Le origini der Trullo

trullo

Se c’è una periferia romana che gode di una pessima fama, è il Trullo: certo ha i suoi problemi, come tutta Roma, ma spesso qualche giornalista ci gioca, per piazzare il titolone scandalistico e tirare sua polemica, nella speranza che aiuti a vendere qualche copia in più.

Un luogo che non è solo degrado, ma soprattutto Poesie e Street Art, una delle grandi fucine della creatività romana e che ha una lunga, lunga storia.

Nelle sue vicinanze, è presenta la catacomba di Generosa, dedicata ai quattro santi martiri portuensi: Simplicio, Faustino, Viatrice (o Beatrice) e Rufiniano, i quali, in certo qual modo, sono anche legati all’Esquilino.

Nel 682, infatti, papa Leone II, santo, calabrese, uomo versato tanto nella lingua greca quanto in quella latina, amante della povertà e dei poveri, decise di trasferire le loro reliquie nelle nostra santa Bibiana.

Per secoli, il Trullo non è stato nulla più che campagna finché durante la Prima Guerra Mondiale, diviene uno dei luoghi della timida industrializzazione romana: nel 1917 Maccaferri acquista e bonifica un terreno dove insedia un fabbrica di filo spinato per la difesa bellica.

Il 5 aprile 1939 l’istituto autonomo fascista delle case popolari acquisisce il terreno per realizzare 336 alloggi per i coloni Italiani rimpatriati, a causa delle guerra dalla Francia, Algeria, Egitto, Marocco e Tunisia.

Nasce così, su progetto degli architetti Roberto Nicolini e Giuseppe Nicolosi, la borgata “Costanzo Ciano”, papà di Galeazzo; dato che la gatta frettolosa fa i i figli ciechi, il risultato di tale corsa contro il tempo lasciarono perplesso lo stesso Mussolini, che inaugurando il 27 ottobre 1940 la caserma se ne esce con un

“Queste case sembrano caserme più’ che abitazioni”.

Con la caduta del fascismo la borgata prese il nome Duca d’Aosta e poi, il 2 febbraio 1945, con delibera comunale, Borgata del Trullo, il cui nome, però, non deriva da un’improvviso amore per la Puglia da parte dei consiglieri capitolini.

Per spiegarlo, dobbiamo fare un altro salto indietro nel tempo: sulla riva destra del fiume Tevere, lungo la antica via Campana che collegava l’attuale Porta Portese al mare, vi era un monumentale sepolcro romano, ricoperto da un rivestimento di blocchi di marmo e travertino,che furono asportati durante un periodo di almeno quattro anni, tra il 1461 e il 1465.

La tomba, risultava composta da un basamento a pianta quadrangolare al di sopra del quale vi era la camera funeraria circolare coperta. Al suo interno si aprono sette nicchie absidate probabilmente in origine rivestite di stucchi o di intonaco dipinto.

In epoca medievale, il monumento venne riutilizzato come casale rustico e vi fu aggiunta una cappella e un pozzo scavato al centro della camera funeraria. Probabilmente il caratteristico aspetto della forma troncoconica del mausoleo diede origine al toponimo “Trullo”, attestato fin dal X secolo e nei documenti quattrocenteschi riguardanti la sua spoliazione; l’altro toponimo di “Trullo dei Massimi” si rifà invece al nome della facoltosa famiglia che fu proprietaria dell’area fino al XII secolo. Il rudere del sepolcro, alto 5 metri rimase a caratterizzare il paesaggio tanto da essere segnalato nella cartografia rinascimentale: nella mappa di Eufrosino della Volpaia del 1547 sotto la vignetta che lo raffigura, il rudere viene indicato con il nome di Turlone, ispirando così i topografi del Campidoglio…

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