Il mausoleo di Centcelles

 

Alla morte di Costantino, nel maggio 337, l’impero fu sottoposto a una sorta di pseudo tetrarchia, essendo il potere suddiviso tra i tre figli dell’imperatore e suo nipote Flavio Dalmazio. Costantino II, regnava sulla parte occidentale dell’impero, meno Italia e Africa che erano sotto il controllo di Costante I, Flavio Dalmazio, aveva ricevuto la Grecia, e Costanzo II, a cui toccò la parte orientale.

Nel frattempo l’esercito, col beneplacito dei figli di Costantino, mise in atto una purga che eliminò tutti i membri maschi della dinastia, compreso Dalmazio, che potevano insidiare il potere di Costantino, Costanzo e Costante. I tre divennero imperatori il 9 settembre 337; l’elezione ad augusti avvenne in Pannonia, in un incontro in cui i tre fratelli si spartirono l’eredità del padre: Costantino II mantenne il territorio che aveva governato in qualità di cesare da Treviri, mentre Costante e Costanzo si spartirono il territorio di Dalmazio. Oltre alla Gallia, alla Britannia, alla Spagna e a parte dell’Africa, Costantino
ricevette anche la tutela sul giovanissimo fratello Costante

La situazione degenerò assai rapidamente: Costantino II, essendo l’augusto più anziano, pretendeva di coordinare l’amministrazione dell’Impero, cosa contestata da Costanzo II, che ne rifiutava, data il suo essere figlio illegittimo, la potestas. In più Costantino II considerava il fratello Costante un colossale idiota, buono più a fare il pecoraio, che l’imperatore e per limitarne le bislacche iniziative, cominciò a promulgare alcune leggi per le province africane, che cadevano sotto la giurisdizione di Costante, che non la prese molto bene,

I rapporti tra i due raggiunsero presto il punto di rottura: così nel 340 Costantino II invase l’Italia, imitando il padre nella sua marcia su Roma. Stavolta però, si trovò davanti dei generali assai più esperti di Massenzio, i quali, in attesa che Costante e Costanzo II intervenissero contro il ribelle, decisero di rallentarlo con la tecnica della guerriglia, con attacchi mordi e fuggi e rapide imboscate: in una di queste, nei pressi di Cervenianum all’inizio del mese di aprile, fu ucciso anche lo stesso Costantino II

Costante, dopo essersi autoproclamato, con parecchio ottimismo, Maximus Victor ac Triumphator, avere guerreggiato contro i Franchi e essere sbarcato in Britannia, per domare un moto secessionista dei dei seguaci di Costantino II, cominciò a litigare anche con Costanzo II, ufficialmente per motivi religiosi.Costante era seguace delle dottrine proclamate dal concilio di Nicea, mentre Costanzo II era filo ariano. In più, diciamola tutta, l’opinione di Costantino II sul fratello era purtroppo per l’Impero, fondata: benché Costante fosse un dignitoso generale, mostrava un profondo disprezzo per i suoi soldati.

Bisex, era famoso per gli eccessi dissoluti, tali da scandalizzare la società romana dell’epoca, tutt’altro che bigotta. In più, era di quei tizi, prodighi con se stessi e assai avari con gli altri. A questi difetti, che lo rendevano poco amato, si sommarono sia una corruzione imperante nell’amministrazione, sia una profonda crisi economica.Insomma, sarebbe bastata una scintilla per fare scoppiare l’incendio: scintilla che arrivò in maniera assai bizzarra.

Magnenzio, un laetus, uno dei barbari che avevano ricevuto il permesso di insediarsi sul territorio imperiale, ricevendo la proprietà delle zone occupate, in cambio dell’impegno a fornire reclute per l’esercito romano, residente in Gallia, era diventato comes (“comandante”) delle legioni degli Herculiani e degli Ioviani, due unità che fungevano da guardia del corpo dell’imperatore Costante I.

