Dall’India alla Grecia (Parte VI)

440px-DiodotusGoldCoin

Mentre Asoka si impegnava nell’impresa di rafforzare i suoi legami con i regni ellenistici tramite il buddismo, a Nord, oltre i suoi confini, le tendenze centrifughe stavano sconquassando l’impero seleucide. Diodoto, il satrapo della Battria, coincidente con il nord dell’Afghanistan e Andragora, satrapo della Parthavia,l’attuale parte nord-orientale dell’Iran, di comune accordo proclamarono la secessione.

Sulla data esatta di tale evento, archeologi e storici si stanno scannando da decenni con notevole impegno: le date che vanno per la maggiore, con tutte le sfumature intermedie, sono il 255 a.C. basata sul fatto che il re seleucide Antioco II abbia coniato poche monete in Battria, il che potrebbe anche essere spiegato con il suo maggiore interesse politico e militare per il bacino mediterraneo, e il 245 a.C. a seguito delle batoste collezionate da Seleuco Callinico nella guerra laodicea contro i Tolomei.

I destini dei due furono assai diversi: Andragora era a capo di una satrapia assia poco urbanizzata, abitata da pastori e con pochi coloni greci. Così fu assai facile, nel 238 a.C. per i Parni, una tribù nomade proveniente dalle steppe, guidata da Arsace, sconfiggerlo e conquistare il suo dominio.In Battriana la situazione era assai differente: la satrapia oltre ad essere molto urbanizzata, era popolata da numerosi coloni greci e macedoni, discendenti dei veterani di Alessandro, i quali tra l’altro si erano convertiti in massa al buddismo, religione di cui Diodato, con lo scopo di aumentare la sua popolarità e di rafforzare l’unità del suo dominio, si autoproclamò gran devoto e protettore.

diodoto 2

Alla sua morte, divenne re di Battria il figlio Diotomo II, che dovette affrontare il tentativo di riconquista seleucide guidato da sempre da Seleuco Callinico. Per contrastarlo Diotimo II, nonostante lo considerasse poco più di un ladrone di strada, dovette allearsi con Arsace: per fortuna di entrambi, Seleuco Callimaco era un generale assai mediocre e dopo aver collezionato batoste in quantità industriale , se ne tornò in Siria con la coda tra le gambe.

Eutidemo

Ma Diotomo II non ebbe il tempo per godersi la vittoria: attorno al 230 a.C., Eutidemo I, un greco di Magnesia e probabilmente satrapo di Sogdiana, organizzò una congiura e lo fece fuori.. Per qualche anno Eutidemo campò in santa pace, finché intorno al 210 a.C Antioco III decise di riportare all’ovile le province ribelli di Partia e Battriana, organizzando una spedizione punitiva in grande stile.A favorire Antioco fu anche il fatto che i rapporti tra Parti e Battriani fossero ai ferri corti. I Parti, infatti, avevano cominciato a taglieggiare le carovane battriane con esosi e poco graditi pedaggi, cosa assai poco graditi ai mercanti greci, che invocarono più volte le maniere forti da parte di Eutidemo. Per cui nel 209 a.C. quando Antioco invase la Partia con successo,occupando la capitale Hecatompylos e spingendosi fino all’Ircania, i battriani fecero orecchie da mercante alle richieste di aiuto di Arsace II, costringendolo a sottomettersi al re seleucide.

Mal gliene incolse: dato che l’appetito vien mangiando, Antioco rivolse le sue mire nel 208 a.C. anche alla Battriana. Così, almeno secondo Polibio, mentre l’esercito seleucide stava assediando una città battriana a occidente del fiume Ario, Antioco III fu informato che Eutidemo I e il suo esercito si trovavano ad Aria in Goriana, mentre un distaccamento di 10.000 cavalieri battriani era stato disposto a protezione del guado dell’Ario; per cui il re seleucide decise di levare l’assedio ed attaccare direttamente il nemico, posto a soli tre giorni di distanza.

Durante l’avvicinamento, Antioco scoprì anche che i cavalieri battriani controllavano il guado solo di giorno, in quanto di notte andavano in una città vicina 20 stadi. L’esercito seleucide riuscì ad avvicinarsi al fiume senza essere scoperto, e Antioco ordinò ai propri uomini di guadare il fiume di notte, mentre i cavalieri battriani erano lontani, e al mattino la maggior parte degli uomini erano sulla sponda orientale. Il giorno dopo Antioco diede ordine al proprio esercito di avanzare, ma si trovò di fronte i cavalieri battriani, avvisati da alcuni esploratori, e la battaglia fu inevitabile.

Entrambe le parti ebbero grandi perdite. La cavalleria reale di Antioco riuscì a respingere facilmente il primo raggruppamento di cavalleria battriana, ma dovette sostenere l’attacco congiunto del secondo e terzo raggruppamento. Antioco dimostrò grande coraggio e la sua reputazione crebbe enormemente: gli fu ucciso il cavallo sul quale combatteva, e fu ferito alla bocca, perdendo molti denti. Solo l’arrivo di Panetolo con nuove truppe permise ad Antioco di mettere in fuga i nemici: la maggior parte furono catturati o uccisi, pochi riuscirono a raggiungere Eutidemo, che viste le brutte, si rifuggiò nella sua capitale Battria-

Antioco provò ad assediarla per tre anni, inutilmente: così, sia per la logistica, sia perché gli interessi politici dei seleucidi puntavano al Mediterraneo, decise di trovare un compromesso con Eutidemo: il battriano si sarebbe proclamato a voce fedele suddito di Antioco, continuando di fatto a comportarsi come un sovrano indipendente, In più si sarebbe imparentato con il re seleucide, facendo sposare al figlio Demetrio una delle tante figlie di Antioco, cedendogli inoltre una buona quantità di elefanti da guerra.

