, altro personaggio degno di un romanzo steampunk, sempre su suggerimento del buon D’Annunzio, che disse, basandosi sul suo colore, disse chi chiamarlo come l’oro dei latini.

Liquore che era prodotto in una straordinaria fabbrica, progetta dal grande architetto Michelucci.

Ho esplorato birrifici artigianali e ho scoperto Villa Urania, una splendido edificio liberty, nascosto tra le strade di Pescara, in cui è conservata una straordinaria collezione di antiche maioliche abruzzesi, uno spettacolo inaspettato per gli occhi…

Mercato_Pescara

E ho bisbocciato nel Mercato di Piazza Muzii, che potrebbe essere un esempio per il Mercato Esquilino: non essendoci in Abruzzo, presunti grandi artisti rosiconi, con i loro, ehm, colti ascari, impegnati, senza che nessuno glie l’avesse mai chiesto, nella una strenua difesa del decoro e della pubblica morale urbana, è diventato sia una straordinaria galleria di street art, sia un luogo in cui i commercianti, senza tradire la sua natura popolare, hanno potuto creare dei chioschi che servono ottimi ed economici cibi…

Insomma, immagino che l’hanno prossimo, mi rivedranno ancora…

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