Dieci anni dopo

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Tra i tanti amici di Jenny, vi era un politicante meneghino che, all’epoca, per i casi della vita, si era ritrovato sottosegretario del governo dell’epoca: ora dato che non ricordo a cosa e neppure particolari polemiche legate al suo nome, posso arguire che, se non si distinse nel bene, non lo fece neppure nel male, cosa che, nelle attuali peripezie della politica italiana, potrebbe essere anche un motivo d’encomio.

Ad essere sincero, non è che quando lo conobbi, mi sembrasse chissà quale cima: però a confronto dell’attuale compagine governativa, ho l’impressione che possa fare la figura di un gigante del pensiero e della cultura, il che è tutto dire…

Comunque, questo politicante, tra l’altro persona assai distinta e signorile, per tenere buoni i suoi rapporti con l’alta società locale e con i suoi portatori di voti, ogni paio di settimane offriva una cena nei migliori ristoranti milanesi: per giustificare l’esborso e per darsi un tono, perché immagini scrivere sul giustificativo di spesa “riempire lo stomaco a un’orda di lobbysti e parassiti” sarebbe stato poco simpatico, appioppava a queste serate l’impegnativo nome di “convegni”.

Per cui, il suo portaborse tuttofare, un tipo assai sveglio che, con il mutare dello scenario politico si è reinventato come ristoratore, sceglieva un tema, che variava dalla storia antica all’attualità, dall’arte alla tecnologia, invitava un paio di professoroni universitari locali come relatori e tra una portata e l’altra, moderava il dibattito.

Ora, dato che il suddetto politicante aveva una cotta, a onor del vero, assai platonica, per Jenny, lei e il sottoscritto, nel ruolo del presunto cugino, eravamo sempre invitati. Senza timore di essere smentito, posso vantarmi di essere uno dei convitati capace di dare maggiore soddisfazione, nell’apprezzare il cibo e le idee, agli organizzatori.

Una sera, il tema del dibattito fu il crack di Lehman Brothers, di cui, se non erro, sono passati una decina d’anni… Il principale relatore, un barone della Cattolica, se ne uscì con fare oracolare

“Sei mesi e la crisi sarà passata: anzi, dovremmo imporre una forte stretta creditizia, per impedire l’esplodere dell’inflazione”.

Mi permisi di contestarlo, evidenziando come, per la teoria del caos, essendo l’economia un sistema non lineare, fosse assai azzardato enunciare delle previsioni a medio termine: al massimo, dato che l’evoluzione del sistema è sempre vincolata dal suo spazio delle fasi, si poteva soltanto affermare, cosa ahimé banale e di scarsa utilità pratica, che la crisi sarebbe prima o poi finita.

Cominciò così un dibattito assai accanito, dove il professorone mostrò diverse lacune in matematica, interrotto solo da un monumentale dolce al cioccolato, proveniente da Pasticceria l’Antica di Ernst Knam, nome che all’epoca, devo essere sincero, mi diceva ben poco… Con il senno di poi, di cui sono piene le fosse, la previsione del professorone si è rivelata un flop, quasi al livello dell’uscita di un grande manager di Accenture, certo del fatto che Blu avrebbe dominato il mercato della telefonia cellulare in Italia…

La questione è che, come cercavo di spiegare all’epoca, nelle scienze che analizzano sistemi complessi, come quelli sociali, la fallibilità non è intrinseca all’osservatore, ma all’oggetto dello studio, per gli effetti della non linearità che impediscono previsioni a medio termine e ci costringono a utilizzare modelli euristici, la cui precisione è soggetta una progressiva e continua revisione.. E proprio nella consapevolezza dei propri limiti predittivi e nel tentativo di delimitarli e minimizzarli, è la grandezza della Scienza…

Non possiamo sapere tutto, possiamo sbagliare, ma non dobbiamo rimanere prigionieri dei nostri errori…

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