Nel 18 gennaio 350 Marcellino, comes rerum privatarum di Costante, una sorta di ministro delle finanze, organizzò una festa in occasione del compleanno dei propri figli, alla quale invitò molti dei funzionari e degli ufficiali superiori presenti in città. Durante la festa, Magnenzio finse di interpretare una rappresentazione teatrale, e si rivestì degli indumenti imperiali, facendosi chiamare augusto (imperatore) dagli ufficiali presenti. Le truppe presenti, sentendo le acclamazioni dei propri ufficiali, credettero che i comandanti stessero organizzando un colpo di Stato contro Costante, e sostennero
l’elevazione di Magnenzio a imperatore

Magnenzio, applicando il principio del dato che siamo in ballo, balliamo, accettò la proclamazione e ordinò la morte di Costante, il quale, a caccia presso Autun,visto la mala parata, si diede alla fuga, dietto verso la Spagna.Fu però raggiunto da Gaisone, generale di Magnenzio, che lo scovò nascosto in una chiesa ad oppidum Helena, una località dei Pirenei il cui nome era dedicato alla nonna di Costante, Elena, lo trascinò fuori dall’edificio e lo sgozzò.

Molti studiosi sostengono che sia stato sepolto nel mausoleo tardo-antico costruito nella villa di Centcelles presso Tarragona, luogo che, nonostante settanta e più anni di scavi, continua a fare discutere gli studiosi. Villa che, dopo una fase repubblicana poco nota, fu eretta nel I secolo d.C. come nucleo di un’azienda agraria al servizio di un ampio latifondo, di cui rimane solo la pars fructuaria , destinata alla lavorazione dei prodotti e alla loro conservazione nei dolia. Nel III secolo il complesso fu rinnovato, per poi essere abbandonato alla fine di quel secolo o all’inizio del successivo.

Nel IV secolo, in piena età tetrarchica il complesso fu completamente rinnovato, ridisponendolo in direzione est-ovest al di sopra delle strutture precedenti; il complesso tardo-imperiale aveva una facciata di 90 m e una pianta rettangolare includeva la zona termale e due sale coperte a cupola. La zona termale era collegata a un complesso di stanze insistenti su di una corte interna, a oriente della quale vi sono due sale a cupola, una quadrilobata, l’altra circolare.

All’improvviso, il progetto cambiò: a una delle due sale a cupola (diametro 10,70 m, altezza 13,60 m) fu aggiunta una cripta e la sala fu convertita a mausoleo (è questa l’unica delle due sale conservatasi), il complesso termale non fu terminato, ma fu sostituito in seguito con un complesso più piccolo. Tutto questo fa pensare come inizialmente fosse dedicato a un personaggio di notevole importanza, di
religione pagana, morto all’improvviso… Alcuni studiosi ipotizzino si tratti di Costanzo Cloro, il papà di Costantino e nonno di Costante, ma manca qualsiasi evidenza sia archeologica, sia documentale. Per di più è quasi certo che sia stato sepolto a Treviri

In epoca costantiniana, però, il mausoleo fu terminato e cristianizzato, tramite la decorazione interna, che a differenza degli altri mausolei tardo-antichi caratterizzati dall’uso dell’opus sectile marmoreo, era basata sulla pittura, che ricopriva le pareti, e sul mosaico, a cui era dedicata la cupola. Degli affreschi purtroppo, è rimasto assai poco: una scena di caccia, un ritratto femminile, alcuni edifici, forse i resti di una raffigurazione urbana. Frammenti che secondo alcuni rappresenterebbero scene della vita nella villa di Centcelles, mentre altri episodi della biografia del defunto.

