Triclinio Leoniano

Triclinum

Anche se spesso passa inosservato, il Triclinio Leoniano è l’unico resto di quello che era l’originale palazzo del Laterano, il Patriarchium, la prima sede pontificia di Roma, forse coincidente con parte della cosiddetta domus Faustae. a cui appartengono i resti della megalografia (ciclo di affreschi raffigurante personaggi celebri a grandi dimensioni) che decorava in origine le pareti di un corridoio lungo 27 metri, ora conservati nel Museo Nazionale Romano a Palazzo Massimo.

Domus Faustae, tradizionalmente attribuita alla moglie di Costantino, ricostruzione che però pone qualche problema: dalle fonti storiche sappiamo che Fausta lasciò Roma all’età di cinque anni per non ritornarvi più, il che rende assai difficile attribuirle una domus. Mancano però esplicite notizie di un’altra Fausta in questo periodo, ma a naso l’alternativa più probabile sembra essere Anicia Fausta, un’esponente femminile di una delle più ricche famiglie cristiane dell’epoca.

patriarchio

Palazzo , il Patriarchium, che dall’Ottavo secolo in poi fu ristrutturato in modo da somigliare il più possibile al Palazzo Imperiale di Costantinopoli. Cominciò quest’opera papa Zaccaria (741-752), il quale, proveniente dalla Calabria di lingua greca, promosse lavori di abbellimento e la costruzione di un triclinium (sala per banchetti) e di una torre fortificata. Ma soprattutto prosegui con Leone III (795-816), che fece costruire altri  due triclinia di grande ricchezza e valore simbolico.

Il primo, che più tardi è stato chiamato Sala del Concilio, abbattuto dal Fontana, era una sala enorme (m 68 x 15,37), con cinque nicchie su ognuno dei lati lunghi e un nicchione sul lato di fondo. Nelle nicchie erano collocati letti semicircolari (accubita) perché all’epoca nei pranzi ufficiali si mangiava sdraiati, come nell’antica Roma; così il triclininio era detto ‘accubitaneo’.

Era sfarzoso: soffitto in legno, pavimento in marmi policromi, al centro una fontana con una conca di porfido (in medio concam porphireticam aquam fundentem), affreschi nelle dieci nicchie laterali e mosaici su quella di fondo.Gli storici pensano che questa imponente sala si ispirasse al Triclinio dei XIX letti nel palazzo imperiale di Dafne, a Costantinopoli. Poiché sempre Leone III aveva costruito nel palazzo anche un grande portico detto macrona, che nel nome ricorda una analoga struttura presente nel Magno Palazzo sempre a Costantinopoli.

L’altro è il nostro triclinio leoniano, di cui Fontana risparmiò l’esedra. Era di forma rettangolare, con un’esedra sul lato di fondo e altre due al centro dei lati lunghi, e splendidamente decorato. Aveva un rivestimento marmoreo alle pareti (opus sectile) e in marmo era anche il pavimento, con al centro una grande fontana di porfido rosso a forma di conchiglia. Era arricchito da colonne in marmo bianco e in porfido, e le esedre laterali erano dipinte mentre quella centrale aveva un mosaico che rappresentava Cristo tra gli Apostoli nel catino, papa Leone e Carlo Magno sull’arco absidale. Proprio in quest’aula il papa accolse Carlo, da lui stesso consacrato imperatore in San Pietro in Vaticano

In origine caratterizzato da una facciata a polifora, l’ambiente era preceduto da un portico chiuso che si affacciava sul campo lateranense con tre porte, mentre, sulla sinistra, una quarta assicurava il passaggio al palazzo che, come ricorda lo storico cinquecentesco Panvinio, in questo modo poteva essere raggiunto dalla basilica. Il portico era più basso della facciata e questo fu determinante in vista della scelta del sito per la realizzazione della Loggia delle Benedizioni da parte di Bonifacio VIII, che fu decorata dagli affreschi di Giotto.

Triclinio-Leonino

La struttura attuale risale alla fine del Cinquecento quando papa Sisto V diede ordine di demolire il vecchio palazzo del Laterano, preservandone però il Triclinium Leoninum. È possibile che alcune parti dei mosaici originali siano state conservate in quello attuale, suddiviso in tre parti: nel centro Cristo affida agli Apostoli la loro missione, a sinistra consegna le chiavi a san Silvestro ed il Labaro a Costantino, mentre sulla destra san Pietro dà la stola a Leone III e le insegne a Carlo Magno.

Nel 1669 a Giovan Battista Falda la piazza del Laterano appariva già molto diversa, con l’abside del Triclinium visibile alla destra dell’edificio della Scala Santa; l’architetto Fontana non salvò solo l’abside dalla distruzione della grande sala ma anche le tre porte (architrave) di accesso del portico che vennero utilizzate nell’edificio della Scala Santa e poste nell’atrio che separa il Sancta Sanctorum.

La struttura attuale è frutto dei restauri del 1743 dell’architetto Ferdinando Fuga che hanno portato all’apposizione dello stemma di Benedetto XIV sopra il nicchione.

 

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