Street Attack 3.0

Come scritto tante volte, noi de Le danze di Piazza Vittorio crediamo nelle Idee che diventano Azioni, che la Bellezza non sia qualcosa di inutile, ma un’arma per combattere la barbarie e uno mattone per costruire ponti e che Arte, Musica e Danza non debbano esistere nell’Iperuranio, come stendardi appesi tra le arcate di un portico, ignari di cosa accade alla loro ombra, ma vivere, soffrire e sognare in mezzo agli uomini.

Per questo ci siamo impegnati nella street art, per lasciare una traccia concreta e duratura nelle strade dei Rione, trasformando non luoghi in musei a cielo aperto, le cui possono piacere o non piacere, ma non lasciano indifferenti, costringendoci a riflettere.

Per questo abbiamo lanciato l’iniziativa Street Attack, che ci ha portato a collaborare con tanti artisti, di grande talento, disponibilità e spessore umano. Iniziativa che oggi si è arricchita di una nuova opera: il murale a via Giolitti 225, nella scuola d’italiano de La Casa dei diritti sociali, dedicato al maestro Alberto Manzi

Per chi non se lo ricordasse, era il presentatore del programma Rai Non è mai troppo tardi che prese il via il 15 novembre 1960, concepito come strumento di ausilio nella lotta all’analfabetismo. Il programma, curato insieme con Oreste Gasperini e Carlo Piantoni, ebbe grande successo, enne riprodotta all’estero in ben 72 Paesi, e lo rese famoso; riproduceva in televisione delle vere e proprie lezioni di scuola primaria, con metodologie didattiche innovative (Manzi al suo “provino” strappò il copione che gli era stato dato e improvvisò una lezione alla sua maniera), dinanzi a classi composte di adulti
analfabeti o quasi.

La trasmissione andò in onda per otto anni e fu di grande interesse e di grande rilevanza sociale: si stima che quasi un milione e mezzo di persone abbiano conseguito la licenza elementare grazie a queste lezioni a distanza, svolte di fatto secondo un vero e proprio corso di scuola serale. Le trasmissioni avvenivano nel tardo pomeriggio, prima di cena; Manzi utilizzava un grosso blocco di carta montato su cavalletto sul quale scriveva, con l’ausilio di un carboncino, semplici parole o lettere, accompagnate da un accattivante disegnino di riferimento. Usava anche una lavagna luminosa, per quei tempi assai suggestiva. La ERI, casa editrice della RAI, pubblicava materiale ausiliario per le lezioni, quali quaderni e piccoli testi.

In questi tempi, in cui l’ignoranza sembra essere diventata una virtù, quanto ci servirebbe un nuovo maestro Manzi e soprattutto, quando sarebbe necessario lo spirito di sacrificio e la volontà di rimettersi in discussione dei tanti italiani che all’epoca, si impegnarono, a loro modo a tornare tra i banchi.

Iniziativa, quella del murale del maestro Manzi, che non è fine a se stessa, ma che è un piccolo passo di un lungo cammino: in autunno inoltrato, ci piacerebbe organizzare un evento di poster art all’Esquilino,  a cui possano partecipare i principali artisti che bazzicano questo linguaggio, le cui opere sono spesso fonte di scandalo per i benpensanti. Ma l’Arte non è consolazione, ma pugno allo stomaco.

Deve essere fastidiosa, irritante, per evitare “l’incantesimo” delle apparenze, spesso comodo per chi ha paura di attraversare “il mare della vita” da solo e da uomo libero. Perché l’Arte, la Danza, la Musica sono come il tafano di Socrate: non devono mai cessare di mai di provocare, fare riflettere e rampognare l’Uomo, assediandolo giorno per giorno, per ricordargli di essere vivo.

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Forse in primavera, vinta la battaglia con la burocrazia, in collaborazione con Mauro Sgarbi, con Beetroot, con Marco Tarascio e Maupal, completeremo la facciata dell’ex Caserma Sani, del Nuovo Mercato Esquilino: il filo conduttore di quello che sarà uno dei più importanti interventi di street art in ambito romano, sarà quello della tolleranza, dell’accoglienza e del dialogo tra diverse culture: temi che vista la reazione avuta in passato da alcuni pseudo intellettuali locali e da qualche politicante di bassa lega, sembrano essere ormai diventati eversivi

Infine, il sogno di trasformare i muri abbandonati di via Alfredo Cappellini un ingresso monumentale al Rione, una sorta di hall of fame, dei ritratti di tutti coloro che hanno contribuito a creare l’anima dell’Esquilino.

Muri

Tanti sforzi, spesso complicati da chi, per motivi mai ben chiariti, ci ha messo in passato i bastoni tra le ruote, ma che ci sono stati riconosciuti nel libro Quello che i muri dicono di Carla Cucchiarelli, una splendida guida della street art, in cui si parla di noi, di Mauro, di Gaetano, di Salvatore e di tutti quanti si impegnano, con l’Arte a rendere l’Esquilino un rione più degno di essere vissuto. Una piccola soddisfazione, che rafforza la nostra determinazione di continuare su questa strada…

 

2 pensieri su “Street Attack 3.0

  1. Grazie per aver ricordato la figura di papà in questi tempi bui, sarebbe stato orgoglioso di combattere la battaglia contro il razzismo, l’analfabetismo e il fascismo al fianco degli ultimi !
    un grazie a tutti
    Flavia Manzi, la figlia di Alberto

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