Il rivestimento della cupola è costituito da mosaici policromi raffiguranti scene diverse distribuite in tre registri che corrono concentrici e un medaglione centrale, tutti separati da da motivi geometrici. La fascia inferiore riproduce una scena di caccia che si sviluppa senza soluzione di continuità, a partire da un gruppo di cacciatori assistiti da due servitori, raffigurati in corrispondenza dell’asse nord del monumento, fra cui spicca frontalmente un personaggio riconosciuto nel dominus, si svolgono due diverse sequenze narrative convergenti verso il lato sud, ove compare un complesso architettonico: sul lato est la caccia al cinghiale e il ritorno alla residenza, sul lato ovest una caccia a cavallo ai cervi.

La seconda fascia decorativa è invece costituita da una serie di scene dell’Antico e del Nuovo Testamento, divise tra loro da colonne elicoidali, simili a quelle della pergola di San Pietro: in corrispondenza del dominus delle scene della caccia vi è l’immagine del Buon Pastore. Tra le scene rappresentate si riconoscono tre episodi relativi al ciclo di Giona (due corrispondenti a Giona gettato in mare e Giona in riposo sotto la pergola, quello centrale con ogni probabilità Giona rigettato dalla balena), una scena in cui forse si riconoscono i magi davanti ad Erode, Daniele nella fossa dei leoni, Adamo ed Eva, l’Arca di Noè, i tre fanciulli di Babilonia che rifiutano di adorare la statua di Nabucodonosor, la resurrezione di Lazzaro, i tre fanciulli nella fornace

La fascia più piccola è divisa in otto scene, di cui quattro raffiguranti le stagioni e quattro personaggi in trono, alcuni dei quali indossano vesti e decorazioni in oro e porpora, riservate agli imperatori. Per i sostenitori dell’ipotesi di Costante, i personaggi potrebbero rappresentare Costantino e i figli; altri studiosi, che si non si sbilanciano, limitandosi a parlare di un generico esponente della corte costantiniana. invece ipotizzano che si tratti un’allusione agli attributi del potere imperiale: auctoritas, potestas,imperium e iustitia.

Di ancora più complessa interpretazione è il padiglione centrale, di cui rimangono solo poche teste: potrebbe essere un’apoteosi dei Secondi Flavi, la rappresentazione del matrimonio del defunto oppure dell’esercizio delle sue funzioni giudiziarie e amministrative… In ogni caso, anche se mancano prove determinanti per attribuire il tutto a Costante, però vi sono fortissime somiglianze tra la decorazione di Centcelles e quella del mausoleo di Costantina a Roma…

Costanza

Decorazione in cui, oltre alle scene di vendemmia del deambulatorio e alle Traditio pacem e una Traditio clavium a san Pietro, rappresentate nelle nicchie, conservate sino ad oggi, vi erano i mosaici della cupola, di cui, grazie ai disegni e alle incisioni del portoghese Francisco de Hollanda, abbiamo, nonostante siano andati distrutti, un’idea abbastanza precisa. nel circolo più esterno era rappresentata una scena fluviale nella quale puttini pescavano in acque in cui pullulavano pesci e crostacei; dal fiume emergevano alcune isolette dalle quali si staccavano dei candelabri-cariatidi che raggiungevano a raggiera il clipeo centrale della cupola, decorato con un velario a conchiglia. Da questi candelabri si distaccavano alcuni racemi, che incorniciavano medaglioni disposti su due ordini circolari nei quali erano raffigurate storie dell’Antico e del Nuovo Testamento. Da sinistra a destra si riconosce Tobia accanto a una donna seminuda (forse Raffaele) che afferra un pesce tratto dal Tigri; la scena dell’incontro degli angeli con Lot, seduto davanti alla porta di Sodoma; Susanna e i vegliardi condannati dal profeta Daniele assiso sul tribunal; Caino con un fascio di spighe e Abele nell’atto di presentare le primizie a Dio.

La somiglianza dell’impostazione fa pensare che entrambi le decorazioni siano frutto di uno stesso gruppo di mosaicisti, forse di origine nord africana: per cui, anche se non si trattasse di Costante, il defunto doveva avere stretti rapporti con i Secondi Flavi…

2 pensieri su “Il mausoleo di Centcelles

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