Rimanere umani

riace

E’ difficile, con tutte le polemiche di queste ore, parlare di Mimmo Lucano: forse per comprendere bene a questione, è necessario ripassare un poco di storia, tornare all’estate del 1998, quando sulla costa del sud della Calabria cominciano gli sbarchi dei Curdi. Diciamola tutta, i numeri dell’immigrazione di allora sono assai simili a quelli di oggi: le differenze sono in fondo solo due: le fake news e i social media che fanno loro da risonanza, dando voce agli idioti che le ripetono a pappagallo e a chi le sfrutta con cinismo, per riempirsi le tasche o accalappiare i loro voti.

Alcuni curdi intraprendono un lungo viaggio, che li porterà prima a Colle Oppio, dove la loro principale occupazione sarà sfidare a infinite partite di pallone i tesisti di ingegneria e poi in Germania, dove si sono più o meno sistemati… La maggior parte rimane nei pressi di Riace, all’epoca noto solo per i Bronzi, con la popolazione, guidata dal sindaco, proprio Mimmo Lucano, che si fa in quattro per accoglierli. Dopo qualche tempo, però, l’amministrazione si è posta un problema,che per dirla alla Li er barista, è riconducibile a

“E mo che ce famo, co’ tutte ‘ste capocce ?”

Per cui, Mimmo Lucano si è inventato un modello di integrazione, più che di accoglienza, che con tutte le difficoltà, i problemi, i limiti e le contraddizioni, che ci sono, perché siamo umani, trasforma l’immigrazione in motore di sviluppo e recupero del territorio, basato su tre pilastri.

Il primo, il mettere a mettere a disposizione degli immigrati le decine di abitazioni abbandonate dai proprietari, così da ripopolare il paese e farlo ripartire economicamente. Il secondo l’istruzione e la formazione professionale, per valorizzare le competenze dei nuovi arrivati, con le loro storie e loro esperienze. Il terzo, il lavoro, con un utilizzo alternativo dei fondi per l’accoglienza dei rifugiati, che supera la solita impostazione assistenzialista all’italiana.

Ciò avviene tramite due specifici strumenti finanziari, le borse lavoro, uno stipendio fisso versato dall’amministrazione comunale alle cooperative che a loro volta la girano alle persone immigrate impiegate nelle botteghe da loro gestite e i bonus, una sorta di coupon spendibili sul territorio comunale, così da dare potere di acquisto agli immigrati e allo stesso tempo stimolare i consumi e dunque l’economia locale.

Un modello che funziona:Riace è un susseguirsi di botteghe, attività, iniziative fondate sull’inclusione, che hanno rilanciato l’artigianato e l’economia locale e ripopolando il paese. Nel 1998 gli abitanti di Riace erano 900, oggi sono oltre duemila: la popolazione è più che raddoppiata, e se di stranieri se ne contano circa 400, i restanti nuovi arrivati sono calabresi ritornati in una casa che prima non forniva loro che poche possibilità.

Un modello, in cui l’accoglienza funge da moltiplicatore keynesiano dell’economia, forse difficile da replicare altrove: però, in altre nazioni, sarebbe stato tutelato e oggetto di analisi e studi, per comprendere quali lezioni imparare e quali errori evitare.

Purtroppo, però, siamo in Italia: da una parte, un modello virtuoso, da fastidio a tutto quell’italico sottobosco di furbacchioni che hanno sfruttato tutta la nostra disorganizzazione nel gestire l’immigrazione come occasione per arricchirsi. Dall’altra, tutti i predicatori d’odio, che utilizzano la paura del diverso per acquisire consenso e per giustificare i loro fallimenti nella gestione della res publica, vedono Riace come il fumo negli occhi, come negazione concreta di tutta la loro propaganda.

Per cui, a entrambi fa comodo distruggere il modello Riace: hanno cominciando tagliando i fondi, poi con una campagna di demonizzazione di Mimmo Lucano, culminata nel suo arresto, per un atto di disobbedienza civile a una legge idiota.

Il tutto con la complicità dei Cinque Stelle, i quali, per mantenersi bene aggrappati alla loro poltrona, piuttosto che rimanere umani, hanno preferito schierarsi dalla parte degli sciacalli: la Storia li giudicherà per ciò che sono… Per citare Dante

Questi non hanno speranza di morte,
e la lor cieca vita è tanto bassa,
che ‘nvidïosi son d’ogne altra sorte.

Fama di loro il mondo esser non lassa;
misericordia e giustizia li sdegna

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One thought on “Rimanere umani

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