Il Mausoleo di Villa Gordiani

mausoleo_dei_gordiani_e_medium

Negli ultimi anni, il complesso di Villa Gordiani è stato oggetto di nuovi studi, che si sono concentrati sulle peculiari caratteristiche del suo Mausoleo, Tor de Schiavi, nel tentativo di capire a chi fosse destinato. Mausoleo che è stretta relazione ad una villa di proprietà imperiale, soggetta a grandi lavori di ristrutturazione alla del III o agli inizi del IV secolo d.C. quando l’impianto più antico si amplia con la costruzione di un’aula ottagona, interpretata normalmente come un ninfeo, di un’aula absidata, dedicata alle udienze imperiali e di una zona a N di un settore termale. Una struttura, sotto molti aspetti, simile a quella della ristrutturazione costantiniana del Sessoriano.

Tornando al mausoleo il primo dato emerso ultimamente, da prendere però con le molle, data la tendenza tardo antica di riutilizzare in tempi successivi i mattoni prodotti in uno specifico anno, è dato dai bolli laterizi, i marchi identificativi dei mattini, in cui, dai tempi di Adriano in poi, vi era l’uso di segnare la data consolare di fabbricazione.

Ora, dall’analisi dei bolli laterizi presenti nel Mausoleo, appare come questo risulti essere frutto di quattro fasi costruttive: la prima sarebbe compresa tra il 303 e il 306 , in corrispondenza dei pochi mesi di presenza a Roma di Diocleziano e di Massimiano e del cantiere delle loro Terme, in cui sono costruite le fondamenta e la parte inferiore dell’edificio, la seconda nel 308, in prossimità degli accordi di Carmentum, quindi sotto Massenzio, in cui il tutto è completato, la terza nel 330, quando parte dei Secondi Flavi si trasferisce a Roma invece di seguire Costantino a Bisanzio, in cui in occasione della
costruzione della basilica circiforme, l’ultima ai tempi di Teodorico, in cui l’intero complesso è soggetto a restauro.

Il secondo dato, è legato alle caratteristiche architettoniche del Mausoleo, organizzato su due piani: uno superiore coperto a cupola, con portico frontale ora crollato, ed uno inferiore costituito da un corridoio anulare e da tre ambienti che si sviluppano sotto il portico e la gradinata. Se il piano inferiore fungeva da cella funeraria, quello superiore era il luogo deputato alla celebrazione in onore del defunto: caratteristica che ne caratterizza il destinatario come un pagano. Nei mausolei cristiani, infatti, esiste un’unica cella, dato che le messe in onore del defunto non vengono celebrati
nella tomba, ma nella chiesa adiacente.

Il terzo dato, è frutto delle analisi architettoniche compiute dall’università di Mosca, che sembrano mostrare come, tra il Mausoleo di Villa Gordiani e quello di Valerio Romolo, figlio di Massenzio, sull’Appia,tanto da fare ipotizzare che il secondo sia una replica in scala minore del primo.

Il quarto, assai più affascinante, consiste nella ricostruzione della decorazione pittorica originale della cupola, grazie al lavoro di ricerca di Mielsch, che l’ha riconosciuta in un’incisione seicentesca di incisione di Pietro Sante Bartoli in un acquerello del 1674 conservato presso la University Library di Glasgow , in un disegno a penna, in conservato nella Royal Library del Castello di Windsor, che distingue per mezzo del colore le parti autentiche da quelle aggiunte, e in un altro disegno, sempre del Bartoli, che raffigura uno spicchio della cupola del Mausoleo e che è corredato di alcune annotazioni a mano che in gran parte si riferiscono ai colori delle pitture. A questi si aggiungono gli schizzi di Dosio, di Sallustio Peruzzi e dell’Isabelle.

Massenzio

Decorazione inequivocabilmente pagana: al centro un medaglione, delimitato da una ghirlanda di foglie in cui sono inseriti quattro tondi o gemme, racchiude l’immagine di Giove mentre stringe il fulmine seduto su un trono di nubi e affiancato dall’aquila.Il medaglione, poi occupa il centro di un ottagono dai lati concavi allusivo ad una tenda o ad un velarium, riccamente decorato, in cui si riconosce un’alternanza tra pannelli trapezoidali a base ricurva che mostrano al loro interno composizioni di due figure, di cui talora una è seduta – raffigurate da sole o ai lati di una colonnina sormontata da una statua – o di tre figure e pannelli con candelabri acantiformi affiancati alla base da due cavalli marini in posizione araldica, seguiti da altri settori trapezoidali con scene marine (forse tritoni) e da spazi triangolari in cui sembra di riconoscere un busto tra volute vegetali.

Un fregio di girali di acanto corre lungo il perimetro dell’ottagono, i cui vertici dividono la zona esterna in lunette che a loro volta ospitano quadri rettangolari, contornati da un listello blu e da un kyma lesbio. Altre due fasce correvano parallele per un’altezza corrispondente a quella degli oculi, a loro volta delimitati da festoni e inseriti in campi trapezoidali decorati da girali. Delle due fasce, quella superiore accoglie pannelli rettangolari con soggetti marini, almeno in parte certamente tritoni raffigurati in lotta tra loro o a suonare la bucina, la conchiglia usata come tromba, pannelli che sembrano alternarsi ad altri riquadri con girali che nascono da un cespo di acanto; quella inferiore, separata dall’altra mediante un fregio di ovuli di colore ocra e bruno, è caratterizzata da riquadri più ampi che presentano al centro una figura seduta su un seggio, ai cui lati si dispongono due gruppi di tre figure.

Da tutti questi dati, si può ipotizzare la storia, alquanto intricata e a suo modo romanzesca: nel 303, Diocleziano, giunto a Roma per celebrare insieme a Massimiano il ventennale del proprio governo (vicennalia), il decimo anniversario della tetrarchia (decennalia), e il trionfo per la vittoria ottenuta sui Persiani, decide di costruire in una villa del demanio imperiale il suo mausoleo.Però, sia per la sua antipatia per la nobiltà senatoriale romana, sia per le vicende connesse alle sue dimissioni e al suo trasferimento a Spalato il progetto viene abbandonato. In seguito al suo colpo di stato, Massenzio, nel suo tentativo di dimostrare la sua legittimità, da ordine di completare la struttura, rendendola simile alla tomba del figlio, per utilizzarla come sede della sua sepoltura.

Dopo la battaglia di Ponte Milvio, il Mausoleo fu lasciato a se stesso, finché uno dei tanti parenti di Costantino, forse la sorella Anastasia, o i fratellastri Giulio Costanzo o Flavio Dalmazio decise di appropriarsene: per cristianizzarlo, fu costruita la vicina basilica circiforme, dedicata all’ignoto martire sepolto nella catacomba, per puro caso adiacente alla proprietà imperiale. Con la notte dei lunghi coltelli seguita alla morte di Costantino, in cui parecchi membri dei Secondi Flavi fecero una pessima fine, il proprietario fu soggetto a damnatio memoriae e il complesso fu progressivamente adattato a usi ecclesiastici, sino a diventare, ai tempi di Teodorico, una sorta di battistero..

Annunci

3 thoughts on “Il Mausoleo di Villa Gordiani

  1. Pingback: Massenzio, l’amico dei cristiani | ilcantooscuro

  2. Pingback: Il mausoleo di Centcelles | ilcantooscuro

  3. Pingback: Lorium | ilcantooscuro

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...