La sonata della Lira

Questa sera, come tradizione, dalle sette in poi, vi sarà nei giardini di Piazza Vittorio, nella solita panchina vicino alle giostre, una delle tradizionali sonate estive de Le danze di Piazza Vittorio, stavolta dedicata alla lira calabrese. Qualcuno, con la puzza sotto al naso, penso a qualche mio collega che strimpella il piano, potrebbe alzare le spalle, considerandola uno strumento di serie z.

In realtà, la buona vecchia lira calabrese è una venerabile esponente di un’antica e nobile famiglia, la cui matriarca è la lira pontica, citata da Senofonte e da Plinio il Vecchio, che in forme e modi assai diversi da quelli dell’antichità classica, continua ad essere suonata.

La capofila è la buona vecchia lira bizantina è uno strumento musicale medievale della famiglia degli archi, a tre corde accordate ad intervalli di quinta, suonata sia da tanti basileus, come Niceforo Foca o Alessio Comneno, sia da grandi mistici sufi come Rumi.

È sicuramente suonata a Bisanzio, nel IX o X secolo, anche se il primo che la cita esplicitamente non è un rhomanoi, ma il viaggiatore, melomane e geografo persiano Ibn Khordadbeh, che in una sua opera, comincia a vantarsi con il lettore di tutti gli strumenti che conosceva, avendoli ascoltati o suonati.. Dato che questo elenco si estende per quattro fitte pagine e cita cose che a noi moderni rimangono ignote, ha tutti i motivi per essere orgoglioso di tale competenza.

Secondo lo storico arabo El Messaoudi, la lira bizantina è l’equivalente del rebab arabo, con ciò confermando il Glossarium Latino-Arabicum dell’XI secolo. Secondo il compositore ottomano del XIV secolo Abdülkadir Merâgî, questo strumento era diffuso anche fra i turchi e i persiani con il nome di kemânçe-i rumî (“lira dei romei”, cioè dei bizantini); tuttavia non esiste nessuna miniatura o fonte che documenti in questi Paesi uno strumento analogo prima del XVIII secolo.

La più antica rappresentazione iconografica dello strumento si trova su uno scrigno bizantino d’avorio datato tra il 900 e il 1100 e conservato a Firenze. Sono stati inoltre rinvenuti due esemplari di lire bizantine risalenti all’anno 1190 durante degli scavi a Novgorod, probabilmente portata a casa da un veterano della guardia variega.

E dalla veneranda lira bizantina, sono derivati tanti e tanti strumenti, tra lo simili, diffusi per tutti i luoghi che furono governati dalla saggezza del basileus kai autokrator ton romaion. Si comincia dalla gadulka bulgara, il cui nome significa fare rumore, brusio, usata per accompagnare la locale musica da ballo, che rispetto alla lira calabrese, ha moltiplicato le corde.

Si prosegue poi con la lira cretese, la più moderna della famiglia, dato che, a suo modo, si è violinizzata.

Oppure con la lijerica dalmata, suonata soprattutto a Ragusa, Lagosta e Meleda in occasione del Carnevale

O la quasi estinta lira maltese, che gli inglesi, con le loro strane paturnie, vietarono di suonare a fine Ottocento e la cui tradizione è stata recuperata solo negli ultimi anni.Per cui, celebrare la lira calabrese è qualcosa di più che dare un poco di visibilità a uno strumento popolare ignoto ai più: è celebrare, in un momento in cui la politica istiga paura e in cui vuole alzare i muri, le comuni radici del Mediterraneo e il fatto che, nonostante le apparenti differenze, siamo tutti figli di una stessa Storia.

4 pensieri su “La sonata della Lira

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