Secondo lo storico Polibio, Eutidemo contrattò la pace con Antioco sostenendo di aver rovesciato il discendente del vero ribelle, Diodoto I, e di difendere l’Asia centrale dall’invasione dei nomadi:

in quanto se non avesse accettato le sue condizioni, nessuno dei due sarebbe stato al sicuro: grandi orde di nomadi erano infatti molto vicini, rappresentando un pericolo per entrambi; e se avessero permesso loro di entrare nel paese, sarebbero certamente divenuti barbari

Chiusa la vicenda battriana con questo compromesso, Antioco, che aveva preso gusto nell’imitare Alessandro Magno, decise di fare una capatina in India, anche perché, aveva forse saputo che dalla morte di Asoka in poi, l’impero Maurya era caduto, tra rivolte e congiure, nel caos più totale. In verità, la spedizione di Antioco, più che un tentativo di conquista, fu una sorta di estorsione a scapito di un vicino in crisi. Sempre secondo Polibio

Oltrepassato il Caucaso e disceso in India, (Antioco) rinnovò l’amicizia con Sofagaseno re degli Indiani, e presi un certo numero di elefanti, così da fare ammontare il numero complessivo a centocinquanta, e ancora avendo provveduto di nuovo sul posto all’approvigionamento delle truppe, ritornò con l’esercito e lasciò Androstene di Cizico col compito di scortare i tesori che gli erano stati accordati dal re. Dopo essere passato attraverso l’Aracosia e avere guadato il fiume Erimanto, giunse attraverso la Draghena fino alla Carmania, dove, approssimandosi ormai l’inverno, pose i quartieri invernali

Più che un re, il Sofagaseno di cui parla Polibio (Subhāgasena o Subhāgsena nelle fonti indiane) è presumibilmente un principe locale a servizio dei Maurya. Secondo altri potrebbe essere identificato con Vīrasena, uno dei figli di Aśoka. Nel frattempo, Eutidemo non era rimasto con le mani in mano: aveva invaso i territori partici, occupando le le satrapie della Tapuria e della Traxiane, cosa che permetteva alle sue carovane di andare in Mesopotamia e in Siria senza pagare i tributi agli esosi vicini e a Oriente spinse le truppe sino ai confini dell’Impero cinese

Lo storico greco Strabone scrive che:

Inoltre, spinsero il loro dominio fino ai Seres [Cinesi] e ai Frynoi.

320px-UrumqiWarrior

Tra l’altro, ci sono diverse prove archeologiche di questi contatti a partire da molte statuette e raffigurazioni di soldati greci trovate a nord del Tien Shan, alle soglie della Cina, e sono oggi custodite nel museo di Urumchi. Tra tutte queste rappresentazioni, spicca senza dubbio l’ arazzo di Sampul, tessuto utilizzando oltre 24 fili di colore diverso, che rappresenta un soldato di fattezze caucasoidi e dagli occhi azzurri, probabilmente greco, e un centauro. Il soldato indossa una tunica con motivi a rosette. Il suo copricapo potrebbe essere un diadema, simbolo di regalità nel mondo greco, seguendo raffigurazioni attestate su monete macedoni o greche

Inoltre è stata suggerita l’influenza greca sull’arte cinese. Decorazioni con rosette, linee geometriche, intarsi in vetro rimandano all’arte ellenistica e possono essere individuati su alcuni antichi specchi in bronzo della dinastia Han. Infine anche la numismatica suggerisce uno scambio tra Greco-battriani e Cinesi, in questo caso di tecnologie: i Greco-battriani furono i primi al mondo a coniare monete in cupronichel (in rapporto 75 a 25), una lega nota fino ad allora solo ai Cinesi, che la chiamavano «rame bianco»

Tra l’altro L’esploratore e ambasciatore di epoca Han Zhang Qian visitò la Battria nel 126 a.C., e registrò la presenza di prodotti cinesi nei mercati battriani:

“Quanto fui in Da Xia [Battria]”, raccontò Zhang Qian, “vidi bastoni di bambù da Qiong e tessuti realizzati nella provincia di Shu. Quando chiesi come avessero ottenuto tali articolo, risposero: «I nostri mercanti vanno a comprarli nei mercati di Shendu [India]»”

Al suo ritorno Zhang Quian informò l’imperatore Han Wudi del livello di sofisticazione della civiltà urbana della Fergana, della Battria e della Partia, e l’imperatore mostrò interesse a sviluppare dei rapporti commerciali con quelle zone:

Il Figlio del Cielo, sentendo tutto ciò, ragionò in questo modo: Dayuan [Fergana] e i possedimenti di Da Xia (Battria) e Anxi [Partia] sono grandi paesi, pieni di beni rari, con una popolazione che vive in case stabili e hanno occupazioni in qualche modo identiche a quelle del popolo cinese, e che ritiene la ricca produzione della Cina di gran valore.

Eudemo, morì nel 180 a.C. lasciando forse il famoso epitaffio

Da bambini, imparate le buone maniere.
Da giovani uomini, imparate il controllo delle passioni.
Nella mezza età, siate giusti.
Da anziani, date buoni suggerimenti.
Poi morite, senza rimpianti.

Gli succedette il figlio Demetrio, che diede il via a una delle epopee più grandiose e ahimè meno note del mondo antico: la conquista greca dell’India…

Un pensiero su “Dall’India alla Grecia (Parte VI)

  1. Pingback: Dall’India alla Grecia Parte VII | ilcantooscuro

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...