Massenzio, l’amico dei cristiani

Diciamola tutta: se vi è un personaggio della storia ingiustamente spernacchiato, per l’umana attitudine a correre in soccorso del vincitore, è proprio Massenzio. Di fatto, la politica costantiniana non è che il riproporre in grande stile, con maggiore spregiudicatezza e disponibilità di risorse, le sue intuizioni. D’altra parte non poteva che essere così: Costantino era un generale provinciale, con una grande passione per l’omicidio e la tortura, acclamato imperatore dai suoi soldati, mentre Massenzio era un senatore, incline alla clemenza, scelto dal popolo di Roma.

Il primo sapeva uccidere, il secondo governare: cose che, da sole, non bastavano a mantenersi aggrappati al potere nell’Impero del IV secolo. Massenzio, pur convinto pagano, è di fatto, è il primo, nell’età tardo antica, a porsi il problema, dopo il fallimento delle persecuzioni di Diocleziano, di come integrare nello stato romano la complessa realtà del Cristianesimo

Non solo sospendendo, con un rescritto al praefectus urbis, le persecuzioni e restituendo i beni sottratti alla chiesa, ma inaugurando, a più livelli, una politica di pacificazione, articolata a più livelli. Per prima cosa, estendeva al cristianesimo la pax deorum, con tutti gli onori l’essere una religio licita, e tutti gli oneri, l’essere i vescovi considerati una sorta di funzionari imperiali, da rimuovere, come Marcello ed Eusebio, nel caso il loro comportamento turbasse la quiete pubblica e non soddisfacesse l’autorità imperiale.

A questo si sommava il suo interventismo nelle vicende ecclesiastiche, a volte, con le buone, a volte con le cattive, nel cercare una soluzione per l’annosa questione dei cristiani lapsi, ossia che avevano rinnegato la loro fede sotto Diocleziano. Perché, così come l’Impero, anche la Chiesa sarebbe dovuta essere unita.

Idee che Costantino seguì in maniera pedissequa: lo stesso vale per la seconda grande intuizione di Massenzio. I cristiani, per non sentirsi un corpo estraneo nello stato romano, dovevano essere integrati nel suo sistema di simboli. Per questo, il figlio di Massimiano fu il primo a coniare monete, in cui, con timidezza, appariva il simbolo della croce. E soprattutto, grazie ai grandi artisti che frequentavano la sua corte e condividevano il sogno di essere Conservator Urbis Suae, fu l’inventore dell’architettura cristiana.

Grazie al silenzio del Liber Pontificalis, ai bolli laterizi, alla presenza di numerose tombe di pretoriani equites singulares, corpi militari fedeli a Massenzio, cristiani, che Costantino, com’è noto, aveva abolito. e a un’approfondita analisi delle tecniche costruttive, è ormai appurato come Massenzio facesse costruire, dallo stesso architetto che sovraintendeva i lavori della sua villa, la chiesa di San Sebastiano, luogo che all’epoca aveva una valenza simbolica assai più forte dell’attuale.

Alla metà del III secolo nelle catacombe viene realizzata una “triclia”, una sorta di cortile di forma trapezoidale (23 x 18 metri) con pavimento in mattoni ed un grande porticato a pilastri dove 600 graffiti conservati sull’intonaco testimoniano quasi 70 anni di “refrigeria”. Le iscrizioni votive, in latino, greco, siriaco ed aramaico, risultano stilate in onore degli apostoli Pietro e Paolo: qui la tradizione, infatti, vuole che i corpi dei due apostoli fossero stati collocati nel 258, durante la persecuzione di Valeriano, per proteggerli da eventuali profanazioni e qui vi rimasero per 50 anni circa (tanto durò infatti la “Memoria Apostolorum”) prima di tornare rispettivamente nei propri sepolcri.

circiforme

 

Massenzio, quindi decise di erigere una “Basilica Apostolorum” per celebrare la sua pace con la chiesa di Roma, celebrandone i fondatori e preservando dalle intemperie un luogo a lor dedicato. L’architetto che affrontò la sfida dovette confrontarsi, nell’ideare una nuova tipologia di edificio, con una serie di esigenze inaspettate: da una parte, il triclia doveva rimanere almeno parzialmente, agibile, dall’altra, doveva essere ottimizzato al massimo il flusso e il deflusso degli eventuali pellegrini.

In più, dovendo mantenere continuità urbanistica e visiva con la vicina villa di Massenzio e richiamare in maniera simbolica, il suo ruolo di committente. L’architetto se la cavò in maniera geniale, inventando la cosiddetta basilica circiforme, in cui le navate laterali proseguivano formando un percorso semicircolare absidale, che ottimizzava l’accesso, la visione e l’uscita dal triclia. Inoltre, tale forma ricordava, suggerendo le opportune associazioni d’idee, il contiguo circo di Massenzio.

La Basilica Apostolorum era imponente: lunga 74 metri e larga 31, aveva tre navate divise da pilastri sormontati da archi. La copertura, secondo consuetudine, era affidata a semplici capriate lignee a vista.In più, sin dall’inizio, aveva anche un ruolo cimiteriale. Al suo fianco, infatti, vi era un mausoleo a pianta rotonda e a un’unica camera, quindi associato a un cristiano, la cui demolizione avvenne proprio al termine della costruzione della chiesa… Per cui è quasi impossibile capire a chi fosse dedicata

Costantino non solo copiò a mani basse tale struttura architettonica, replicandola a San Lorenzo al Verano, a Sant’Agnese, a San Marcellino e Pietro e Villa Gordiani. In più, a testimonianza del suo complesso di inferiorità nei confronti del cognato, appena fondata Costantinopoli fece anche lui erigere una sua Basilica Apostolorum.

In più, l’attribuzione definitiva a Massenzio di San Sebastiano e l’analisi delle tecniche costruttiva, sta facendo reintepretare i risultati degli scavi compiuti negli anni Novanta nel Titulus Marcelli. Sembra infatti che anche la primitiva chiesa paleocristiana sia stata fatta costruire dal figlio di Massimiano.

Ora scherzando, mi immagino una scena di questo tipo.

L’architetto di Massenzio che si guarda papa Milziade

“A zi’ prete, ma vuoi cristiani qui che ce dovreste da fa’ ? Sacrificà ‘na capra ar Dio vostro, ‘n’orgia o quarche cosa de ancora più strano”.

Papa Milziade, sospirando…

“In verità, noi svolgeremmo una cerimonia nella quale si commemorava e ripeteva una sorta di sobrio banchetto rituale”.

“Se magnà ?”

“Non proprio…”.

“Ho capito tutto, nun te preoccupà, c’ho avuto un’ideona…”.

Così l’architetto di Massenzio, ispirato allo stibadium, il triclinio ad aula absidata in cui si mangiava nei letti a forma circolare, che all’epoca andavano tanto di moda, si inventò la piante della chiesa che, ripresa da Costantino, in tutte le sue varianti ce la portiamo dietro sino ad oggi

5 pensieri su “Massenzio, l’amico dei cristiani

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